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PUGLIA - Cos suonavano gli antichi greci: gusci di tartaruga con le corde. Nel corredo funerario gli strumenti musicali
ANTONELLA GAETA
VENERD, 09 MAGGIO 2008 LA REPUBBLICA - Bari



Quei gusci di tartaruga utilizzati per suonare

La scoperta dellarcheologa Castaldo a Lecce: cos nacque larte delle muse nellantica Puglia

La studiosa: "Nel IV secolo avanti Cristo fra il corredo funerario dei messapi anche strumenti primordiali"


A custodirli era il museo Sigismondo Castromediano di Lecce. Due gusci (carapaci) di tartaruga che, scoperti dallarcheologa Daniela Castaldo antichista dellUniversit del Salento, dopo un approfondito studio hanno rivelato il loro antico originario.

Si trattava di due casse di risonanza per strumenti primordiali simili alla lira. cos che, nella Puglia del passato, culla della civilt della Magna Grecia, prendevano forma le origini della musica.

Per paradosso, la musica dellantichit muta. Se non in rarissimi casi non stato finora possibile ricostruirne suoni, sequenze, immaginare risonanze, accordature, armonie. Solo intuirle, evocandole per suggestioni come hanno fatto i Synaulia, presenti anche nella colonna sonora del Gladiatore di Ridley Scott. Una storia tutta da riscrivere, insomma, a cominciare da improvvise intuizioni o sguardi pi attenti. Come capitato a Daniela Castaldo, antichista di formazione musicale, docente di Ricerca musicologica nellUniversit del Salento. Ho scoperto che il museo Sigismondo Castromediano di Lecce custodiva due carapaci di tartaruga, due gusci che erano evidentemente casse di risonanza per strumenti come la lira. Ha chiesto di studiarli e da l partito un progetto che culminer la prossima estate con la mostra, "Musica nella Japigia di Aristosseno" ospitata dal museo e curata dalla studiosa in collaborazione con il Museo archeologico di Taranto e lUniversit del Salento.
Non solo, mercoled scorso ha concluso il ciclo di incontri di archeologia musicale al Sass, lo Spazio archeologico sotterraneo del Sas di Trento con una relazione sulla "Musica nella magna Grecia: iconografie e nuovi reperti scoperti in Puglia". I due carapaci in questione provengono da scavi museali. Uno privo di contesto, ritrovato in zona messapica, nel sito di Roca Vecchia, ed relativamente completo con elementi di metallo che fungevano da corde. Laltro frammento contestualizzato e permette di dare pi informazioni poich inserito in un corredo funerario. Dice della presenza della musica ai banchetti e, nel contempo, della grande raffinatezza del popolo dei messapi, indigeni con modi alla greca, il tutto intorno alla met del IV secolo avanti Cristo. Per caratterizzare il defunto si metteva nella sua tomba quello che era legato alla sua vita quotidiana - spiega la studiosa - pezzi di vasellame, coppe e uno strumento musicale. Attualmente il problema resta di sensibilit. Un frammento di osso non identificato pu essere uno strumento a fiato. Il carapace pi parlante ma non lo altrettanto un cilindrino di osso o una percussione. Molto utile si rivelano liconografia che suggerisce i contesti duso o i testi antichi. Si procede inserendo questa tessera in un mosaico pi ampio per arrivare a creare unidea vaga dellimportanza della musica. Non solo, i carapaci, in quanto gusci di animale, offrono una sponda anche agli studi di archeozoologia. Per allestire la mostra leccese sar utilizzata una parte del patrimonio del museo di Taranto con frammenti di carapaci, strumenti a fiato, coppe, statuette di terracotta che rappresentano donne che suonano, miniature fittili di strumenti ritrovati nelle sepolture femminili. Tra i pezzi anche un lutroforo, un vaso utilizzato per le purificazioni delle nozze, balsamari, specchi. Vasi arriveranno anche dal museo Jatta di Ruvo. Il tutto per parlare di una regione altamente ellenizzata, che ama usare la musica ai banchetti, tra la fine dellet classica e linizio di quella ellenistica.
Solo linizio di un lavoro che, utilizzando una nuova ottica musicale, dovrebbe poter rivedere gli scavi gi effettuati per avere un quadro meno fumoso. Larcheologia musicale resta disciplina ancora molto di nicchia che ha cultori davanguardia in Germania dove la si pratica in maniera sperimentale, con riproduzioni e ricostruzioni.



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