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SARDEGNA -Ben venga la nuova architettura Ma in periferia, non in centro
Sandro Roggio
La Nuova Sardegna 24/04/2008

Il caso emerso con forza: il dibattito sul progetto di ampliamento del Man di Nuoro pure andato, grazie i suoi sostenitori, nelle pagine pubblicitarie dei giornali. Mossa irrituale, ma in linea con le contese di sempre nei processi decisionali sulle citt. Si propone una importante modifica di una vecchia casa, come ce ne sono tante nei vecchi centri sardi, severa impronta, sobrio retaggio di unedilizia senza fronzoli. Si sa della scarsa propensione a accogliere le novit in Sardegna, pure quando il venticello della modernit arrivava alimentato dai cataloghi delle arti nuove, liberty, jugend, sezession, ecc. Questo il frutto del povero, introverso modo di farsi la casa da queste parti. E questarchitettura ci rappresenta, spiega al pari di altre espressioni chi siamo. La domanda sollevata - se nelle vecchie piazze si possano apportare correzione innovatrici - non nuova, torna ogni tanto e non pi un confronto allavanguardia. Gli architetti hanno gi dibattuto se e come rinnovare le fisionomia dei vecchi centri, se attualizzarne parti con linguaggi e materiali moderni, oppure se rinunciare alle sfide del confronto vecchio-nuovo e lasciare le cose pi o meno come sono. Se c una novit importante nel dibattito contemporaneo riguarda la conservazione dei centri storici: idea acquisita e ormai nelle disposizioni di legge. Il dibattito, tardivamente suscitato e indirizzato a giudicare una sola opzione, non rende giustizia al tema: forse meritava pi attenzione una cos importante piazza, con un cos grande potere evocativo (con questo scenario si incontrato Nivola). Invece stata considerata alla stregua di una piazza carina ma senza esagerare, la cui fisionomia pu soccombere di fronte ad esigenze funzionali e non solo. Non stata neanche presa in considerazione unaltra possibilit, che si confrontasse cio la proposta di un restauro delledificio per ampliare il museo senza lannullamento di quella parte della compagine che, indipendentemente dalla qualit dellintervento, viene comunque a mancare. Larchitettura contemporanea non ha bisogno di conferme estetiche ma casomai etiche, quando dimentica che una delle peculiarit, esclusive, della formazione dellarchitetto quella del restauro. Nel caso in questione, in assenza di un vero confronto tra punti di vista, il discorso diventa accademico e tanto vale ricordare che i palinsesti superstiti sono preziosi anche quando non stanno nei manuali di storia dellarte. La propensione a mantenerli, per cure costanti, cosa buona. La loro sorte dipende solo da quanto si compreso del loro potenziale generatore di nuove relazioni con la contemporaneit: questa piazza non ha, ed un caso fortunato, nessun bisogno di essere rifatta, e il Man gi in grado di attrarre lattenzione internazionale; e allora perch turbarlo questo equilibrio in atto fra contemporaneit e antiche suggestioni? Senza tirare in ballo lidentit e roba simile, credo che strade e piazze storiche siano testi conclusi (non contesti). Testi collettivi, anche se sommatoria di codici estetici individuali; e pure a Luther Blisset, aperto ai sabotaggi, non farebbe piacere se premurosi posteri riscrivessero un po di pagine, magari le pi noiose, di un racconto scritto a pi mani. Altra cosa sono le incompiutezze, le mutilazioni, i vuoti nei vecchi incasati. Da colmare con progetti argomentati - molto convincenti e molto condivisi - passati attraverso il raffronto di proposte alternative, dei concorsi di progettazione, come si fa ormai dappertutto. Ma in questo caso non cos. La casa Deriu ha solo il torto di non avere fascino, per quella faccia un po cos, il suo tono dimesso: porta piccola e ovvie finestre. Troppo poco, di sicuro, per stare al passo del bilbaoismo.Un caso di sottovalutazione di ci di cui si dispone e conseguente decisione un po sopra le righe di risolvere tutto in casa? Con le migliori intenzioni, naturalmente. Curioso che nel dibattito a sostegno delle soluzioni innovatrici si esibisca lelenco lungo dei misfatti che ci assalgono guardandoci attorno (il rimorso veniva dopo, adesso ci precede, scriveva Flaiano). Il finto rustico che avanza insieme agli stili delledilizia per villeggianti e al blob di allumini anodizzati, sono incubi che non giustificano la sostituzione di vecchie case con nuova buona architettura. Che non ha nulla da temere: credo che non solo possa ma debba esercitarsi nei paesaggi delle periferie, assai bisognosi di apporti da parte degli architetti pi bravi, come sono senza dubbio gli autori del progetto del nuovo Man. * architetto



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