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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Fidatevi, l'arte non la vendo
Maria Serena Palieri
l'Unit, 12/01/2003

"Ma utilizzeremo solo il 2-3 per cento del patrimonio. E non toccheremo ci che ha valore artistico, storico o ambientale. Useremo il leverage, cio l'intermediazione; metteremo i beni sul mercato o accenderemo, su questi, dei prodotti finanziari

Gestisce un tesoro inestimabile, dal Duomo di Milano alle nostre spiagge: i beni culturali.

A colloquio con Massimo Ponzellini, amministratore delegato della Patrimonio s.p.a.

Alla nascita di Patrimonio s.p.a., qualcuno ha scritto che l'amministratore delegato della nuova societ sarebbe diventato, in Italia, l'individuo nelle cui mani sarebbe stato messo il potere pi enorme e pi arbitrario. Questo, per la vaghezza - casuale o voluta? - della legge del 15 giugno 2002, con la quale Tremonti ha stabilito che tutti i beni dello Stato, demaniali e patrimoniali, disponibili e indisponibili, insomma tutto, dal Duomo di Milano a centinaia di chilometri di spiagge, possano essere trasferiti alla Patrimonio s.p.a., che ha il compito di valorizzarli, gestirli o alienarli. Il mister X in questione dal 31 ottobre, giorno in cui il ministero dell'Economia ha effettuato la nomina, ha nome e cognome: Massimo Ponzellini, classe 1950, origine prodiana (di Prodi stato assistente personale nel 78-79, quand'era ministro dell'Industria), un curriculum tra Nomisma, Iri e Bers, dal 94 uno dei sette vice-presidenti della Banca Europea per gli investimenti. Dal 15 giugno, intanto, successo che arrivata la direttiva del Cipe che dettaglia i modi in cui Patrimonio s.p.a. deve agire: tra l'altro rispettando i vincoli che gi esistono sui beni, in stretta collaborazione coi ministeri dell'Ambiente e dei Beni Culturali, rispettando il ruolo di ogni Amministrazione competente. Sono paletti che arginano il potenziale arbitrio? Secondo il drappello di giuristi contro, no, la direttiva del Cipe resta pericolosamente ambigua. Perch, tra l'altro, il grosso del patrimonio pubblico non vincolato, gi, nell'Italia di ieri, prima dell'era Tremonti, si dava per scontato che la fontana di Trevi fosse inalienabile. Parliamone con chi si andr a insediare da febbraio negli uffici scovati per Patrimonio s.p.a. nel cuore istituzionale della capitale, in via del Quirinale: insomma, con Massimo Ponzellini. Che appare un banchiere sui generis: eloquio disinibito, braccialetto bahian della lembranca al polso.

La societ che lei amministra nata in un contesto di polemiche eccezionale: l'appello dei direttori dei maggiori musei del mondo, la battaglia in Parlamento, l'unirsi in cartello di tutte le associazioni italiane che si battono per la tutela dei beni storici, artistici e ambientali, la lettera con cui il presidente Ciampi ha accompagnato la firma del decreto. Ciliegina sulla torta: sul Giornale dell'Arte di gennaio, nel tradizionale sondaggio sul meglio e il peggio dell'anno appena chiuso, Patrimonio s.p.a. conquista la palma in negativo. Con quale spirito ha accettato l'incarico? E ha posto condizioni, nell'accettarlo, al ministro dell'Economia?
Lo spirito quello che anima un banchiere e un servitore dello Stato. Patrimonio s.p.a. una societ finanziaria dello Stato, quindi dei cittadini, una societ che valorizza e utilizza per fini di finanza il patrimonio pubblico. Non altro, non una societ che fabbrica case o fa speculazioni immobiliari. E questo non l'abbiamo detto abbastanza, ci sar stato anche uno sbaglio nostro. una societ che utilizza un patrimonio per fare del "leverage" finanziario, sul modello inglese delle "building society": lo Stato ha bisogno di fondi per i servizi sociali, la ricerca, l'istruzione? Si rivolge a questa societ che mette dei beni sul mercato o accende, su questi beni, dei prodotti finanziari, effettua insomma l'intermediazione e gli anticipa i soldi.
In una dichiarazione dell'anno scorso, che nel suo allarmato pamphlet Italia s.p.a riporta Salvatore Settis, il ministro Tremonti valutava che il patrimonio dello Stato - propriet immobiliari, parchi nazionali, coste, edifici storici, monumenti, musei, archivi, biblioteche, propriet demaniali - valesse intorno ai duemila miliardi di euro. Lei concorda?

Le cifre difficile, anzi impossibile darle, perch impossibile quantificare il valore di un certo genere di beni. Comunque, tenga presente che nella pi aggressiva delle ipotesi Patrimonio s.p.a. utilizzer il 2-3% dei beni dello Stato. In questo 2-3% non ci saranno assolutamente i beni di valore artistico o storico o ambientale: venderemo beni come abitazioni o fabbricati che hanno perso la loro funzione, per esempio, di istituzioni o enti che hanno ridotto negli anni il personale.

Se gli enti interessati saranno d'accordo, immaginiamo. Il 2-3% una stima che ricalca la cifra che Tremonti ha chiesto di portare in cassa nel 2003, cio 7300.000 euro?
No, basata su quella che riteniamo sia la capacit di assorbimento del mercato. Allora, ci spieghi cosa intende fare, in questo 2003.
Questa societ operer su tre linee. La prima dismettere propriet dello Stato che non hanno valore artistico o ambientale, e che non hanno neppure particolare ragione d'essere patrimonio dello Stato. Qui, l'idea vendere, ma urtando il meno possibile le condizioni generali del mercato: se mettiamo sul mercato, tutto insieme, tutto quello che abbiamo, crollano i prezzi. Questa un'operazione che si pu fare senza particolare affanno. E che, certo, costituir il grosso dell'attivit di questo primo anno. Pi complessa la seconda: non solo vendere, ma utilizzare il patrimonio. Utilizzare i beni, e parlo di nuovo di beni senza particolare valore artistico, per realizzare nuove infrastrutture, senza che i costi di queste ricadano sullo Stato. Prendiamo le nuove carceri...
Tema del giorno: lo agita la parte di maggioranza contraria all'indulto.
Se un carcere al centro di una citt ed un edificio storico e non pi funzionale, fin qui, l'amministrazione pubblica, deciso di costruirne uno nuovo chiedeva di far stanziare in Finanziaria la cifra necessaria, mettiamo cinquanta milioni di euro. Dopodich, il carcere vecchio veniva restituito al Demanio. E l'Agenzia del Demanio, che ha il solo compito di amministrare i beni, avvertiva il suo azionista, il ministero del Tesoro, ma poi il carcere lo teneva l, come gli era tornato. Perch non esisteva Patrimonio s.p.a., societ che ha il compito di valorizzarli, questi beni. Ora noi intanto possiamo sgravare la Finanziaria di quei cinquanta milioni, perch possiamo ipotecare le carceri vecchie per finanziare quelle nuove. E, in stretto coordinamento con amministrazione carceraria, con Comune, Provincia, Regione, possiamo anche studiare un uso diverso dei vecchi edifici: uffici, centri commerciali, parcheggi, servizi? Con investimenti misti, pubblici e privati, si pu far rinascere la struttura, e il quartiere che ha intorno. Questa sar un'operazione tipica di Patrimonio s.p.a .
Ma la sovrintendenza regionale ha posto un vincolo, in quanto edificio storico, sul carcere di Forti, destinatario di un'operazione di questo genere. Ora, lei prima parlava di fornire al ministero dell'Economia fondi necessari per il Welfare o la ricerca. Dall' esempio che fa, riemerge piuttosto il collegamento di Patrimonio s.p.a. con l'altra mega-societ pubblica, Infrastrutture s.p.a.: cio con le grandi opere. E l'esempio non dissipa, anzi rinfocola, l'allarme di chi teme che l'operazione Tremonti dia il la a uno Stato che - in nome del buco in bilancio e delle grandi opere - divora se stesso.
Patrimoni s.p a. e Infrastrutture s.p.a. sono societ distinte e con missioni distinte, anche se ambedue operano nella logica dello sviluppo.
Lei accennava anche a una terza linea d'azione. Qual ?
Concerne la concessione dei diritti d'uso: bisogna, in accordo con tutti i ministeri e le amministrazioni competenti, sanare discrepanze e dare certezze normative. Lei sa che la concessione delle spiagge data a prezzi ridicoli? E che data in modo capriccioso, di anno in anno, a stagione? Se il privato sa che ha la concessione un'estate, sfrutta la spiaggia e basta. Ma se sa che ce l'ha per quindici anni, magari investe per installare un depuratore. Allarghi il discorso a parcheggi, autostrade.

Parliamo dei beni di valore storico, artistico e ambientale. Patrimonio s.p.a li avr a disposizione. Ma nel suo Consiglio d'amministrazione siedono solo esponenti del mondo dell'economia.

Questi beni, non li toccher. Anzi, spero con le altre operazioni di fare abbastanza soldi da darli ai sovrintendenti perch li tutelino meglio. Come ogni altra societ per azioni siamo soggetti alle leggi in vigore. E la direttiva del Cipe ci sottopone, in particolare, a quelle che vincolano questi beni. Guardi che questi beni, inestimabili in senso storico, culturale, civile, in senso finanziario non valgono nulla. Facciamo un esempio. Non la solita fontana di Trevi, facciamo un esempio vero: l'isola di Pianosa. Un luogo meraviglioso. Posso venderla, e il privato ci fa il suo villaggio turistico. Vendiamo settanta ettari e, alla valutazione massima, diciamo che ci facciamo sette miliardi. Ma sa che Patrimonio s.p.a. possiede un palazzo, non storico, qui a Roma, in via Bissolati, del quale un solo piano vale la stessa cifra? Le pare che per sette miliardi io mi metto contro gli ambientalisti, distruggo un tesoro naturale? Gli ambientalisti dovrebbero capire che le cose che amano, grazie al ciclo, non valgono niente: sono aree rimaste incontaminate perch difficili, inaccessibili.

Veramente delle aree tutt'altro che scomode, ecologicamente preziose e a elevato rischio speculativo, ci sono: i poligoni di tiro. In senso ambientale, la minaccia sembra anche un'altra: le Patrimonio s.p.a. che stanno nascendo a livello di Enti Locali. E la riforma della prassi per le modifiche ai piani regolatori: i cambi di destinazione d'uso. Sembra la premessa per un nuovo sacco del territorio.

Io credo che sia nella lentezza dei tempi che cresce l'abusivismo: aspetti la risposta dell'amministrazione pubblica, e intanto ti fai la verandina Ma lei pu dirmi il contrario: un piano regolatore rigido impedisce abusi. Il problema comunque un altro. Io non posso parlare del patrimonio di Regioni, Province, Comuni. Parlo della societ che ho l'onore di dirigere. Che ha dimensioni tali che non si dimensiona su operazioni come le modifiche ai piani regolatori. Quando devo operare per cinque, dieci miliardi di euro, lo devo fare in sintonia con tutti. Perch le mie non sono operazioni nascondibili.

Il 24 dicembre, dribblando Patrimonio s.p.a., il decreto Tremonti correttivo della Finanziaria ha messo in vendita un lotto di beni tra cui alcuni storici come un pezzo dell'arsenale militare di Modella, una caserma borbonica a Catania, un palazzo ottocentesco a Palermo. Senza asta, a trattiva diretta. E, quanto alla Sicilia, senza consultarne il sovrintendente. Va preso come un avviso?
Non sono state "vendute". Sono state vendute a Fintecna, una societ al cento per cento dello Stato. Erano beni non contabilizzati, cui cos stato assegnato un valore.
E Fintecna chiss cosa ne far. Dicevo, prima, che in Patrimonio s.p.a. non sono presenti n esperti d'arte n ambientalisti. corretto?

Io voglio avere un gruppo di lavoro che ci aiuti. Soprattutto in materia ambientale.
Un comitato di esperti? Ha gi in niente i nomi?

No, perch dovranno essere scelti non da me, ma, immagino, dai ministri competenti, dalle commissioni parlamentari.

Dottor Ponzellini, il cartello di associazioni che si batte per la tutela del nostro patrimonio chiede che Patrimonio S.p.a. dichiari di fare esplicito riferimento al cosiddetto regolamento Melandri, quello che - per ci che concerne i beni storico-artistici - affida al ministero dei Beni Culturali la valutazione di alienabilit e inalienabilit. Lo far?
Io dico: lo applicheremo. Lei mi dice: ma io come faccio a essere sicura che lo far? Si fidi. Perch siamo una societ dello Stato, cio dei cittadini, perch attiveremo un comitato di esperti che ci affianchi nel nostro lavoro, perch ci doteremo di procedure chiare e coercitive. E perch mettere le mani sul patrimonio artistico, ma anche su quello ambientale, non rende. In senso economico ci sono cose pi serie, da fare.



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