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URBANISTICA - Architetti, ricreate le citt
ALDO MASULLO
Il Mattino 12/06/2008

LA MODERNIT nascente, tra la fine del XVI secolo e gl`inizi del XVII, fu segnata dall`avvento della scienza matematica della natura, opposta nel suo estremo quantitativismo all`altrettanto
estremo qualitativismo dell`antica e medievale scienza metafisica.
S`inaugur allora lo sviluppo di un`antropologia che, spinta a pensare in termini meccanici il corpo, si costrinse a ridurre il mentale a pura, astratta idealit. Primo modello ne fu la tesi cartesiana delle due sostanze, la pensante e l`estesa, ognuna
irriducibile all`altra. Nonostante le vigorose controffensive di straordinari pensatori come Vico, Leibniz, Hume, divenne via via irresistibilmente dominante una ideologia della scienza, nel cui quadro il pensiero era sradicato dalla natura e ridotto a suo estraneo e imbarazzante ospite, mentre l`intera natura vivente e lo stesso corpo umano come suo pezzo tendevano ad essere identificati con inerti congegni smontabili e misurabili. In altri termini la biologia si appiatt sempre pi sulla fisica.
Il nesso tra la soggettivit mentale e l`oggettivit naturale, che pure era rimasto al centro del sapere fino alla tecnica di Leonardo nel XV secolo e ancora alla filosofia di Bruno nel XVI, venne reciso. Si fin per concepire separatamente (astrattamente) l`uomo, soggetto senza mondo, delimitata entit di pensiero,
e l`ambiente, mondo senza soggetto, recipiente neutro, pronto con piena indifferenza a contenere qualsiasi cosa. Nel XIX secolo
tale propensione ebbe comunque l`oggettivo merito di rinforzare,
nell`ideologia positivistica, la resistenza della razionalit
ai vari assalti delle romantiche fantasticherie vitalistiche.
Solo sul finire dell`Ottocento e poi nella prima met del Novecento il pregiudizio cartesiano fu rovesciato, senza con ci intaccare il diritto della ragione, anzi facendone maturare la criti cit, la consapevolezza che il suo potere non illimitato
ma l`unico strumento di giudizio e quindi di libert di cui l`uomo dispone. Nella cultura del secolo XX, la critica della soggettivit dissolve l`astratta dualit di corpo e mente. Si
pu allora dire che il soggetto morto, perch nata la soggettivit. La quale non un ente, ma il modo d`essere, che nell`uomo completo, essendovi coinvolti corpo, anima, mente.
Nella cultura europea tra prima e seconda guerra mondiale, il nuovo modo di pensare avanza in parallelo ma in reciproca indipendenza nei saperi naturalistico-biologici e nella critica filosofico-antropologica. Gli studi etologici e neurologici di quegli anni mostrano che non pu pensarsi l`ambiente come un intero spaziale e il vivente come una sua parte, ossia l`uno come un recipiente e l`altro come un suo occasionale contenuto, bens come i due aspetti complementari di un`unica realt, la cui dinamica funge nel circolo di movimento corporeo e percezione psichica. Insomma l`ambiente non pi pensato come lo spazio di una catena di processi fisico-chimici, in s estraneo all`organismo che vi si trova, ma come sistema integrato di rapporti tra il singolo organismo e il suo ambiente o, si pu dire, l`intimit del loro essere insieme. L`ambiente allora non si riduce pi ad un contenitore privo di senso, ma un mondo, un ordine di soggettivi sensi. Per distinguer tutto ci dall`astratta ambientalit spaziale, il biologo Jakob von Uexkll parl di Umwelt, di mondo proprio di ciascuna specie di organismi.
Ben pi radicalmente si pu dire che ogni mondo proprio, orizzonte degl`indici vitali del comportamento di un individuo, nasce e cresce con il nascere e crescere del singolo individuo,
come certamente tocca all`esistere umano. Edmund Husserl lo design come inondo-di-vita. In quanto l`individuo e l`ambiente crescono insieme, con-crescono, solo la loro inestricabile unit il con-creto. Karl Jaspers nel 1919 scrisse che l`immagine
del mondo, l`ambiente emotivamente vissuto ed esperito negli
oggetti che vengono rappresentati, concresciuto intimamente con
noi.
Gli architetti citano spesso il celebre testo di Martin Heidegger su costruire abitare pensare. Ancor pi utile, per capire cos` abitare, sarebbero le sue pagine del 1927, quand`egli ribadiva la fondamentale intuizione. L`esserci, il modo umano di
esistere, primariamente e continuamente nelle cose, poich provvedendo ad esse, e avendole a cuore, in qualchemodo giace nelle cose. Ognuno ci che egli stesso coltiva e cura...
nell`immediato e appassionato essere spersi nel mondo che dalle cose viene riflesso sull`esserci il suo proprio s.
Non continuo nell`evocare gli sviluppi della nuova antropologia, che liquida finalmente l`abusato schema cartesiano. Mi chiedo piuttosto se e quanto essa sia penetrata nella coscienza dell`architetto. Certo fin dall`antico l`architettura ha posto l`attenzione sul nesso tra l`oggettivit del suo prodotto e la soggettivit abitante. In una pagina significativa del De architectura Vitruvio considera decoro naturale la scelta di regioni saluberrime e fonti di acque idonee per erigervi templi ad Esculapio e alle altre divinit curatrici, dal momento che la guarigione pi rapida, ottenuta per la salubrit del luogo, guadagna maggiori lodi alla divinit. Qui evidentemente la salubrit non una scelta funzionale, aiuto oggettivo alla guarigione dei corpi, ma il voler soddisfare esigenze soggettive profonde, di massa, come il credere in rassicuranti potenze
protettrici.
Il voluto effetto di una simile scelta solo un esemplare
elemento di quel complesso di fattezze sensibili in cui,
come dicono i lessici, consiste il paesaggio di una localit. Il
paesaggio, ormai si sa, non un mero dato, bens ogni volta
l`interazione attuale tra oggettivi stati di cose e un soggettivo
sentire, pensare, desiderare.
Il paesaggio non un ambiente dato ma un mondo vissuto. Agli architetti raramente tocca d`intervenire su un puro ambiente da riempire con un mondo.
Nella nostra realt, sempre pi storica, cio sedimentata di vissuti, affollata di attive macerie, gli architetti si trovano inevitabilmente a lavorare dentro il vivo corpo di mondi esistenti, e il loro compito di trasformarli. Bene perci ammoniva nel 1983 Vittorio Gregotti: Il peggior nemico dell`architettura moderna l`idea di spazio considerato semplicemente nei termini delle esigenze tecnico-economiche, indifferente al problema del luogo.
E evidente che il paesaggio italiano il modo italiano di esser umani cos com`esso si venuto determinando nella dinamica della societ italiana. Fuori dei sociologismi di maniera, e contro ogni resa al bruto determinismo modificativo, mero effetto del gioco delle forze sociali in campo, l`architettura pu concorrere potentemente a trasformare il nostro paesaggio, se del suo vissuto sa cogliere, sotto l`appariscente velame delle coatte alienazioni, i desideri pi profondi e vitali. Un esempio. Il paesaggio urbano italiano, come dovunque in Europa e nel mondo, dalla sua
crescente plurietnicit forzato a modificarsi.
Per l`architettura la sfida oggi la trasformazione delle nostre
citt da affollati ambienti multietnici in creativi mondi interetnici.
Trasformare la realt data in progetti per l`umanit.
Una sfida non ancora colta.



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