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Quei bassorilievi assiri che l'Italia vuole salvare
Viviano Domenici
Corriere della Sera, 3/12/2003

Il re degli Assiri che lo fece costruire lo battezz il Palazzo senza rivali e cos dev'essere stato davvero. Aveva una sala del trono lunga cinquanta metri e altre poco pi piccole, ma tutte con le pareti coperte da gigantesche lastre d'alabastro sulle quali gli scultori realizzarono a bassorilievo il pi grande e complesso ciclo narrativo che sia mai stato concepito.
Su quelle lastre alte quasi tre metri, affiancate l'una all'altra, scorrevano come su una gigantesca pellicola scene di combattimenti, sfilate di armati, episodi di assedio, scene di caccia, celebrazioni di vittorie, cortei di dignitari, colonne di prigionieri, stragi di vinti.
Tutta la gloria di Sennacherib, il re assiro vissuto tra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo, venne rappresentata nel suo palazzo reale di Ninive, la capitale dell'impero, le cui rovine si trovano a poca distanza da Mossul, nell'Iraq settentrionale.
Alla morte di Sennacherib, fu Assurbanipal ad abitare e arricchire d'opere d'arte il Palazzo senza rivali, poi l'impero croll, il palazzo cadde in abbandono e i secoli ammucchiarono sabbia sulla potenza assira.
Furono gli archeologi dell'Ottocento a ritrovare l'antica Ninive e gran parte delle grandi lastre scolpite fini nei pi celebri musei europei, ma il Palazzo senza rivali non si lasci strappare le meraviglie della sala del trono e di un altro paio di ambienti che solo una trentina di anni fa rivelarono i loro segreti agli archeologi iracheni.
Domani e dopodomani quei bassorilievi sfregiati dal tempo e dall'abbandono seguito al dramma delle due guerre che hanno sconvolto l'Iraq, saranno protagonisti di una mostra e di un convegno promossi dalla Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea e organizzata nella sede dell'Accademia Reale del Belgio, a Bruxelles, dall'Istituto Italiano di Cultura.
Non una mostra di sculture, data l'inamovibilit di questo genere di reperti,
ma di particolari immagini realizzate quasi in grandezza naturale durante la campagna di rilevamento fotogrammetrico effettuato negli scorsi anni in previsione dell'intervento di restauro che doveva passare alla fase esecutiva proprio un mese dopo l'inizio dell'ultimo conflitto. Immagini che hanno permesso agli specialisti del nostro Istituto Centrale del Restauro di mettere a punto un programma di interventi che dovrebbe vedere impegnati anche i restauratori iracheni e che potr iniziare appena le condizioni di sicurezza lo permetteranno.
E' stato un lavoro impegnativo e preziosissimo spiega il professor Antonio Invernizzi, dell'Universit di Torino, che ha partecipato all'elaborazione del Progetto Ninive, fortemente voluto da Giuseppe Proietti, direttore generale per i Beni Culturali . Sono state realizzate migliaia di immagini che data la particolare sottigliezza del bassorilievo hanno imposto speciali tecniche di ripresa per evidenziare particolari altrimenti invisibili.
La parte decorata copre alcune centinaia di metri quadri di superficie e mostra raffinate scene di guerra e di caccia, inserite in un ambiente naturale caratterizzato da una linea d'orizzonte ondulata e da diverse notazioni paesaggistiche. Gi quando vennero scoperte, le lastre della sala del trono mostravano ampie lacune e una cattiva conservazione; in condizioni nettamente migliori, invece, le lastre della seconda sala e dei piccoli locali annessi ancora completamente rivestiti di bassorilievi. Purtroppo per, l'abbandono di questi ultimi anni ha prodotto danni serissimi.
L'ultima volta che ho visitato il Palazzo stato nel gennaio scorso: le tettoie di lamiera che proteggevano i bassorilievi sono in gran parte scomparse e cos pioggia, vento e sabbia hanno fatto il loro lavoro disgregante. Ma stata certamente l'escursione termica a causare i danni maggiori. Le lastre scolpite sono di alabastro e molte sono crollate su se stesse. I pezzi scolpiti sono dispersi tutt'intorno e temo che i pezzi pi piccoli siano stati trafugati. Ma quanto rimasto ancora un patrimonio unico: il progetto di restauro potrebbe salvarlo.
Occorrerebbe fare presto, ma i tempi della guerra non promettono nulla di buono.




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