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VENEZIA - Cos la citt fragile si difende dagli invasori
la Repubblica 25/03/2008

DAL NOSTRO INVIATO ENRICO BONERANDI VENEZIA Fu attaccato, deriso, e osannato. Intervistato dai giornali di tutto il mo n d o . D o p o ventanni, e un periodo di stacco dalla politica quando il suo partito, la Dc, si dissolse, Augusto Salvadori, il nemico dei saccopelisti e dei torsonudisti (termini da lui stesso coniati) ancora nella giunta veneziana a condurre la sua personale battaglia in nome del decoro della citt. Pubblici appelli, decaloghi di buon comportamento, volantini distribuiti in 5 lingue, una squadra di volontari che girano per le calli cercando di convincere i turisti che mangiano sui gradini o fanno i propri bisogni a cielo aperto che cos non si fa: Non bisogna mollare mai, la parola dordine dellassessore, che una settimana fa si rivolto al ministro della Pubblica Istruzione Fioroni chiedendogli di convincere le scolaresche a programmare le visite a Venezia in periodi morti, come gennaio o novembre. Ricevendone unalzata di spalle: Non compete a me. Ma Venezia ha bisogno di ben altro per sopravvivere, e provvedimenti pi concreti sono allo studio. Se vero che in piazza san Marco non si bivacca pi nel sacco a pelo, dal 1986, lanno della prima battaglia di Salvadori, il numero dei turisti quasi raddoppiato, con una crescita negli ultimi tre anni di oltre il 6 per cento e un trend che non destinato a cambiare, con Paesi come Russia, Cina e India che si affacciano massicciamente sul mercato. Venezia una citt delicata, fragile. Sta scoppiando, anche se qualcuno fa finta di non accorgersene, come quegli albergatori che gi si lamentano per una piccola flessione nelle presenze pasquali. Da sempre le amministrazioni discutono come metterci una pezza. Spesso solo annunciando misure subito bocciate o rimaste lettera morta. Lultima, che ha gi provocato sussulti, viene dallassessore alla Mobilit, Enrico Mingardi. E cio listituzione di una sorta di ticket di ingresso, parola tab perch sembra discriminare ricchi e poveri e d subito limmagine di citt-fortino. Lidea di creare un city pass, che dia accesso anche a una serie di servizi, di costo variabile a seconda che venga richiesto per periodi di massima affluenza o di relativa calma. Il concetto portante che le visite a Venezia vadano programmate e prenotate. Ne chiediamo conferma allo stesso assessore, che precisa: Sono solo in corso degli studi. Poi dobbiamo trovare il concerto con gli operatori turistici. A ruota, una puntualizzazione del Comune: La scelta dellamministrazione non certo motivata dalla volont di fare cassa, quanto piuttosto dallobbligo di organizzare i flussi turistici attraverso un sistema di controllo che consenta a residenti e turisti di vivere gli uni in una citt abitabile, gli altri in un luogo darte unico al mondo. Insomma, avanti, ma con i piedi di piombo. Spiega Mingardi: Stiamo applicando la telematica ai problemi della mobilit. Per monitorare puntualmente gli ingressi in citt, via treno, autobus, nave. Dobbiamo evitare i picchi paradossali di presenze che si verificano pi volte nel corso dellanno. Confermo che non vogliamo solo riempire le casse per il Comune. Il numero chiuso brutto, meglio studiare un sistema di prenotazioni. Quando c maltempo, destate, e non si va in spiaggia, dalle citt costiere la gente si riversa su Venezia, provocando un caos indescrivibile. Questo non deve essere pi consentito . Gi, ma come si fa? Si bloccano le vie daccesso? In passato, a un accenno di provvedimenti restrittivi, alzarono subito la voce gli albergatori veneti, quelli che ospitano i turisti mordi- e-fuggi, che visitano Venezia e poi vanno a dormire a Padova o Treviso. Tre anni fa si avanz lipotesi di una tassa di 10 euro per chi entrava in auto in citt, un lasciapassare oneroso. Rest solo sulla carta. In passato ci furono anche proposte ai limiti del folklore, come quella di vietare le serenate in gondola in certe ore della giornata perch disturbavano la navigazione dei vaporetti, e il solito Salvadori di suo sugger che almeno si abbandonasse la classica O sole mio per canzoni veneziane. Lanno scorso Veltroni, Domenici e Cacciari cercarono udienza nel governo per ripristinare in qualche misura una tassa di soggiorno, ventilando una sorta di numero chiuso per Roma, Venezia e Firenze e altre citt darte, ricevendo dal vice-premier Rutelli un rifiuto netto. Lunica misura che esiste al momento un pedaggio che deve pagare chi arriva a Venezia in pullman (graduato a seconda che il soggiorno preveda o no il pernottamento). Se i veneziani (65mila circa, in costante diminuzione, tanto che alcuni studi pronosticano per il 2030 la loro estinzione) sono sempre pi in difficolt, da tre mesi il Comune ha istituito una linea di vaporetti, tra la ferrovia e San Marco, a loro dedicati, e in qualche stazione ci sono pontili privilegiati, per evitargli le code. Ma ancora poca cosa. Un referendum, promosso dal giornale Il Gazzettino , sullopportunit di piazzare un ecopass sul Ponte della Libert, ha visto una percentuale schiacciante (82 per cento) di favorevoli. tutto molto complicato, tenuto conto anche della lobby degli albergatori commenta lexsindaco di Venezia, Paolo Costa A mio parere, bisogna procedere su vari fronti contemporaneamente. Basandosi su un dato di fatto: pi di 15 milioni di turisti allanno la citt non li pu reggere. Ci vuole un patto vero e serio: inutile far progetti se poi si consente la creazione di nuovi posti letto. Partendo di qui, vanno governati i flussi. E lunica via, non esistendo la bacchetta magica, quella di andare verso un sistema di prenotazioni. Alternative non ce ne sono. Autorizzazioni pagate alla visita. Creare scalpore con proposte come quelle di Salvadori sulle gite scolastiche un nonsenso. Cosa cambier mai se 300mila ragazzi vengono qui a gennaio o a maggio, con milioni di turisti che premono?.



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