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SARDEGNA - Brusca frenata di Soru su Is Arenas
Piero Mannironi
La Nuova Sardegna 27/03/2008

CAGLIARI. Sembra proprio che al presidente Renato Soru non piaccia molto linvestimento immobiliare da 222.900 metri cubi sulle dune boscate di Narbolia della societ Is Arenas srl. Il caso era infatti ieri nellagenda della giunta regionale, ma, dopo una lunga discussione, si deciso di non decidere. Per il momento, dunque, ogni delibera congelata. Al punto 19 dellordine del giorno dellesecutivo era prevista lapprovazione del piano stralcio di gestione del Sic ITB 032228. Cio, Is Arenas. Evidentente, la lunghissima e intricata storia di questo investimento immobiliare in una zona di altissimo pregio ambientale, tanto da essere compresa nella rete dei siti di interesse comunitario, continua ad alimentare dubbi e riserve. E forse questi dubbi hanno ieri in qualche modo prodotto una riflessione interna alla giunta. Il dilemma di Soru, daltra parte, non solo di natura tecnico-giuridica, ma sicuramente anche politico. Il presidente, che ha fatto della tutela delle coste sarde uno degli elementi pi qualificanti della sua azione politica, si trova infatti a dover sottoscrivere una vera e propria resa davanti a un progetto che contestato duramente anche dallUnione Europea. Di pi, quasi sicuramente si arriver allincredibile paradosso che Soru, come rappresentante della Regione Sardegna, sar chiamato a sborsare qualche decina di milioni di euro, come sanzione comminata dalla Corte di giustizia europea, per non aver saputo tutelare il Sito di interesse comunitario di Is Arenas. E il paradosso potrebbe diventare due volte irritante, se si pensa che, davanti allapertura di uneventuale procedura di responsabilit per un danno prodotto allerario, la Regione si troverebbe ancora una volta sotto accusa. In estrema sintesi, la questione questa: qualcuno non ha rispettato le direttive europee, deteriorando unarea protetta, ma non pagher un centesimo. A pagare sar invece la Regione. Cio, la comunit. Daltra parte, durante il governo di centrodestra, esattamente nel settembre 2003, uno dei pi alti funzionari del ministero dellAmbiente, Aldo Cosentino, su indicazione del ministro di allora Altero Matteoli di An, aveva chiesto che Is Arenas venisse cancellata dalla rete europea dei Sic. Un caso senza precedenti. Cosentino firm la richiesta, motivando liniziativa del ministero in un modo che apparve subito quanto meno discutibile. In estrema sintesi, sosteneva questo: Is Arenas doveva essere cancellata dalla rete dei Sic europei, perch la sua integrit era stata seriamente danneggiata dalla societ Is Arenas srl e perci le dune boscate non erano pi meritevoli di tutela. In parole pi semplici sarebbe come dire: tu societ sei resposanbile del deterioramento dellequilibrio ambientale e perci ti premio cancellando i vincoli che impediscono la realizzazione del tuo investimento immobiliare. Lenormit contenuta in questo assunto non ha bisogno di dimostrazioni. Veniva infatti identificato il responsabile di un comportamento non conforme alle norme comunitarie e non solo non lo si sanzionava, ma addiritura lo si premiava. Era come un corto circuito logico, una negazione del rapporto fondamentale che regola le dinamiche di tutti gli ordinamenti: il principio di responsabilit sul mancato rispetto delle regole e la eventuale sanzione conseguente. Per limitare la brutta figura davanti allEuropa, la richiesta di cancellazione di Is Arenas dalla mappa dei Sic venne ritirata. Ma era ormai troppo tardi: come era prevedibile, la Commissione europea utilizz proprio le argomentazioni del ministero dellAmbiente per aprire un nuovo procedimento contro lo Stato italiano. Come dire: quelle argomentazioni sono la prova di uninadempienza nel far rispettare le norme comunitarie. Tecnicamente si chiama messa in mora complementare. La domanda oggi questa: come possibile che siano state rilasciate le concessioni edilizie? Il sindaco di Narbolia Francesco Firinu, in una nota inviata nei giorni scorsi al nostro giornale, ha dichiarato che tutto in regola e che la societ Is Arenas srl ha legittimamente ottenuto licenze e concessioni. E per dimostrarlo ci ha inviato il decreto presidenziale con il quale veniva respinto il ricorso presentato dagli ambientalisti del Gruppo di Intervento Giuridico, i quali sostenevano che il progetto doveva passare al vaglio almeno di una procedura di incidenza ambientale se non di valutazione di impatto ambientale. Dunque tutto in regola: il Consiglio di Stato ha espresso nel dicembre 2004 il parere che ha poi portato al decreto presidenziale, firmato il 6 maggio 2005, e il Comune era perci pienamente legittimato a rilasciare le concessioni edilizie sulla base di un accordo di programma firmato nel 1997. Un accordo che, incredibilmente, valido perch quello del Sinis lunico piano paesaggistico sopravvissuto allattacco degli ambientalisti: sette vennero infatti affondati dal Consiglio di Stato e sei dal Tar. Il settimo rest in piedi perch non si trov il documento che legittimava allazione. E anche oggi, in questa storia infinita e intricata, c una stranezza. Lennesima. E cio, che gli ambientalisti non hanno mai ricevuto alcuna notifica e perci non solo non sanno perch il loro ricorso stato respinto, ma stato a loro impedito, nei fatti, di ricorrere in Cassazione. Ma questi sono problemi che non interessano minimamente la Commissione europea. E Soru lo sa molto bene.



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