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Quel Raffaello finito a mollo
Marco Carminati
Il Sole 24 Ore 15/06/2008

Anche se non facile riconoscerli a colpo d`occhio, non pochi dipinti conservati nei musei hanno una singolare origine: nacquero per essere dei regali diplomatici. Nel libro Sulle tracce del drago. Storia segreta di un capolavoro dell`arte italiana, Joanna Pitman ricostruisce nei minimi dettagli la storia di uno di questi preziosi "presenti", seguendone vicende e vicissitudini dal concepimento ai nostri giorni. Vicende e vicissitudini che sono cos ricche ed emozionanti da costituire di per s la trama di un avvincente romanzo. Soggetto del libro il delizioso quadretto di Raffaello, largo una spanna e alto poco di pi, che illustra San Giorgio che uccide il drago e che oggi si conserva nella National Gallery di Washington.
Questa tavoletta nacque espressamente come regalo. il 15o6. Il giovane Raffaello Sanzio viene convocato alla corte di Urbino dal signore della citt Guidobaldo II Montefeltro. Due anni prima il duca era stato insignito dell`Ordine inglese della Giarrettiera
(istituito a Windsor da Edoardo III, il 23 aprile 1348, festa di San Giorgio). Dunque, il duca volle commissionare a Raffaello un`immagine del santo protettore dell`Ordine da inviare a re Enrico VII d`Inghilterra come segno di profonda riconoscenza. Il soggetto del dipinto - nel quale l`ardimentoso Giorgio salva la principessa dai pericoli di un drago che uccideva le persone mediante folate d`alito pestilenziale - incarnava il perfetto
ideale cavalleresco di corte. Osservate il quadro e aguzzate la vista: il San Giorgio indossa una giarrettiera con il celebre motto Honni soit qui mal y pense, mentre su uno dei finimenti del cavallo si legge la curiosa firma Rapphello.
Dipinto nel 15o6, il quadro cominci il suo lungo viaggio. Baldassarre Castiglione lo accompagn a Londra per consegnarlo di persona al re. Il diplomatico italiano venne accolto con tutti gli onori, ma inspiegabilmente il quadro non fin nelle mani dei Tudor. Il motivo resta un mistero, uno dei tanti che circondano il quadro. Il quale ricompare oltre un secolo dopo a Wilton House, la casa di William Herbert, signore di Pembroke. Qui, una sera
di giugno del 1627 erano arrivati re Carlo I e la regina Enrichetta Maria. Portato a visitare la galleria, il monarca venne fatalmente attratto dal piccolo Raffaello e se ne innamor. Il
conte di Pembroke cap che era giunto il momento di separarsi dall`opera. Chiam un incisore fiammingo e fece trarre una stampa;
poi, cedette al re la preziosa tavola.
Carlo I era un famelico collezionista (belle le pagine della Pitman che descrivono le collezioni reali), ma ben noto che la rivoluzione di Cromwell e la condanna a morte del sovrano provocarono la dispersione del suo patrimonio artistico. Dopo l`esecuzione di Carlo, i quadri vennero messi in vendita. Il San Giorgio e il drago di Raffaello venne esitato il 19 dicembre del 1651: la valutazione era altissima, 150 sterline, e l`opera fin nelle mani di un certo Edward Bass, uno dei tanti creditori del re. Che se ne disf molto presto, preferendo la moneta sonante ai colori di Raffaello.
Il quadro oltrepass di nuovo la Manica, destinato stavolta alla Francia. E transit attraverso diverse mani: prima in quelle di
Charles d`Escoubleau, poi in quelle di Laurent le Tessier de Montarsy, per approdare infine, ai primi del Settecento, nelle raccolte di Pierre Crozat, uno degli uomini pi ricchi di Francia, nonch strepitoso collezionista. Fiore all`occhiello del Cabinet Crozat (riccamente descritto in molte pagine del libro), il San Giorgio e il drago fin col destare i forti appetiti di una donna abituata a ottenere tutto ci che voleva: Caterina II di Russia.
Costei aspett con impazienza che Crozat trapassasse e che i suoi beni venissero messi in vendita. Aiutata nelle estenuanti trattative d`acquisto nientemeno che da Diderot, nel 1772 la zarina riusc finalmente ad assicurarsi il quadro di Raffaello assieme a molti altri capolavori della collezione Crozat, destinandoli al Museo dell`Ermitage di San Pietroburgo, allora nuovo di zecca. Nel 1837, proprio nel museo, il quadro rischi
moltissimo. Nell`edificio era scoppiato un vasto incendio e la tavola di Raffaello usc incolume, ma solo per un pelo. Il peggio, comunque, doveva ancora venire.
Allo scoppio della Rivoluzione nel 1917, l`Ermitage venne chiuso e una parte delle opere evacuate e spedite a Mosca. Da Mosca
alcune casse tornarono a Pietrogrado. Per tre anni interi, il San Giorgio e il drago rimase chiuso in una cassa, andando avanti e indietro su treni e camion nella tundra sovietica, in balia dei rivoluzionari ubriachi e dei bombardamenti dei convogli. Quando finalmente venne riappeso all`Ermitage, un tubo del riscaldamento si ruppe improvvisamente andando a inzuppare d`acqua il quadro. Evidentemente, San Giorgio mise la sua mano dal cielo, perch il quadro usc quasi indenne anche da quel micidiale bagno caldo.
Poich Stalin andava dicendo di preferire i trattori alle opere d`arte, nel cuore di una notte di primavera del 1930 avvenne il fattaccio: la tavoletta di Raffaello venne staccata furtivamente dalla parete dell`Ermitage, imballata alla luce delle candele e spedita in gran segreto a Berlino. Qui, ad attenderla, c`era Andrew Mellon, segretario del Tesoro degli StatiUniti, disposto apagare ai russi745mila dollari pur di accaparrarsi il capolavoro. Mellon port il quadro in America, cominciando ad accarezzare il progetto di istituire un grande museo pubblico a Washingtonper ospitare la sua collezione. Naturalmente si trattava di un progetto segretissimo, ma il collezionista fu costretto a svelarlo quando il fisco lo accus di frode fiscale, trascinandolo in tribunale. Fu qui che Mellon si decise a parlare, svelando ai giudici come si era approvvigionato dei quadri e che di l a poco sarebbe sorto a Washington, totalmente a sue spese, un grande museo dove tutti avrebbero potuto ammirare gratuitamente i suoi tesori. Tra questi ci sarebbe stato, sano e salvo, anche il San Giorgio e il drago di Raffaello.
Ojoanna Pitman, Sulle tracce del drago. La storia segreta di un capolavoro dell`arte italiana, Longanesi, Milano, pagg. 272, 17,60.



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