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Ancora sulla chiesa del Ritiro di Mesoraca
Giuseppe Pipita
Il Crotonese, 11-03-2008

E una relazione importante quella sulle condizioni in cui versa la Chiesa del Ritiro che il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria, Paolo Scarpellini, ha inviato al Segretario Generale della Presidenza della Repubblica Dott. Donato Marra, al Consigliere per la conservazione del patrimonio artistico Prof. Louis Godart e, per conoscenza, a Stefano Cropanese, il giovane appassionato della Chiesa di Mesoraca che con una lettera aveva interessato il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Una relazione concisa quanto importante quella di Scarpellini che cos scrive: Si comunica che questa Direzione Regionale ha effettuato una prima visita al monumento in questione, rilevando un effettivo stato di dissesto strutturale, circoscritto alla zona del transetto e dellabside, nonch gravi condizioni di degrado dellapparato decorativo plastico e pittorico che orna il sacro edificio. Scarpellini avanza anche unipotesi riguardo alla precaria situazione della chiesa: Le cause del dissesto statico, a giudizio di chi scrive, sono da ricercare nella carenza di contrasto al peso ed alle spinte delle imponenti strutture murarie della zona absidale delledificio, dovuta sia alla morfologia del terreno, particolarmente acclive e degradante verso valle, sia alla recente demolizioni di antichi corpi di fabbrica addossati allabside. Sarebbero dunque conseguenza di tali cause le lesioni passanti che interessano la parete absidale e le volte dellabside e del transetto destro e sinistro, mentre le infiltrazioni di acqua dal tetto hanno alterato il modello degli stucchi e la coesione delle pitture murali. Negli ultimi anni, sembra sul finire del secolo scorso, sarebbero stati eseguiti interventi di consolidamento delle fondazioni e lavori di restauro degli apparati decorativi della navata, che in effetti appaiono in buono stato di conservazione. Analizzata la situazione il direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria fornisce al Quirinale assicurazione circa limpegno da parte della scrivente amministrazione, per un esame pi approfondito e dettagliato dello stato conservativo e delle cause di dissesto e di degrado, nonch per il reperimento dei fondi necessari alla esecuzione degli interventi, confidando anche nella disponibilit in tal senso da parte della Curia, del Comune e della Regione. Si resta a disposizione per eventuali chiarimenti, mentre si assicura tempestivo aggiornamento. Naturalmente soddisfatto Stefano Cropanese che sottolinea: Devo dire che una tempestivit e unefficienza di questo genere non lavevo mai riscontrata, nemmeno studiando le antiche carte sulla storia del Ritiro. Vuol dire, probabilmente, che la strada imboccata quella giusta e che, effettivamente, la situazione in cui versa il Ritiro non per niente tranquilla. Riconoscendo che Scarpellini ha descritto con chiarezza la situazione in cui versa il sacro edificio Cropanese evidenzia due aspetti: il riferimento del Direttore circa la demolizione di antichi corpi di fabbrica addossati allabside e il suo auspicio che la Curia, il Comune e la Regione diano (concretamente, sintende) la loro disponibilit per la salvezza del Ritiro. Sul primo punto, mi si consenta di dire, sono personalmente soddisfatto poich stata ufficializzata una delle mie tesi pi remote. Infatti, nella mia pubblicazione sulla storia del Ritiro e sulla figura del suo fondatore Don Matteo Lamanna (pg. 22), ma gi prima in alcuni miei interventi pubblicati su Il Crotonese, ho asserito la tesi secondo la quale labbattimento, nella fine degli anni settanta del secolo scorso, delle mura del palazzo edificato nel primo lustro del XIX secolo, a spese dellArcivescovo Pietro Fedele Grisolia (1739-1809), sia stata la causa primaria dei mali strutturali pi rilevanti di cui il Ritiro ancora soffre. Quel palazzo, infatti, era stato edificato soprattutto per sostenere strutturalmente il transetto nord della chiesa. Altrimenti, quale sarebbe stata lutilit di una nuova costruzione (tra laltro a circa 20 anni di distanza dal terremoto che distrusse lintera Calabria nel 1783), vista lampiezza della Pia Casa, edificata da Don Matteo Lamanna e distrutta per met, come nel caso del palazzo, durante il Novecento? Sulla faccenda Cropanese cita anche un aneddoto: Un mio concittadino, recentemente, invitandomi a documentarmi sulle cose del Ritiro (probabilmente gli sfugge che io abbia pubblicato un libro con pi di 300 documenti inediti sulla storia del Ritiro!), mi ha detto che non era vero ci che scrivevo in riferimento allabbattimento del palazzo poich, a detta di tale persona, quando lAmministrazione Comunale dellepoca demol le mura del palazzo in questione ebbe il parere favorevole di un tecnico (?), circa limprobabilit di causare danni alle possenti mura del sacro tempio. Un conto voler a tutti costi giustificare la causa; un altro, invece, rifiutarsi di accettare leffetto. Su questo punto, e lho gi scritto in altre occasioni, le responsabilit non sono solo ed esclusivamente del Comune di Mesoraca, che ha promosso labbattimento di quella costruzione, ma anche della Curia Arcivescovile che, in quel periodo (e purtroppo non solo in quello) si dimostrata disinteressatissima delle sorti del monumento sacro pi importante del territorio diocesano. Cropanese non tira fuori la Curia per aver lasciato che il Ritiro finisse sullorlo del crollo: Come mai, per esempio, lArcidiocesi non ha fermato quello scempio? Perch, successivamente, non ha mai fatto richiesta al Comune di Mesoraca di risarcire il Ritiro dei danni strutturali provocati? Sono silenzi assordanti che hanno un peso rilevante nella storia del Ritiro! La verit, ed una verit storica, che nei sacri palazzi, dalla seconda met del Novecento, linteresse verso il Ritiro stato letteralmente nullo. Sul secondo punto, quello relativo agli interventi degli enti sinergici auspicati da Scarpellini, Cropanese ricorda: Almeno sino ad ora, non c stata alcuna concertazione tra i vari enti. Basti pensare che la conferenza di servizio sul Ritiro , da molti anni, inspiegabilmente fallita. Sembra che ognuno, almeno con le parole, voglia fare qualcosa ma senza dialogare con laltro. Temo che questa strategia venga utilizzata proprio perch non c la fermezza e la volont di risolvere questo problema. Mi viene in mente, a tal riguardo, una lettera di Padre Innocenzo Schipani senior, risalente agli anni trenta del secolo scorso, nella quale scriveva: mentre qui a Roma per il Ritiro si muovono, quelli che dormono sono proprio in Calabria. Infatti, mentre nellUrbe vari Ministri, Sottosegretari e Nunzi Apostolici si interessavano del Ritiro (allepoca il problema era soprattutto patrimoniale) qui, in Calabria, si faceva a gara a chi dovesse saccheggiare legalmente il sacro tempio! Quella di Padre Schipani una frase emblematica che rispecchia bene anche lattuale situazione. Cropanese non perde la speranza ed auspica: Speriamo, comunque, che questa sia la volta buona; speriamo che chi deve operare per il bene della comunit lo faccia al pi presto; speriamo che si incominci a guardare al Ritiro come ad una opportunit e non come ad un intralcio, un peso, un problema da non risolvere, solo per mancanza di volont: Don Matteo Lamanna nel Settecento edific lintero complesso monumentale, spendendo milioni di euro attuali, grazie al sostegno delle popolazioni e delle istituzioni; noi, oggi, non siamo in grado di fare nemmeno la met della met di ci che fece quel grande sacerdote calabrese. Desidero porgere il mio pubblico ringraziamento al Signor Presiedente della Repubblica Giorgio Napolitano, nonch agli uomini che collaborano con lui, per aver risposto con i fatti concreti alla mia umile lettera. Ringrazio, altres, il Dott. Scarpellini per la tempestivit e la dedizione con la quale ha iniziato a lavorare per garantire la giusta dignit che un monumento come il Ritiro certamente merita. Limportanza storico-artistica di questo monumento ci deve spingere a lavorare per la sua salvezza, poich non possiamo non consegnarlo intatto alle generazioni future. E tutta una questione di civilt.



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