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La cultura come l'Ici: abolirla o ritoccarla?
Marcello Veneziani
Libero 19/4/2008

Promemoria al centrodestra
La destra non rinunci a editoria e cultura
Silvio mostri coraggio e scelga intelligenze libere ed eccentriche

Ma come si muover il nuovo governo Berlusconi nel tormentato mondo della cultura? Magari vi fa ridere che qualcuno si ponga questa domanda bizantina. Ma come, con le urgenze di un Paese nei guai, il fisco e la mala amministrazione, la salute e le pensioni, le famiglie che non arrivano a fine mese e le aziende pure, fai una domanda su quel fantasma molesto. Ma vi giro una domanda che mi stata rivolta da un gruppo di intellettuali, attori e politici di sinistra dopo un convegno nei quali interpretavo, come spesso mi succede, il ruolo di mosca bianca o pecora nera. Gi, che sbadati: alla cultura, che succede? Il primo impulso anche se sono terrone e intellettuale quello di rispondere alla leghista: verr abolita insieme all'Ici. Se lultima rivoluzione culturale, quella di Mao, cost qualche decina di milioni di morti alla Cina e distrasse una civilt e una cultura, allora ben venga l'ignoranza. Poi mi ricompongo e aggiungo un'osservazione che ha il pregio di farmi passare per un liberale liberista: no, il governo Berlusconi non toccher la cultura, non entrer nel suo giardino proibito, lo lascer a se stesso, non adotter n restrizioni n provvidenze. Tutti liberi. E questa potrebbe essere una scelta. Piuttosto che tentare un'impossibile riconquista, o semplicemente una politica d'intervento culturale senza averne uomini, mezzi e consenso di base, meglio mollare l'osso e fare come ha fatto Berlusconi con le sue stesse imprese culturali, tv, case editrici, case cinematografiche. Il gruppo di sinistri della sera rideva al pensiero della Lega che ha annunciato l'intenzione di farsi una sua casa cinematografica per produrre film padani. Ho sentito a quel punto l'impulso di difendere i leghisti per il loro ingenuo ardore, dicendo: ma guardate, tentano di fare quel che per mezzo secolo, dai tempi di Togliatti a dopo il 68, avete fatto voi, l'egemonia culturale. Un tempo pensavo anch'io che si dovesse tentare un'impresa di questo tipo, che fu definita gramscismo di destra. Perch non possono tentare un gramscismo padano? Perch mancano i talenti, facile rispondere. S, ma vorrei aggiungere: perch entri in un circuito ideologico mafioso e non hai la possibilit d fare nulla, sei boicottato, ridicolizzato, intimidito, appena ti muovi. Allora, meglio desistere? Il problema non di lana caprina, non riguarda gli intellettuali, ma la mentalit di un paese. Dire cultura vuoi dire occuparsi di cose importanti: vuol dire cinema e televisione, teatro, libri e arte, ovvero territori in cui si forma l'immaginario collettivo, la mentalit di un paese, i modelli di riferimento; vuol dire comunicazione, editoria, pubblica istruzione, ovvero universit e scuola, la grande assente in tutta la campagna elettorale. E nel caso italiano vuoi dire anche la cosa pi importante che abbiamo in Italia, quella che ci rende superpotenza mondiale, ovvero beni artistici e culturali, centri storici, tesori di civilt e testimonianze storiche e religiose. Pensate che sia trascurabile tutto questo, o non ritenete piuttosto che sia centrale per un Paese e per un governo? Io propendo nettamente per la seconda ipotesi, ma scottato da precedenti esperienze, viste o vissute, mi trattengo. E allora il ventaglio delle soluzioni di tre tipi: comincio dalla pi eretica ed estrosa, che a sinistra guardano con qualche compiacimento: fare alla sinistra la famosa concessione cavalleresca di cui si narra e inventarsi un ministro culturale di sinistra nel governo di centrodestra. Nei giorni scorsi si parlava di Eco, quello per intenderci che, bench coetaneo di Berlusconi, auspicava la morte del medesimo e dei politici anziani. Mi pare un'idea tra il geniale e il masochistico, un cristiano porgere l'altra guancia unito a una perversa astuzia. Ma Eco a parte, pu essere un'idea. La seconda ipotesi mantenere il basso profilo, non tentare nessuna conquista culturale ma tenersi bassi, con zelanti seguaci del capo che mirano solo a tenere buona la canaglia culturale, un po' frenando e un po' concedendo. E qui riferisco il parere dei suddetti nunzi episcopali della sinistra che inorridivano al pensiero di Bondi e di Bonaiuti ai ministeri mentre gradivano un mediatore felpato e mondano come Letta. S, l'idea di Letta non male.
La terza ipotesi quella di tentare invece la carta di una cultura-pubblica istruzione-rai affidata a intelligenze libere e un po' eccentriche con fama destrorsa: il solito Vittorio Sgarbi, il neocardinale Giuliano Ferrara, o che so un tradizionalista cattoislamico come Franco Cardini, un eccentrico non classificabile come Philippe Daverio, o per restare nell'ambito istituzionale, un Marcello Pera. E Barbareschi, Buttafuoco, Zecchi... 0 meglio un gruppo misto di creativi e di organizzatori, coordinato da un anfibio politico. Per tentare una realistica operazione: non sostituire un'egemonia all'altra, sempre odiosa e comunque non praticabile. Ma per allargare l'orizzonte plurale, mescolare generi e culture, e conquistare il consenso tramite l'operosit pi che l'ideologia, facendo cose grandi e belle pi che di partito e di setta. Per ci vuole un Gran Progetto. Su molte cose credo alla pratica di governo pi che alle programmazioni; ma sulla cultura no, la grande capacit di agire dev'essere preceduta da un disegno, da un'idea. Ma qui mi prende l'ictus dello scrivere, Berlusconi fa gi troppe cose e su troppi gravi temi impegnato per doversi occupare pure di questo, come Tremonti... Allora chi? Boh, fate finta di niente, abbiamo scherzato. Vi ho solo letto il copione di una puntata d'Incantesimo.



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