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VENETO - Le ville di Palladio ora vanno persino sui navigatori
Il Giornale di Vicenza 19/06/2008

Quattromila e 270. Sono le ville venete. Sessantasette sono
dichiarate monumenti, trenta sono le ville palladiane, 24
quelle inserite nella lista dell`Unesco.
Una ricchezza dal punto di vista storico, architettonico, artistico, culturale e persino paesaggistico, gioielli
che tutto il mondo c`invidia, ma anche difficolt a non finire,
sia per gli investimenti da mettere in conto, sia per i rapporti
non sempre piani con le Soprintendenze, quando si parla di manutenzione e restauri.
Ne sanno qualcosa i proprietari che spesso si trovano ad affrontare spese ordinarie e straordinarie per l`impianto
elettrico piuttosto che per il riscaldamento, per gli arredi
piuttosto che per gli affreschi, per il giardino o per il tetto da
sistemare.
A tenere i fili del rapporto tra privati e enti pubblici e a seguire queste problematiche Nadia Qualarsa, vicentina, presidente dell`Istituto regionale per il restauro delle Ville Venete.
Fino a pochi anni fa, quando il problema era la cementificazione,
a tratti selvaggia, del territorio, le ville venete erano
giustamente considerate un bene da porre sotto tutela e da conservare nel rispetto delle originarie caratteristiche e secondo
i canoni del restauro - l`incipit di Nadia Qualarsa Ora senza snaturare questi beni preziosi si pu pensare ad una politica vincolistica pi flessibile. Cosa vuol dire, in concreto? Che i proprietari delle ville venete non possono ricevere sempre risposte negative quando propongono riusi "intelligenti", quando vorrebbero trasformare le ville in centri di eccellenza, uffici di rappresentanza per grandi aziende oppure (come avviene all`estero
per molti castelli o antiche dimore) in ristoranti o alberghi di lusso, centri culturali, case d`arte, musei, scenografie per spettacoli o concerti di musica classica e persino ostelli della giovent.
Gi, riuso intelligente. Di esempi cominciano ad essercene anche nel Veneto: a villa Dionisi di Verona sorto un museo delle arti del legno applicate che attrae visitatori da tutto il mondo, villa Loredan nel Trevigiano stata invece acquisita dalla Antonveneta e destinata a sede di rappresentanza, analogo riuso per villa
Emo sede della Cassa di Risparmio di Treviso, mentre ormai storico l`utilizzo di villa Morosini ad Altavilla come sede
del Cuoa.
Questa la sfida dell`Istituto per il restauro delle Ville Venete - dice la presidente Nadia Qualarsa che propone di allargare le competenze anche al paesaggio e ai parchi annessi
alle ville - . Sono stata anche dal ministro alla Cultura, l`on.
Sandro Bondi, e gli ho esposto, i problemi delle ville venete e
l`equilibrio che va trovato tra tutela e riuso, tra destinazione
di fondi pubblici che vanno a sostenere gli interventi di restauro
e un recupero che coinvolga pi soggetti.
Oltre il linguaggio diplomatico Nadia Qualarsa precisa che i denari pubblici sono buttati e sprecati inutilmente se non si va verso il riuso intelligente.
Detto questo l`istituto regionale per il restauro delle Ville
venete, anche in occasione dei 500 anni dalla nascita di Andrea Palladio, informa che d`intesa con il consiglio di amministrazione
dell`Istituto - sono stati decisi una serie di interventi, specialmente sulla linea del credito, proprio per sostenere le esigenze dei proprietari di ville venete. Si tratta di interventi semplici, verificabili nei tempi e nei costi. Sul piano pratico prevista l`installazione di nuovi cartelli stradali (pi fitti nei centri urbani e all`uscita dei caselli) con le scritte su fondo marrone, per indicare a turisti stranieri e italiani i percorsi utili, per arrivare alle varie ville venete.
Cinquantamila euro di nuovi segnali stradali e nell`anno dedicato
a Palladio prevista una buona percentuale di cartelli
dedicati agli "itinerari palladiani".
Altri 10 mila e 800 euro sono stati stanziati per aggiornare
nel software delle mappe satellitari: tempo poco pi di un mese
e baster digitare sul navigatore il nome della villa veneta
o della localit in cui si trova il monumento per ricevere tutte
le indicazioni utili per arrivarci senza perdersi per strada.
Per tutti gli interventi creditizi che riguardano le ville venete
e ancor pi le ville palladiane - informa Nadia Qualarsa - sono stati innalzati i parametri dal 15 al 20 per cento dei contributi a fondo perduto; le erogazioni di mutui (che hanno interessi pari alla met dei valori correnti) arrivano a finanziare interventi fino a 350 mila euro, in due tranche, ovvero 700 mila euro; inoltre attraverso un accordo con la Carive sono possibili finanziamenti ulteriori fino ad altri 800 mila euro, in conto interessi, per tre anni, in via sperimentale. Mutui a tasso zero riguardano invece le ville d`autore o gli oratori vincolati.
Oltre alle facilitazioni creditizie per sostenere i proprietari
di ville venete e ville palladiane interessate a progetti di tutela e restauro in via di perfezionamento un nuovo strumento
urbanistico, un modello moderno, adottato negli Stati Uniti: il credito edilizio che dovrebbe consentire lo sviluppo di quei recuperi intelligenti per i quali oltre alle idee e oltre al lavoro "diplomatico" con le Soprintendenze, servono notevoli
investimenti.
II credito edilizio, che nasce dall`interpretazione della legge
il e sul quale con la Regione Veneto sono gi in atto il confronto
e un percorso per stabilire i criteri di applicazione precisa
Nadia Qualarsa - proprio nell`intento di dare impulso a nuovi interventi, rispettosi della tutela ma se possibile anche pi flessibili, sul patrimonio vincolato delle ville venete.
Si pu dunque prevedere una compensazione, con possibilit
di edificare su terreni pubblici o su altre aree, in favore
di proprietari delle ville che investono per restaurare. I vari
Comuni dovranno tener conto nel Pat dei progetti che riguardano
le ville e delle iniziative dei singoli proprietari.
Vorremo che questo importante, vasto e bellissimo patrimonio
d`arte che uno dei tratti caratteristici del Veneto sia
vissuto di pi - conclude Nadia Qualarsa - C` una diversa senbilit anche da parte degli stessi proprietari che va in questa
direzione. Si tratta non solo di aprire le ville ai turisti, ma di
farne centri di eccellenza, visitabili, fruibili anche in nuovi
contesti, per recuperarne in pieno il valore. Certo, dobbiamo
continuare a promuovere il restauro e la conservazione, ma in parole povere le ville devono servire a qualcosa, devono essere utilizzate, vive. Altrimenti rischiamo di spendere soldi inultimente per beni destinati alla consunzione.



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