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Biennale: n direttore, n presidente: lettera al prossimo responsabile della Biennale
Felice Laudadio
l'Unit, 9/1/2004

La faccenda della Biennale di Venezia va acquistando connotati sempre pi bizzarri: forse oggi il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani
avr il suo presidente (gli ultimi chiacchiericci danno in avvicinamento il direttore della scuola nazionale di cinema e sociologo Francesco Alberoni senza per escludere del tutto altri candidati, tra cui Melograni e (Cesare de Michelis), anche se lui lo aveva promesso entro l'Epifania. Rimbalzano intanto altri nomi per la guida della Mostra del cinema (come Marco Mueller), mentre da Venezia arriva una notiziola che pu essere rivelatrice dei veri disegni governativi: l'avvocato Luciano Sovena, amministratore delegato dell'Istituto Luce, al Gazzetlino dichiara che la Biennale era il tassello mancante per mettere in unico comparto (di Stato) la mostra, la distribuzione (Circuito cinema), la produzione, Cinecitt e la Scuola nazionale del cinema. Lui entusiasta, ma per chi ha a cuore l'indipendenza dell'ente, e il suo essere radicata a Venezia, la prospettiva a dir poco buia. E evidente - commenta il parlamentare Ds Andrea Martella - il cinema rappresenta il vero business su cui intendono mettere le mani. A scanso di equivoci il deputato presenter un'interrogazione per accertarsi dell'infondatezza di un'altra notizia veneziana secondo la quale la Societ operativa prevista per servizi vari (biglietti, marketing) per la rassegna cinematografica sarebbe al 40% della Biennale (l'articolo 3 del decreto approvato dalla Commissione cultura della Camera le assegnava almeno il 51%), al 40% di Cinecitt e al 20% della Scuola. Fosse vero sarebbe la totale esautorazione. E non sar vero, ma la prudenza non mai troppa.


Felice Laudadio, critico cinematografico, gi direttore della Mostra del cinemia i Venezia, ex presidente d Cinecitt, responsabile artistico del festival di Taormina e del Carnevale di Venezia, interviene sulla vicenda della Biennale con una lettera aperta che qui pubblichiamo.

Signor Futuro Presidente,
quanti nomi singolari hanno fatto nei giorni scorsi un giro veloce sulla giostra mediatica delle nomine veneziane. I migliori candidati hanno per gi seccamente declinato la proposta di infilarsi nel ginepraio della Biennale riformata (con decreto - perch? - ancora secretato: roba da regime autoritario). Le persone serie, essendo tali, si guardano bene dal voler passare per servi sciocchi agli ordini di un capriccioso ministro della Cultura ormai logorato da se stesso e dalle sue stravaganti trovate. Un ministro che sta facendo a pezzi il suo ministero, che prova a svendere il patrimonio artistico del Paese, che paralizza Cinecitt Holding cui ha attribuito nuovi strabilianti poteri e un amministratore delegato che, finanziere e consigliere d'amministrazione Fininvest (guarda un po'!), in tutt'altre faccende affaccendato, che sta facendo affondare in laguna la Biennale di Venezia. Il tentativo del ministro di annichilire la storica autonomia del pi importante ente italiano di cultura, e fra i pi importanti al mondo, riuscito a provocare una vibrante levata di scudi da parte delle istituzioni e della stampa nazionali e internazionali, del personale, degli autori di cinema italiani e stranieri, di ben sedici sui diciassette da me consultati, pressoch tutti quelli ancora viventi) ex direttori delle varie sezioni della Biennale, e perfino dei suoi sodali di partito quali il governatore della legione del Veneto e il presidente della Commissione Cultura della Camera. Non l'Unit ma un intellettuale di destra, Valerio Riva, consigliere dell'Ente, ha dichiarato ieri: Siamo in una fase di confusione e di vergognoso, se non cinico dilettantismo: mi sembra che si stia mandando all'aria la Biennale. Che, per Sua sfortuna, toccher ora a Lei presiedere.
Non conosco le ragioni che La indurranno ad accettare quest'incarico, tanto impegnativo quanto malissimo retribuito. Voglio credere quindi che lo far per spirito di servizio verso la cultura di questo anormale Paese e ci La fa giustamente sentire autorevole quanto influente. Il che dovrebbe consentirLe di essere anche molto autonomo e indipendente dal potere politico, anche da quello che L'ha nominato. Sono riusciti ad esserlo il CdA uscente e il Suo presidente anche se poi Franco Bemab l'ha pagata cara facendosi sfiduciare dallo stesso ministro che l'aveva nominato un paio d'anni fa perch s'era messo in testa di confermare autonomamente alla guida della Mostra del cinema quel Moritz de Hadeln che l'aveva ben diretta nei due anni passati ma che aveva il torto d'essere sgradito al ministro.
Ecco un primo, eccellente banco di prova per riaffermare senza ombre e sospetti l'autonomia della Biennale e la libert di pensiero e di azione Sua e dei consiglieri che faranno parte del nuovo Consiglio direttivo: riconfermare, preferibilmente all'unanimit, de Hadeln alla testa della Mostra e non come consulente per tre mesi (un pasticciacelo imbastito tanto per andare avanti e non soggiacere del tutto ai diktat del ministro) ma come direttore per quattro anni. E un Suo diritto-dovere, giacch tocca per statuto al CdA nominare i direttori di settore, e non certo al ministro. Altrimenti che ci sta a fare un CdA? E stia tranquillo: crede davvero che questo ministro (per quanto vendicativo egli possa essere, e sappiamo che lo : m'aspetto conseguenze disastrose per i festival che dirigo) oserebbe nuovamente contestare la scelta di de Hadeln da Lei nominato? Sarebbe un tuffo nell'abisso del ridicolo, col mondo che gi da tempo ride e che ora sghignazzerebbe.
Veda, presidente, nessuno vuole imporre nomine da Lei e dai consiglieri non condivise. Ma un fatto che mentre il festival di Venezia deperisce di anno in anno, i suoi diretti concorrenti si rafforzano sempre pi. E vero che Cannes dispone di mezzi economici molto superiori a quelli di Venezia, ma vero anche che alla sua testa, prima da direttore (per oltre 20 anni) ora da presidente, c' sempre lo stesso uomo, Gilles Jacob, un tecnico, rimasto al suo posto con tutti i governi che si sono succeduti in Francia, di destra o di sinistra. E cosi che Cannes ha soppiantato Venezia. E lo stesso successo a Berlino, divenuto un festivai importantissimo proprio sotto la direzione ultraventennale di de Hadeln, un altro tecnico. La stabilit e la competenza specifica di un direttore sono requisiti essenziali per dar forza e continuit progettuale ad un festival, soprattutto se del prestigio di quello veneziano.
Lei e i Suoi consiglieri potreste obiettare ancora: ma vorremmo riandare a un italiano la direzione della Mostra, visto che molti bravi tecnici ci sono anche da noi. Vero, anzi verissimo. Ma allora il nuovo CdA faccia la sola cosa corretta, ragionevole e trasparente che, in questo frangente, lo possa garantire da ogni rischio di interessata ingerenza da parte del potere politico. Per i sei settori di cui l'Ente si occupa - Architettura, Arti Visive, Cinema, Danza, Musica, Teatro - vengano lanciati in successione altrettanti bandi di selezione basati su titoli e curricula: chiunque ritenga di possedere quegli indispensabili requisiti di professionalit necessari a ricoprire il delicatissimo ruolo di direttore di settore si faccia avanti. Incompetenti e mitomani astenersi. In tal modo il CdA potr liberamente scegliere sulla base delle caratteristiche culturali, delle capacit organizzative e della storia professionale dei candidati e non della loro appartenenza a questo o quello schieramento politico o, ancor peggio, sull'onda dei melliflui suggerimenti di un ministro capace di imporre, pur di dividere il fronte dei suoi oppositori, qualche collaborativo aspirante di sinistra. Se ne trovano sempre. E forse se ne sono gi trovati. E non tutti hanno la dignit di Irene Bignardi, direttore del festival di Locarno citata come possibile candidata, immediatamente dichiaratasi indisponibile a vendersi a qualsiasi bandiera.
Una trasparente e autonoma scelta di qualit da parte del CdA - che per Lei e i Suoi colleghi sarebbe un inizio eccellente - garantirebbe la qualit degli eventi e la stessa tranquillit dei consiglieri della Biennale, la cui autonomia verrebbe cos salvaguardata. Non ho esitazioni nel prevedere che in questo caso alcuni tecnici, bravi direttori di festival
non particolarmente cari al titolare del Dicastero, se cos garantiti nella loro autonomia e indipendenza, si metterebbero in corsa senza doversi vergognare di passare per collaborazionisti imposti dal ministro e accoglierebbero con stima quel candidato che, ritenuto il migliore, venisse liberamente, autonomamente, pubblicamente prescelto dal CdA. Una scelta ineccepibile, l'unica possibile, che tutti rispetterebbero, anche e soprattutto perch non ci sono, nel nostro mestiere, professionisti seri e coerenti per tutte le stagioni. Non trovereste nessuno, capace e degno di stima internazionale, disposto a subentrare in queste condizioni. Tanto vero che gi una volta si dovuti ricorrere ad uno straniero, de Hadeln, nell'impossibilit di individuare un direttore italiano che non fosse una mezzacalzetta, indegno di dirigere la Mostra.
Lei forse non ignora che gli autori cinematografici italiani e europei che hanno a cuore le sorti della Mostra e l'autonomia della biennale hanno recentemente ventilato la possibilit di dar vita ad un controfestival qualora quell'insopprimibile autonomia e l'indispensabile libert di scelta del CdA vengano lese dal discusso provvedimento di riforma promosso da Urbani. Non si tratta di una minaccia ma di un impegno fnalizzato a salvaguardare indipendenza, prestigio e storia della Mostra ma anche l'autonomia dell'intera Biennale, dunque anche la Sua e quella dei consiglieri. A tal fine siamo pronti ad organizzare un altro festival diretto collegialmente da ex direttori della Mostra in stretta collaborazione con gli autori che gi nel 1972-73 dettero vita alle Giornate del cinema. Ciascuno di noi possiede fra l'altro quella stima, quel prestigio e quel portafoglio di relazioni internazionali utili, anzi indispensabili, per ottenere i film e le presenze migliori (e ancor pi se tutti insieme). Non siamo i soli ad esserci impegnati con questa promessa che ha gi un sito: www.controfestival.venezia.it. Accanto agli autori italiani e agli ex direttori della Mostra ci sono infatti i cineasti europei vociati nella Fera (Federazione europea registi audiovisivi) presieduta da Liv Ullman ma anche quelle molte migliaia di giornalisti e di critici di 62 Paesi di tutto il mondo che hanno capo alla Fipresci (Federazione internazionale stampa cinematografica). Mentre stanno per aggiungersi i circa 2000 cineasti associati nell'European film Academy presieduta da Wim Wenders.
Un risultato certamente positivo l'ha ottenuto quell'infelice politica di pesante interferenza diretta nella gestione delle cose della cultura adottata senza alcuna remora da questo ministro del quale da molte parti si chiedono le immediate dimissioni: l'aver riaggregato in difesa della Mostra di Venezia e dell' autonomia della Biennale tutte le forze del cinema internazionale e la stampa dell'intero pianeta. Un capolavoro. Di pi, ne conviene?, non si poteva sperare.



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