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PRATO - Le nuove origini della citt
DOMENICA, 15 GIUGNO 2008 il tirreno Pagina 4 - Prato


Anche la Lucy pratese nel Museo dellOpera del duomo



Sono i resti della pratese pi antica mai trovati risalgono all885 d.C. Storia da riscrivere


PRATO. Per don Renzo Fantappi, uno dei maggiori esperti delle origini di Prato, gli scavi archeologici compiuti sotto al Palazzo Vescovile hanno, insieme a quelli ben pi importanti di Gonfienti, riscritto la storia di Prato. I risultati di quella campagna di scavi condotta tra il 1997 e il 1999 sono ora visibili allinterno del Museo dellOpera del Duomo - che ha sede proprio nel Palazzo vescovile - grazie al nuovo percorso museale inaugurato ieri mattina.
Alla cerimonia hanno preso parte il vescovo Gastone Simoni e la nuova Soprintendente Toscana per i Beni Archeologici Fulvia Lo Schiavo; con loro il vicario Eligio Francioni, il direttore dei Musei diocesani Claudio Cerretelli, il direttore dellUfficio beni culturali della Diocesi don Renzo Fantappi, lassessore alla cultura del Comune Andrea Mazzoni, la funzionaria della Soprintendenza Anna Wentkowska.
Fino a quindici anni fa - ha affermato Fantappi - pensavamo che le origini di Prato fossero longobarde. Oggi invece, con larea archeologica di Gonfienti e con gli scavi del palazzo vescovile, sappiamo che la presenza delluomo in questa terra molto pi antica. Wentkowska ha fissato le prime tracce stabili di presenza umana intorno alla fine del IV-inizi del III secolo avanti Cristo, in pieno periodo ellenistico. Gli scavi, da lei guidati insieme a Gabriella Poggesi, sotto il palazzo Vescovile hanno individuato uno strato agricolo contenente materiali risalenti proprio a quel periodo; di particolare rilievo i frammenti di una kelebe etrusca (vaso per mescolare vino e acqua), una lucernina e resti di ampolle romane, fino a ceramiche databili intorno al IV secolo dopo Cristo.
Poi, un grande salto temporale: fino alla met del IX secolo d. C. non si sono trovate nuove tracce. In quel periodo gi pulsava la vita - ha spiegato Wentkowska - di Borgo al Cornio, il primitivo nucleo cittadino: i resti di tre forni e di una capanna sono testimonianza di attivit artigianali forse promosse dai canonici della vicina Pieve di S. stefano.
Ma gli scavi hanno portato alla luce anche i resti della Lucy pratese, come lha ribattezzata Claudio Cerretelli: si tratta della pi antica pratese finora rinvenuta. Lo scheletro databile intorno all885 d. C. ed riferibile ad una donna di circa 65 anni - per lepoca unet molto avanzata - di circa 152 cm di altezza, abituata forse alla fatica, il cui cranio evidenzia una fortissima malattia parodontale.
Quella tomba, lasciata intatta e in vista nel percorso museale sotterraneo, porta con s un mistero. Si tratta - ha spiegato Wentkowska - di una sepoltura isolata, fuori da un contesto cimiteriale. Non riusciamo a spiegarne il motivo.
Interessante anche il fatto, svelato stamattina, che il livello del terreno dellattuale piazza del Duomo sia salito, in 2.300 anni, dallepoca ellenistica fino ad oggi, di circa 2 metri e mezzo.
La campagna di scavi fu avviata per creare un percorso interno al Palazzo che ricollegasse tutte le sale del Museo dellOpera, un tempo accessibili in parte dal chiostro della cattedrale. Nessuno immaginava quali scoperte avrebbe portato. Don Fantappi e Cerretelli hanno ringraziato la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato e la Provincia per il sostegno al nuovo allestimento del Museo.
Nelloccasione stato presentato il volume La ricerca archeologica nellarea del Palazzo vescovile di Prato, promosso da Diocesi e Soprintendenza, che contiene un aggiornato studio di don Fantappi sulla storia di Prato.



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