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PIOMBINO. Addio a due monumenti dacciaio
GIORGIO PASQUINUCCI
VENERD, 13 GIUGNO 2008 IL TIRRENO


Gi laltoforno di Piombino e il silos di S. Carlo: sparisce la memoria del lavoro operaio



Falliti i tentativi di salvataggio, le trattative hanno portato solo 161.000 euro stanziati dalla Lucchini per conservarne il ricordo



Due storie dellindustrializzazione del Novecento. Due storie di lavoro duro, nelle cave e nellindustria siderurgica. Il silo della Solvay a San Vincenzo, progettato nel 1926 dallingegner Pierluigi Nervi, rischia di essere abbattuto prima della fine dellanno.
Dalle cave di San Carlo il minerale di calcio si caricher tutto su un treno e la vecchia teleferica, che ha viaggiato su e gi dalle colline fino al mare per oltre 80 anni, seguir la stessa sorte. Cos come laltoforno numero 1 dellacciaieria Lucchini a Piombino.
Il prezzo della modernizzazione. Alla Solvay coster meno trasportare il minerale fino allo stabilimento di Rosignano. Eppoi presto anche le estrazioni aumenteranno, vista lautorizzazione allampliamento della cava che la societ belga ha gi da tempo incassato. La Lucchini deve invece far posto a nuovi impianti, quelli per la ripulitura a caldo delle siviere del reparto acciaieria, che tra poco pi di un anno non potr pi fare in unarea che da quasi un decennio di propriet del Comune di Piombino.
Due monumenti dellindustria del Novecento, in difesa dei quali si levata la voce dellAssociazione italiana per larcheologia industriale (Aipai) e in particolare quella del suo presidente regionale, il professor Ivano Tognarini, piombinese e docente di storia moderna allUniversit di Siena. Ma anche due casi diversi. Laltoforno 1 dentro una fabbrica ancora viva, che progetta addirittura una sua espansione produttiva. E un impianto fermo dagli anni Settanta, lasciato al degrado, anche se forse colpevole, e oggi - a sentire la Lucchini - diventato anche pericoloso. Cos demolire non solo un problema di trovare nuovi spazi, ma anche togliere, sembra, un potenziale pericolo.
Lunghe e complesse trattative, delicati sondaggi. Poi un accordo, firmato marted mattina in municipio. LAltoforno 1 sar demolito, ma una convenzione del valore di 161mila euro (tutti a carico della Lucchini) servir a conservarne la memoria. A firmare laccordo i dirigenti della societ siderurgica, il Comune, lAipai e lIstituto Ansaldo di Genova, che gi nei suoi archivi conserva gran parte della memoria della siderurgia piombinese. Si faranno rilievi fotografici e con il laser, forse si recupereranno anche alcuni pezzi significativi, si potr ricostruire un modello in scala e dallAnsaldo potrebbero arrivare i vecchi documenti del progetto che andranno ad arricchire il futuro museo della siderurgia che il Comune intende fare proprio nellarea di Citt Futura, sottratta anni fa allespansione ulteriore verso gli abitati delle borgate di Poggetto e Cotone, delle attivit dellindustria.
Vittoria? Il presidente dellAipai nazionale, Renato Covino, ha sottolineato: Abbiamo comunque raccolto la sfida, ponendoci il problema di trasformare in una situazione virtuosa una situazione di difficolt. E in effetti unoperazione del genere fu compiuta negli anni Settanta, demolendo un altoforno ancora pi vecchio, il numero 3, rimesso in marcia dopo le distruzioni della guerra, soprattutto per la pressione delle maestranze, che alla ricostruzione contribuirono portandosi pure gli attrezzi da casa. Cost anche il posto ad un sindaco, quellaltoforno, dimissionato dallallora ministro dellindustria Togni, perch os, durante linaugurazione, parlare di acciaio per la pace di fronte ad un rappresentante statunitense che portava il suo sostegno al piano Marshall, a torto o a ragione, ritenuto dalla classe operaia di quellepoca uno strumento per il riarmo tedesco in funzione statunitense.
Quella dellaltoforno 3 fu la prima colata del dopoguerra, salutata in vario modo a festa. Ma il consiglio di gestione dellIlva, che affiancava negli anni Cinquanta lazione del sindacato, mai si stanc di chiedere la ricostruzione anche dellaltoforno 1, quello che appunto a breve sar demolito. Una storia del lavoro e del sindacato, oltre che una impresa tecnica di una citt che voleva uscire dal disastro della guerra.
Ecco anche perch lAfo 1 rappresenta una memoria da non distruggere. Anche se dal punto di vista tecnologico non poi cos tanto diverso da quello ancora sbuffante che lanno scorso ha colato oltre due milioni di tonnellate di ghisa.
I tunnel, gli ascensori per renderlo visitabile ai turisti appassionati di archeologia industriale non si faranno. I vincoli del vecchio Prg cadranno e i rottami del vecchio altoforno serviranno per qualche colata in pi dellacciaieria. Ma almeno chi vuol ricordare, chi vorr studiare, potr farlo. Tanto che lo stesso professor Tognarini ha dichiarato, dopo la firma dellaccordo con la Lucchini: Questa esperienza piombinese pu essere esemplare per altre realt di questo territorio.
E certo aveva in mente proprio il silo e la teleferica progettata da Pierluigi Nervi per la Solvay. Secondo lazienda belga devono andar gi anche quelle. Il Comune, del resto - conferma il sindaco di San Vincenzo Michele Biagi - Laveva gi previsto nel piano strutturale del 1988 e ribadito nel regolamento edilizio del 2000. Noi ci atteniamo allaccordo di programma sottoscritto tra Comune, Regione e Provincia nel 2005 - dice il responsabile delle relazioni esterne della Solvay Stefano Piccoli.
Insomma, il Comune poteva pensarci prima. E anche la Regione, che poi, attraverso lassessore allurbanistica Riccardo Conti, ha speso qualche parola per salvare lopera di Pierluigi Nervi. Quando abbiamo presentato pubblicamente il progetto dabbattimento del silo e della teleferica - ricorda il dottor Piccoli - a San Vincenzo i cittadini si complimentavano. E certo, siamo in una cittadina turistica, vocata al mare e anche un po al cemento.
Ma oggi il sindaco Michele Biagi qualcosa del silo del Nervi vuole lasciare. Anche se con prudenza. Sa che gli atti darebbero torto al Comune. Con la Solvay dunque vuol trattare. Non vogliamo andare contro gli atti approvati - dice il sindaco - n creare una conflittualit con la Solvay e i suoi programmi di razionalizzazione dello sfruttamento della cava. Ma avanzeremo tuttavia allazienda un nostro progetto per salvare almeno una parte delle opere progettate da Nervi.
La Solvay intende andar dritta. Il treno che porter il calcare delle cave di San Carlo fino alla rete ferroviaria tirrenica ha bisogno di un raccordo, imposto proprio dalla Rfi. Ora c un binario provvisorio, che le Ferrovie hanno accettato perch la Solvay ha promesso che era solo una questione di mesi. Siamo disponibili - dichiara tuttavia il responsabile delle relazioni esterne della societ belga - a mantenere alcune strutture, in particolare in metallo, progettate dallingegner Nervi. Un progetto, va ricordato, che fu fatto nel 1926 sulla base di specifiche Solvay, che aveva gi unesperienza nella realizzazione di impianti del genere.
I disegni dello studio Nervi e Nebbiosi sono ancora conservati negli archivi Solvay: minimo di cemento e ferro per reggere una struttura imponente. A realizzarlo fu unimpresa meccanica milanese allora allavanguardia, la Cerreti e Tanfani, che realizz pure la teleferica e le paiole che incessantemente hanno corso in questi 80 anni.
Larchitetto Italo Insolera, che negli anni Ottanta ha lavorato ai piani regolatori coordinati della Val di Cornia, unidea di riuso della teleferica laveva avuta. Se proprio non serviva pi per trasportare minerale, avrebbe potuto trasportare turisti fino alla Rocca di San Silvestro e al parco archeominerario. Le carte dei suoi progetti hanno avuto anche meno fortuna di quelle di Nervi.



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