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ARQUÀ PETRARCA (PD) - Colata di cemento davanti alla casa di Petrarca
FILIPPO TOSATTO
GIOVEDÌ, 03 APRILE 2008, la repubblica - Cronaca






Arquà: indagate 8 persone, la procura di Padova blocca i cantieri della lottizzazione



"Fuggo la città come ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta, circondata da un uliveto e da una vigna, dove trascorro i giorni pienamente tranquillo"



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- «Fuggo la città come un ergastolo e scelgo di abitare in un solitario piccolo villaggio, in una graziosa casetta circondata da un uliveto e da una vigna...». Chissà come reagirebbe Francesco Petrarca alla vista dello scempio edilizio compiuto ai piedi della collina dove sorge tuttora la sua dimora. L´orizzonte del «buen retiro» descritto sopra con tanto affetto, dove il poeta concluse la sua esistenza il 19 luglio 1374, anziché sui prati coltivati ora si affaccia su un´inguardabile colata di cemento: 22 mila metri quadrati di fabbricati in località Sassonegro, progettati in spregio al piano ambientale del Parco Colli euganei, l´oasi verde dove sorge, appunto, il borgo antico di Arquà Petrarca. Uno schiaffo inferto alla storia e all´ambiente, che ha spinto la Procura della Repubblica di Padova a ordinare il blocco dei cantieri e a indagare otto persone per abusi e concussioni.
Tra loro - accanto a costruttori, tecnici, direttori di cantiere e amministratori - figura Giuseppe Trentin, già sindaco di Arquà in quota Forza Italia e tuttora coordinatore del partito di Berlusconi nella Bassa padovana, indicato dal pm Paolo Luca come l´autentico «cervello» della lottizzazione che prevedeva la costruzione di diciotto villette a ridosso del giardino dove Petrarca ricevette la visita dell´amico Boccaccio e ultimò la composizione dei «Trionfi».
Sotto accusa il Consorzio edile Sassonegro e la società Piemme costruzioni, al centro di un groviglio di amicizie, parentele e favori politici. E se l´intervento dell´autorità giudiziaria ha - provvisoriamente - bloccato le ruspe, restano le ferite ambientali: scavi e sbancamenti di terreno, costruzione di strade e impianti accessori, fabbricati su una vasta superficie collinare soggetta a vincolo paesaggistico. Tanto da indurre il magistrato a contestare agli indagati l´«alterazione di bellezze naturali», stante la «grave modificazione dell´assetto territoriale dell´area, esposta a visuali lontane e prossima a siti di primario valore storico».
Ma l´affaire edilizio è oggetto anche di un duro scontro in casa forzista. Dove il governatore del Veneto Giancarlo Galan, che ha casa proprio sui Colli euganei, rivendica il merito di aver denunciato per primo lo scandalo - «sono stato io a intervenire presso la Soprintendenza segnalando l´accaduto» - e invita i sindaci della zona a maggior rigore: «Basta costruire, basta con i continui insediamenti, ci sono zone che vanno difese e il Parco Colli è una di queste. Non possiamo permettere che si continui a rovinare il territorio veneto». «Perché Galan parla ora mentre, in passato, non ha mai speso una parola in difesa dei Colli?», punge il suo collega di partito Giuseppe Trentin, che si proclama vittima di un complotto volto a farlo sparire dalla scena politica: «Bisognava abbattere a tutti i costi l´uomo nero e hanno utilizzato una bomba a orologeria».
Il coordinamento delle associazioni ambientaliste del Parco Colli annuncia che si costituirà parte civile al processo: «Quest´operazione deleteria nasce da una scelta precisa da parte degli amministratori di Arquà, ovvero la trasformazione di un´area agricola in zona residenziale, a due passi dalla casa del poeta», commenta Gianni Sandon «e tutto ciò con una motivazione talmente sconcertante da sembrare provocatoria, ovvero la necessità di un "riordino" dell´area. E che dire di un sindaco che è anche comproprietario dei terreni? E di una variante al Prg talmente pasticciata da sembrare fatta apposta per consentire abusi di ogni genere? Una cosa è certa: a questi signori, anche a nome del Petrarca, noi chiederemo i danni».



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