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VERONA - «Palazzo Forti, scelta rispettosa»
B.PI.
Martedì 8 Aprile 2008 L'ARENA




I GIOIELLI IN VENDITA. L’assessore al Patrimonio Daniele Polato: «Il ricavato dall’alienazione solo per fini culturali e sociali. E per la nuova sede della Cignaroli»

«Non tradiamo le volontà del testamento: la galleria diventerà più ricca». Ma resta la polemica su una simile cessione


Ezzelino da Romano. Le famiglie Emilei e Forti. Napoleone e Radetsky. Ha abitato la storia della città, a Palazzo Forti, ancor prima dell’arte moderna e delle mostre che negli ultimi 20 anni hanno portato il nome di Verona nel mondo e a Verona i visitatori di tutto il mondo. Achille Forti, scienziato, benefattore e ultimo proprietario, lasciò il palazzo al Comune nel 1937. Una donazione vincolata: se ne faccia un museo di arte moderna. Come s’è fatto.
Ora questa amministrazione comunale vuole vendere palazzo Forti per far cassa, come si suol dire. Se ne cambierà destinazione d’uso e quando potrà essere trasformato in appartamenti di lusso e uffici il valore lieviterà fino ad almeno 45 milioni. Ma allora: non è ritenuta vincolante la volontà dell’ultimo proprietario? Non s’è alzato abbastanza forte l’appello di chi si sente ferito dalla cessione a privati di questo scrigno di storia e cultura? Non sono validi gli argomenti messi in campo da chi - l’architetto Giorgio Forti su «L’Arena» di ieri - di quell’appello s’è fatto portavoce?
«Il fatto è», risponde l’assessore comunale al Patrimonio Daniele Polato, «che noi siamo convinti di rispettare la volontà di Achille Forti. E spiego perchè. Le risorse ricavate dalla vendita dell’isolato Forti - non solo il palazzo, i negozi sull’altra facciata, in tutto 65 milioni - saranno utilizzate solo per i fini culturali e sociali conformi al testamento: custodire la collezione di arte moderna, dare sistemazione all’Accademia Cignaroli, assicurare fondi alle politiche assistenziali. Garantisco che con quei soldi provvederemo al trasloco della galleria a Castel San Pietro - di proprietà della Fondazione Cariverona, che aggiungerà la sua collezione moderna -, acquisteremo altre opere in modo da valorizzare il patrimonio Forti, ricaveremo all’Arsenale una sede all’altezza delle necessità della Cignaroli. In più, come prescrive il testamento, faremo in modo che le rendite dei beni venduti vengano rimpiazzate da altrettante rendite di immobili, comunali o Agec, da vincolare al patrimonio Forti. Cosa che non è stata fatta dall’amministrazione che ci ha preceduti».
La polemica è riferita all’alienazione di Fondo Frugose. «Anche quel terreno era parte del lascito Forti. La scorsa amministrazione l’ha venduto a 16 milioni facendo una mera operazione immobiliare. Nessun bene ha sostituito le rendite di quello alienato, non c’è stato fine culturale o sociale, e nessuno ha fiatato. Noi comunque ci rifaremo alle indicazioni della commissione Forti, presieduta dall’avvocato Maccagnani nominato dal sindaco Tosi (il presidente nella passata amministrazione era l’assessore Dalla Mura, ndr). È la commissione che autorizza o meno la vendita del patrimonio Forti e indica le modalità per farlo».
Al di là delle polemiche, Polato è sicuro che la vendita di Palazzo Forti rispetti le volontà del benefattore: «Proprio così: la collezione si arricchisce e va in un palazzo anche più prestigioso. Senza contare che prima o poi gli spazi di palazzo Forti sarebbero risultati insufficienti». Ma c’è il lato sentimentale: si vende il cuore della città culturale, si priva Verona di un palazzo fortemente identificato con la sua funzione, e si può capire che chi ama la cultura e la città ci resti male. L’assessore: «Posso capire anch’io. Ma si tratta di fare delle scelte e le amministrazioni sono nelle condizioni di dover generare risorse, soprattutto se il gettito dallo Stato cala - quest’anno meno 4,5 milioni - e se bisogna far fronte a emergenze come quella della casa senza voler toccare le tasse locali. Quando ne riparleremo fra qualche anno credo che Verona ne avrà tratto beneficio. Dalla vendita di palazzo Forti, dei palazzi Pompei e Gobetti e della caserma di vigili trarremo risorse utili per mettere mano a ristrutturazioni come il palazzo del Capitanio, per il museo di Storia naturale, e l’Arsenale».
Polato infine vuol rispondere a un’accusa: si vende palazzo Forti per comprare parcheggi a uso della Fiera, l’allusione che viene fatta al programmato riacquisto dell’area dell’ex mercato ortrofrutticolo dopo l’accantonamento del progetto del polo finanziario; e nello stesso tempo si spendono 26 milioni per comprare mezza area San Giacomo a Borgo Roma. «Le alienazioni dei palazzi storici non hanno nulla a che fare con Verona Sud. Dove peraltro non compreremo parcheggi. Rileveremo la società Polo finanziario spa - un "pacchetto" che ha solo un 20% di parcheggi e poi uffici, alberghi e appartamenti, per poi rivenderla alla Fiera, che abbiamo sempre considerato la vera destinataria di quegli spazi». Quanto all’area San Giacomo, «15 milioni sono già a bilancio, ma la cosa importrante è che acquisiamo 300 mila metri cubi di credito edilizio, cioè lottizzazioni in altre zone. Quell’area ce la ripagheremo così. E avanzeranno soldi».



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