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QUALIT URBANA - Solo la bellezza pu riscattare le citt
STEFANO BUCCI
Corriere della Sera 19/03/2008

Al centro dell'affresco del Buongoverno, nel Palazzo dei Priori di Siena, Ambrogio Lorenzetti (1285-1348) aveva dipinto una scuola mentre come cuore della citt reale aveva immaginato, proprio davanti al Duomo, l'immenso Ospedale della Scala. Una ragione per quella scuola e quell'ospedale sparati cos in primo piano c'. Perch quella rappresentata da Ambrogio Lorenzetti non vuole essere soltanto una realt estetica ma anche sociale: fin dai primi secoli dell'Anno Mille, tutti i cittadini della civitas avevano avuto, accanto ai loro doveri alla partecipazione attiva e alla sua difesa, alcuni diritti inviolabili come l'accesso all'istruzione elementare con tanto di maestro (la scuola) e all'assistenza sanitaria con tanto di medico (l'ospedale).
Strade, piazze, portici, ponti come simbolo delle nostre libert e dei nostri diritti. Una citt bella analizzata non soltanto come un'opera d'arte ma anche come ambiente ecologico
per la sua democrazia, dove i suoi cittadini si possono sentirsi intimamente tali . Sono alcuni dei tasselli del mosaico messo insieme da Marco Romano nel suo nuovo libro ( La citt come
opera d'arte, Einaudi, pp. 120, e9): L'idea di bellezza proposta ad esempio dal Rinascimento spiega Romano che stato docente di Estetica delle citt a Venezia, Palermo, Genova, Milano nonch
autore sempre per Einaudi di una Estetica della citt europea
non voleva soddisfare solo l'esigenza dello spirito ma aveva anche l'ambizione di sfidare il tempo offrendo una prospettiva di eternit nella quale si potessero radicare le nostre
speranze terrene. Per questo, quando si trattava di estetica delle citt l'idea di eternit doveva superare necessariamente i confini della semplice forma per legarsi alla trasformazione di ogni individuo in un effettivo elemento della civitas, in una persona socialmente riconosciuta.
L'invito dunque quello di guardare l'evoluzione della citt europea da mille anni a questa parte per pensare e progettare la citt di oggi. Avvicinando Calatrava e Ammannati, la Biblioteca Malatestiana di Cesena e il Beaubourg, la locanda della Posta di Senigallia a l'Unite d'habitation di Le Corbusier ma allo stesso tempo allontanandosi da ogni nostalgia tradizionalista (alla Lon Krier per intenderci). In questa riscoperta del valore sociale della bellezza c', per Romano, la ricetta per superare l'attuale crisi delle nostre citt. Come aveva, a suo tempo, fatto la Firenze mercantile aprendo i cantieri delle nuove mura arnolfiane e del Duomo quando era ancora in lotta contro le famiglie dell'oligarchia; come aveva fatto Siena disegnando Piazza del Campo quando ormai la sua potenza finanziaria e militare era avviata verso un irrimediabile declino; come avevano fatto, in tempi pi recenti, i cittadini di Bilbao reagendo al loro tramonto industriale affidando a Frank 0. Gehry il progetto per la nuova filiale del Guggenheim.
Tommaso Moro nella sua Utopia voleva non soltanto che tutti gli abitanti avessero i medesimi compiti, il medesimo lavoro, i
medesimi cibi, i medesimi vestiti ma anche che avessero le medesime case a tre piani.
Quest'idea di democratizzazione estetica dell'architettura pu rivelarsi utile anche ai nostri giorni. Che vedono banlieu
e periferie trasformati in luoghi di degrado non perch lontane materialmente dal centro, ma perch i loro abitanti sono privi di qualsiasi riconoscimento di appartenenza, sono una galassia
asserragliata in un ghetto dove si perde l'idea stessa di democrazia. Dunque risanare (anche esteticamente) quelle periferie vuol dire avviare il loro riscatto sociale. Non a caso, d'altra parte, Voltaire chiedeva nel Settecento un nuovo piano regolatore che restituisse a nuova vita i quartieri pi bui di Parigi. E lo voleva addirittura scolpito nel marmo, esposto nell'atrio del palazzo municipale, trasformato in una testimonianza perenne del glorioso futuro delle citt.


Le risposte di Boeri e Dal Co
Idea colta, ma anacronistica Servono scuole e biblioteche
Sergio Fajardo, sindaco di Medellin e probabile prossimo presidente della Colombia, in quattro anni ha letteralmente ribaltato la citt. E lo ha fatto solo con l'architettura: scuole, biblioteche, funivie e altre strutture destinate alla collettivit che (insieme all'aumento del numero dei poliziotti
di quartiere) hanno di fatto dimezzato gli omicidi della seconda citt della Colombia, tristemente famosa in quanto a lungo capitale mondiale del narcotraffico.
Per Stefano Boeri, direttore di Abitare e protagonista con Fajardo del simposio su La dimensione politica dell'architettura organizzato dalla Fondazione Targetti e dalla Fondazione Corriere della Sera svoltosi ieri a Firenze, il modello per migliorare la qualit di vita delle citt
proprio quello indicato da Fajardo: Non credo che abbellire la citt serva necessariamente a renderla anche pi vivibile dice Boeri . una visione che definirei molto colta ma anche
molto anacronistica, legata a una realt imposta da pochi soggetti. Secondo Boeri, dunque, l'idea della citt come opera d'arte globale non aiuta a cancellare diseguaglianze che
oltretutto non possono pi essere localizzate soltanto nelle periferie ma in quelle che io chiamo le anti-citt, vere e proprie zone franche nel centro di citt come Bari, Genova e Napoli.
Sulla stessa linea anche Francesco Dal Co, professore di Storia dell'architettura all'Universit di Venezia: L'idea di ispirarsi a una bellezza antica per migliorare la qualit delle nostre citt mi fa venire in mente i turisti che amano la Cupola del Brunelleschi senza per sapere che nel Quattrocento, all'ombra di quella bellissima cupola, la gente viveva al massimo trentadue anni. O a chi si entusiasma davanti alla Reggia di Katsura in Giappone senza rendersi conto che impossibile viverci . Per Dal Co, d'altra parte, non tutte le architetture antiche che sono sopravvissute fino a noi sono necessariamente anche belle. Il suo modello? La periferia di Berlino disegnata negli Anni Venti da Mies van der Rohe, una periferia certo bellissima e oggi
assai ambita dall'lite degli intellettuali, ma dove quello che conta non tanto la visione estetica quanto la misura del vivere, l'idea che ogni singolo spazio rispecchi fedelmente la
tipologia delle persone che ci vivono, e questo non certo soltanto una questione di bellezza.
St. B.



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