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CAMPANIA - lady Fede attacca: l`ente di Bassolino vale due miliardi
ENRICO PAOLI e GIANLUCA ROSELLI
Libero 30/03/2008

A Napoli non c` solo la monnezza, ci sono anche i beni culturali e i grandi siti archeologici. La prima costa, i secondi rendono. Soprattutto a chi li gestisce, a partire dal governatore della Campania, Antonio Bassolino. Il perch presto detto.
Con un provvedimento del febbraio scorso, il ministero dei Beni culturali ha accorpato le soprintendenze ai beni archeologici
di Napoli e Pompei, creando una super-soprintendenza. Al di l del fatto che l`operazione stata compiuta quando il ministro Francesco Rutelli avrebbe dovuto occuparsi solo della gestione ordinaria, ci che desta pi di una preoccupazione il risvolto economico della vicenda. Il nuovo ente gestir, spiega Diana De Feo, candidata al Senato in Campania per il PdL, circa 2 miliardi di euro di finanziamenti, buona parte dei quali arrivano dalla Comunit europea. Bassolino, ovviamente, vuole averne il controllo totale ed per questo che le due soprintendenze sono
state accorpate. Il bello che a guidare l`ufficio unico sar Piero Guzzo, che sta per andare in pensione, ovvero colui che
riuscito a non spendere i soldi che giaccio - no nelle casse della sua direzione.
Ma questo non un fatto isolato. Il governo di Romano Prodi, dopo la caduta, in carica per l`ordinaria amministrazione.
Dovrebbe, quindi, limitarsi alla gestione degli affari correnti. In realt in diversi ministeri s sta procedendo a nomine per
piazzare uomini del centrosinistra nei punti chiave. Come, per l`appunto, ai Beni culturali, Dove Rutelli, che a breve dovr
levare le tende, sta procedendo alla nomina di ben 216 dirigenti di secondo livello.
Ovvero presidenti di soprintendenze, di istituti culturali, di archivi e biblioteche. Tutti posti con stipendi mai al di sotto dei 4 mila euro mensili. Senza contare che un soprintendente ai beni culturali, a livello locale, gestisce molto potere, perch a lui spettano le decisioni fondamentali della politica culturale (e dei fondi ad essa elargiti) di una citt odi un`intera provincia.
Il ministro ancora in carica si sta dando da fare per piazzare isuoluomni, persone legate al Pd, alla Margherita o ai sindacati, prima di passare la mano al suo successo re.
E il malcontento sale, anche perch le nomine, che verranno formalizzate entro il 31 marzo, raramente tengono conto degli
obbiettivi o delle reali capacit professionali.
Insomma, una grande infornata per piazzare in posti sicuri i soliti amici.
Il dicastero, del resto, ha gi subto una grande riorganizzazione voluta dallo stesso Rutelli, che ha accorpato alcune soprintendenze e ne ha create di nuove, con spostamenti interni che spesso non sono stati graditi. E ora questo grande giro di nomine pre-elettorale. Quello di Rutelli un comportamento scorretto, afferma il segretario della ConfsalUnsa, Giuseppe Urbino, visto che alla vigilia del suo
abbandono non si comprende la folle corsa a dover piazzare
a tutti i costi i propri uomini nei posti chiave. Non mai accaduto, continua il sindacalista, che senza alcun principio di trasparenza e alcun criterio si possa procedere a nominare
un cos alto numero di dirigenti di seconda fascia di cui molti senza specifiche competenze e capacit professionali.
L`intera operazione dovr comunque passare al vaglio della Corte dei conti. Ed proprio alla magistratura contabile che i
sindacati si appellano affinch vigili sulla legittimit di queste operazioni.
Un vizio, quello delle nomine a fine mandato, che nel corso degli anni ha riguardato un po` tutti gli schieramenti politici, da destra a sinistra. Ma il caso di Rutelli rischia di essere uno dei pi eclatanti. L`ex-ministro Urbani ha governato cinque
anni e le nomine le ha spalmate su un arco temporale ampio, conclude Urbino, mentre, con la caduta di Prodi, Rutelli
ha dato il via a una corsa contro il tempo.
E naturalmente rimandare le nomine al prossimo esecutivo non gli proprio passato per la mente.



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