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BENI CULTURALI - AGORA'-"IN ITALIA IL 70% DEL PATRIMONIO CULTURALE MONDIALE". O NO?
P.Daverio
Avvenire 16/03/2008

Gli italiani spesso si consolano d`essere in una sorta di stand by culturale e artistico con il dato, accettato come dovuto luogo
comune, che da loro conservato (proprio conservato!?) il
70% del patrimonio culturale mondiale. Questo dato ovviamente
non autentico, manca d`una valutazione attuale, ma proviene da una diceria che aveva innegabilmente senso all`inizio del ventesimo secolo, quando un fondo oro senese di media qualit valeva dieci quadri di Monet, quando non si stimava il valore
del Taj Mahal o delle piramidi Maya, quando non c`erano
ancora i musei della modernit.
Per quanto il dato sia quindi di fantasia rimane pur sempre certo
che da noi, qui sulla penisola, depositato una gran parte
del patrimonio culturale dell`umanit.
La storia amministrativa e la conservazione di tutto questo bene merita una riflessione.
Lo chiamiamo "italiano" ma proviene in realt da varie origini.
In primis deriva dall`infinito patrimonio legato al culto, cio dalle chiese, dove in parte e per fortuna si trova tuttora, dai monasteri, dai conventi e dalle congregazioni.
Poi dal mondo laico, il quale si divide in due rami ben distinti. Gli Stati anteriori all`Unit, una volta aboliti, videro cumulare
il loro demanio in un unico demanio centrale dopo il 1861 e soprattutto dopo Porta Pia. Il che form un ammasso di cose e di case che provenivano sia dai musei gi esistenti che dai
palazzi dei poteri aboliti. Gli Uffizi, Brera o il Museo dell`Accademia di Venezia rimasero sostanzialmente intatti, anzi lentamente incrementarono te loro raccolte. I Palazzi del Granduca
di Toscana, quelli del re di Napoli o del duca di Modena o di
Parma confluirono nel Tesoro e i mobili si misero a migrare per arredare lo Stato nuovo, compreso il Quirinale che il papa aveva ben pensato di sguarnire prima di lasciarlo.
Ci vollero ben trent`anni prima che si formasse una coscienza
di conservazione unitaria che fosse in grado di recepire la tradizione gi esistente di preservazione e garanzia nelle
singole aree.
In questi giorni a Ferrara si pu visitare una bella mostra, gi recensita su queste pagine, su Corrado Ricci che.fu il primo sperimentatore di un sistema di conservazione ravennate nel 1898.
Dieci anni dopo, nel 1907, fu promulgata la prima legge di tutela
che delineava le soprintendenze, la quali iniziarono la toro
complicata esistenza nel 1908.
Compiono quindi cent`anni e meritano tutti gli auguri del caso.
Il terzo cespite del patrimonio artistico era quello che oggi si
chiama privato, quello cio che era costituito dalle ville della nobilt storica, con i loro contenuti e dalle collezioni che la borghesia esordiente si stava esercitando a costituire. Su quel tesoro infinito fece man bassa il mercato internazionale, sotto la
bacchetta magica del grande Bernard Berenson (la faccio breve
e sintetica!). I Morgan, i Gardner, i Duveen, trovarono una I.
talia Unita che era un po` come una grande India da spolpare. A
buoi scappati si decise di chiudere la stalla e nel 1939 fu promulgata la prima legge di tutela che offr alle Soprintendenze
ormai mature uno strumento di vincolo. Infine, negli anni`70, fu inventato il Ministero dei Beni Culturali e tutto prese la forme
che ha nella sostanza ancora oggi, ovviamente in quel disinteresse
generale che fa s che proprio in questi giorni gli oltre centoquaranta marchi partitici che spresentano alle elezioni di tutto promettono fuorch un programma sulla nostra eredit culturale.
Buon compleanno alle Soprintendenze!
Ma consoliamoci, il patrimonio c` ancora, anche fra i privati. Chi avesse voglia d`un viaggio a Gorizia, dopo la caduta
del nostro muro con l`Est, potr visitare in questi giorni una
bellissima mostra sull`arte veneta del Settecento, integralmente
fatta con dipinti di provenienza privata, e finanziata con
mezzi privati di banche locali, con alcune opere raramente viste.
Il pubblico e il privato esistono davvero, il patrimonio ecclesiale pure. I restauri sono spesso eccellenti. Manca solo una
sensibilit trasversale e nazionale sull`argomento. per questo che scriviamo.



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