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I Badanti dei Ministri
Marco Damilano, Emiliano Fittipaldi
LEspresso, 19 giugno 2008




Dalla Carfagna alla Prestigiacomo, da Alfano a Ronchi. Le nuove leve del governo affidate alla tutela di tecnici esperti. Per evitare gaffe e colpi di testa

C chi se li porta da casa, per non sentire la nostalgia: come i famigli nei tempi andati. C chi li invoca per alleviare lo scotto dellinesperienza. E c chi se li ritrova affiancati senza neppure sapere da dove sono arrivati: ordini superiori.
Nel governo Berlusconi li chiamano i Badanti: funzionari governativi di lungo corso, capi di gabinetto, direttori generali, capi di segreteria chiamati ad aiutare i ministri alle prime armi ad assolvere ai compiti istituzionali. Non tutti ne hanno bisogno, per carit. Giulio Tremonti, per esempio, ormai un veterano, dirige il ministero di via XX Settembre come se fosse casa sua e gi che c passa pure qualche fidato collaboratore a ministeri pi scoperti. Anche Maurizio Sacconi o Franco Frattini sono esperti di corridoi ministeriali. Altri ministri, invece, hanno bisogno di essere accompagnati per mano. Letteralmente.
Prendiamo il titolare delle Politiche comunitarie Andrea Ronchi, per esempio. Abilissimo comunicatore, da quando ha indossato la grisaglia ministeriale ha cominciato a perdere colpi. Nellaula di Montecitorio si rivolto al presidente della Camera Gianfranco Fini, suo leader di riferimento, assicurando che il governo avrebbe accolto il suo parere su un emendamento al decreto su Retequattro: roba da cortocircuito istituzionale, in grado di risvegliare perfino la sonnacchiosa opposizione del Pd. Poi un paio di interviste di sfida contro lEuropa e il Vaticano sul reato di immigrazione clandestina, subito smentito dal premier. Al ministero lo trovano molto simpatico e gioviale, si fa dare del tu da tutti, peccato che lo vedano cos poco: a vigilare c il capo di gabinetto Maurizio Fiorilli, un compassato ex avvocato di Stato.
Oppure prendiamo il ministro delle Pari opportunit Mara Carfagna: classe 1975, non pare aver cominciato lavventura con il tacco giusto. Nonostante la laurea e le cariche "rosa" in Forza Italia, i media restano pi attratti dal suo passato di sexy starlette al fianco di Magalli. Pi che le dichiarazioni sui diritti negati delle donne, fanno notizia le foto os pubblicate dalla "Bild". Le prime uscite non lhanno aiutata: la ministra non ha concesso il patrocinio al Gay Pride, poi ha annunciato tranquilla che in Italia gli omosessuali non sono discriminati infine ha lanciato lidea delle cooperative dellamore. Conclusione: si piazzata in fondo alla classifica che misura lindice di gradimento dei ministri. Per evitare altri scivoloni, i capi del Pdl le hanno messo alle calcagna Simonetta Matone, a cui toccher definire de facto la linea politica del ministero. Il giudice dei tribunale dei minori di Roma strafamosa: insieme allo psicologo in cachemire Paolo Crepet e al criminologo Francesco Bruno fa parte del trio ospite fisso nei dibattiti su Cogne, la strage di Erba, Garlasco e via ammazzando (copyright del "Giornale"). Tempo fa ha confessato a Barbara Balombelli, sua compagna di talk, di soffrire fisicamente per il suo lavoro. Anche fare da badante alla Carfagna non sar una passeggiata. Tre figli in due matrimoni, esperta in adozioni, un tempo vicedirettore del carcere di Firenze, ha lavorato gi con Giuliano Vassalli, che lha voluta al suo fianco quandera Guardasigilli, fine anni 80. Cattolica (ma ha criticato aspramente la legge sulla fecondazione), amica insospettabile di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, favorevole alla castrazione chimica dei pedofili, stanca di tv ha provato a tornare in politica dalla porta principale, ma alle ultime elezioni la sua candidatura nelle file dellUdc saltata dopo il divorzio tra Casini e Berlusconi. Ora la nuova chance. La Matone non sar sola: la Carfagna potr contare anche sui consigli del capo dipartimento Isabella Rauti, tosta moglie di Gianni Alemanno, e di Italo Bocchino, aennino doc che la segue da tempi non sospetti. Pare che lui abbia scelto personalmente la portavoce, Raffaela Viglione, giornalista prelevata da "LOpinione", e che il battibecco sulla candidatura di Mara come prossimo governatore della Campania (Sono contrario, troppo inesperta, la vogliono bruciare, ha detto Italo) sia in realt solo un gioco delle parti tra due vecchi amici.
Se la Carfagna alla sua prima esperienza, Stefania Prestigiacomo ha fatto il salto, atterrando sul ministero-chiave dellAmbiente, strappato alla rossa Brambilla. Le prime uscite non sono piaciute molto ai puristi (s incondizionato al nucleare, richiesta alla Ue di rivedere i tetti per le emissioni imposti da Kyoto), mentre Legambiente su tutte le furie perch la forzista di Siracusa ha dato buca alla presentazione del rapporto sulle ecomafie. Il neoministro, per, ha ben altro per la testa. Rifiuti ed inceneritori, Alta velocit, rigassificatori e atomo: il potere dinterdizione del dicastero e della commissione Via sui progetti del governo enorme, cos Tremonti ha chiesto (e ottenuto) totale controllo sulle stanze di via Cristoforo Colombo. Che rischiano di trasformarsi in una succursale di via XX Settembre.
Il professore di Sondrio ha gi stoppalo la squadra femminile che accompagnava la Prestigiacomo alle Pari opportunit, e ha chiesto a Vincenzo Fortunato, tornato dopo lesperienza con Di Pietro a guidare il gabinetto dellEconomia, di designare un uomo di fiducia. Il prescelto Giancarlo Montedoro, nato 46 anni fa a Catania, anche lui commis dEtat per tutte le stagioni: fino allaltro ieri era alla corte della democratica Linda Lanzillotta. Prima magistrato ordinario, poi al Tar, Montedoro da qualche anno al Consiglio di Stato, ed finito nel giro giusto: quello di Fortunato, vero e proprio ras della "lobby dei consiglieri". E una persona a modo, un teorico del diritto davvero in gamba, dice chi lo conosce bene. Inserito nello staff giuridico del Tesoro in quasi tutti i governi della Seconda Repubblica (da Prodi I al Berlusconi III), esperto di banche e appalti, Montedoro di inquinamento ne sa poco. Ma Tremonti, che gli ha perdonato un saggio con cui il giudice demoliva lidea a lui cara di una Banca del Mezzogiorno, non se ne cruccia pi di tanto: le decisioni importantile prender lui in prima persona. Altro personaggio di punta con cui dovr fare i conti il neoministro Camillo Scoyni, imposto da An come capoufficio stampa. Ex Fronte della Giovent, giornalista al Secolo, un tempo vicino a Francesco Storace ed ex portavoce dei Cotral, finito alle cronache per aver firmato lesposto per annullare le ultime regionali del Lazio. Un profilo non proprio in linea con quello moderato della Prestigiacomo.
Altro ministro "commissariato" Angelino Alfano, di Agrigento, a cui toccata la Giustizia. Sconosciuto alla maggior parte degli operatori dei diritto, giovane, stimato ma inesperto, secondo i maligni ha un solo compito: appoggiare senza remore le volont del Cavaliere, dalla stretta sulle intercettazioni alla riforma dei codici. Il consigliere occulto (o meglio il ministro ombra) sar ovviamente Niccol Ghedini, legale di fiducia del premier e regista delle varie Cirami, Cirielli e le altre norme ad personam. Molti saspettano nuovi colpi di teatro per bloccare o silenziare i processi ancora aperti: quello contro DellUltri e quelli (corruzione con Mlls e falso in bilancio per Mediaset) contro il premier. Se il dominus Ghedini si far aiutare probabilmente da Piero Longo, suo vecchio mentore eletto in Senato, i badanti "tecnici" di Alfano sono invece Stefano Dambruoso e Augusta lannini, moglie di Bruno Vespa, intima di Gianni Letta e promossa capo dellufficio legislativo. l due faranno riferimento a Settembrino Nebbioso, un nome che gli esperti hanno imparato a conoscere gi durante il regno di Castelli: il pm stato gi capo di gabinetto del guardasigilli leghista. "Rino", come lo chiamano gli amici, infanzia a Mergellina, ha il compito di gestire via Arenula. In carriera ha fatto di tutto e di pi: vicesegretario dei Csm, magistrato a Roma, Direzione distrettuale antimafia con Italo Ormanni. Segue Ustica, passa agli omidici eccellenti, presta servizio come giudice sportivo comminando multe e squalifiche ai dilettanti. Il calcio un vero pallino, tanto che il commissario Guido Rossi lo voleva suo vice per riscrivere le regole del pallone dopo Calciopoli: ma il Csm gli neg lautorizzazione. Pare
che i colleghi non abbiano mai mandato gi la sua amicizia con Cesare Previti.
Se alla Giustizia c laffollamento degli esperti, alla Difesa Ignazio La Russa ha stabilito una rigida separazione dei ruoli. A lui le parate e le interviste, al suo capo segreteria la gestione del ministero e i rapporti con i poteri che contano: lapparato militare e le industrie belliche. Nel primo mese da ministro Ignazio ha dato il meglio di s: una passeggiata a Tibnin in Libano di fronte alle truppe schierate, cominciata in jeans e tuta mimetica - stile "Vogliamo i colonnelli" - e conclusa in maglietta nerazzurra, con il ministro a saltellare in mezzo ai soldati interisti come lui. A vigilare a Roma resta luomo di fiducia Roberto Petri, abruzzese di origine e romagnolo di adozione, presidente provinciale di An a Ravenna.
Una vita nel tinsi, immancabili foto giovanili con Giorgio Almirante, poi lincontro con il federale locale Filippo Berselli che lo piazza un po ovunque. E quando nel 2001 il suo capo arriva alla Difesa come sottosegretario, Petri fa il grande balzo nei palazzi romani: capo della segreteria di Berselli, nel cda in Fintecna nel 2002 e poi, dal 2006, la poltrona pi strategica, consigliere di amministrazione in Finmeccanica. Carica che ha abbandonato il 23 maggio, meno di un mese fa, per traslocare direttamente nelle stanze del ministero della Difesa: dalle commesse industriali alla guida delle stellette, andata e ritorno. Prima manovra: aumentare lo staff a disposizione dei ministro - erano tre persone con Arturo Parisi, ora sono gi salite a dodici - dando vita a un complicato giro di scrivanie. E poi rimuovere lattuale capo di gabinetto, il generale Biagio Abrate, e il capo dellufficio legislativo Tullio Del Sette. I sostituti, raccontano, saranno arruolati tra gli uomini del generale dei carabinieri Clemente Gasparri, il fratello di Maurizio.
Al confronto, il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi un uomo fortunato. Lui il suo badante lha trovato in casa, al ministero di via del Collegio romano: il nuovo capo di gabinetto Salvatore Nastasi, lenfant prodige della cultura italiana. Barese, 35 anni appena compiuti, ha gi alle spalle un curriculum di rispetto: commissario straordinario al teatro Petruzzelli, commissario del Maggio fiorentino e del San Carlo di Napoli, direttore generale dello spettacolo dal vivo al ministero. E pu contare su una rete di appoggi trasversali: entrato ai Beni culturali nellufficio legislativo di Giuliano Urbani e non ne pi uscito. Anzi, Francesco Rutelli intervenuto di persona per segnalarlo a Bondi. E dunque non lavr presa a male se il primo atto del nuovo ministro, firmato dal suo capo di gabinetto, stato lazzeramento di 200 nomine di seconda fascia targate Rutelli. Con i buoni badanti si fa cos: si tramandano di famiglia in famiglia.

Rutelli raccomanda a Bondi il suo capo di gabinetto. Che annulla subito le nomine firmate dallex ministro.
Un tecnico tremontiano sorveglia sullAmbiente.
Ilritorno alla Giustizia del magistrato scelto dal leghista Castelli



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