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Il caso dellalbergo di Nebida la punta delliceberg. Urbanistica sotto la lente fino al 2003
Erminio Ariu
La Nuova Sardegna, 6 marzo 2008

Le deroghe facili per volumetrie spesso eccessive sarebbero tante.

NEBIDA. Lincastro dei volumi eccessivi destinato a prendere forme decisamente pi vaste del caso affiorato a Nebida. La lente dingrandimento della magistratura posata ormai sullampio reticolo di costruzioni che negli ultimi anni si sono innalzate nel territorio comunale con modalit edilizie ancorate a qualche discrezionalit di troppo. Il viaggio cominciato e come in tutte le indagini destinato a un percorso a ritroso, per almeno cinque anni saranno spulciati fascicoli di documentazione gi acquisita e da prelevare. Non infatti solo lalbergo residence di Nebida, di propriet della societ Porto Flavia srl, ad essere nel mirino dalla magistratura a causa delle presunte irregolarit derivate dalle deroghe concesse, manu liberali, dal consiglio comunale della passata amministrazione agli imprenditori iglesienti impegnati nella realizzazione di strutture ricettive in citt e nella frazione di Nebida. I sigilli posti, per il momento alla struttura che insiste nella collina di Santa Margherita, rappresentano solo la punta delliceberg che prese corpo nel 2003 e che ora in rotta di collisione con la Procura della Repubblica di Cagliari. Negli ambienti politici cittadini ora sono in molti a cercare di stare alla larga da decisioni che, oggi per allora, sono ritenute illegali ma che in molti a quei tempi hanno avvallato in nome dello sviluppo turistico ed economico del territorio. Per non far passare quelle deroghe, i pochi consiglieri comunali che si sono opposti hanno incassato ingiurie e pubbliche condanne e ora, pur riconoscendo la legalit del loro modo di agire, non hanno stappato le virtuali bottiglie di spumante per un riconoscimento che avrebbero fatto a meno di ottenere. Nel 2003 chi costruiva una struttura ricettiva in citt poteva realizzare 12 metri cubi su metro quadrato e queste deroghe potevano essere applicate anche in posizioni fronte mare. Ricorrendo alla memoria, alcuni consiglieri comunali sostengono che i consiglieri dellopposizione sulle deroghe incriminate assunsero posizioni diverse: alcuni abbandonarono laula in segno di manifesta condanna a quellatteggiamento di eccessiva disponibilit mentre altri, in nome dello sviluppo sostennero, seduti negli scranni al momento della votazione, il proseguo dei lavori assembleari garantendo il numero legale. Fu astensione condizionata allassunzione di responsabilit da parte della maggioranza. Ora i nodi vengono al pettine anche se ad essere coinvolti in questa vicenda sono in tanti. Forse sono proprio gli imprenditori di Domusnovas, in questa vicenda rappresentanti della societ proprietaria dellimmobile di Nebida, a essere le prime vittime di un sistema che andava combattuto alle origini. La societ Porto Flavia srl rischia di dover abbattere almeno due piani o qualcuno in pi per cancellare quanto le autorizzazioni concesse, nel 2003, e successive modificazioni hanno autorizzato. Oltre agli aspetti penali della vicenda che potrebbero manifestarsi, a breve potrebbero esserci anche sviluppi di natura civile per un eventuale risarcimento dei danni subiti dagli imprenditori. Le norme urbanistiche sono chiare soprattutto in materia di cubature e le deroghe, anche se assunte da un consiglio comunale sono a rischio. In tanti sapevano che aumenti degli indici di edificabilit concessi in citt avrebbero provocato appetiti irrefrenabili anche negli altri imprenditori iglesienti e come in una catena di montaggio i benefici si sono estesi con facilit. Nel caso particolare dellalbergo di Nebida, la strada per cercare di mettere rimedio alle presunte illegalit era stata individuata con lacquisto da parte della Porto Flavia srl di terreni di propriet di Igea per poter recuperare in linea orizzontale lo sviluppo dei volumi edificati e abbattere almeno parzialmente limpatto visivo, ma questa operazione, in un primo momento, apparsa possibile a patto che gli imprenditori cancellassero tre piani della strutture ricettiva. Igea ha fatto marcia indietro e la sanatoria svanita. La richiesta di una modifica del progetto, in corso dopera, stata cassata dallamministrazione comunale e il blocco del cantiere stato inevitabile. Ora a dirigere il cantiere lautorit giudiziaria che potrebbe emettere, a breve, i primi avvisi di garanzia. Intanto sulla vicenda sono intervenuti gli ambientalisti del Gruppo di intervento giuridico e Amici della terra, che sul caso avevano inoltrato un esposto per accertamenti il 23 marzo del 2007: Esprimiamo soddisfazione per il sequestro preventivo di quel cantiere sulla costa - ha osservato il responsabile Stefano Deliperi -: un vero e proprio scempio, con una storia amministrativa travagliata e con vari punti oscuri, visibile a molti chilometri di distanza. Non certo giustificabile con la necessit di strutture ricettive che potrebbero trovare pi consona ubicazione fra le tante volumetrie minerarie abbandonate nellarea di Nebida. La strada, insomma, che, come prevede anche la Regione, punta a recupero e valorizzazione dei siti minerari dismessi.



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