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ROMA - Archeologia e metro C: "Distruzioni inevitabili"
CARLO ALBERTO BUCCI
VENERD, 29 FEBBRAIO 2008, LA REPUBBLICA - Roma





Dalla Chiesa Nuova a piazza Venezia, la mappa del territorio a rischio



Il dossier della soprintendenza Italia Nostra: " uno Scempio. Si fermino i lavori"



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Qualcosa va distrutto. Smontato. Spostato. Sottratto alla citt storica. Sacrificato. Per sollevare la metropoli moderna dal traffico. I resti delle fasi pi antiche del cenotafio di Agrippa sotto piazza Sforza Cesarini davanti alla Chiesa Nuova. Oppure la strada in pietra gabina di et repubblicana sepolta sotto piazza Vanezia. Ma anche, forse, le murature antiche, che si trovano undici metri sotto piazza Celimontana, dove deve uscire il pozzo di ventilazione della metro C.
Il dettagliato rapporto (si ipotizza anche una contenuta rimozione di resti antichi lungo via Sannio) che il soprintendente Angelo Bottini ha inviato il 24 gennaio al direttore generale per lArcheologia del ministero Beni culturali, Stefano De Caro, parla chiaro: si conclusa la prima fase dei sondaggi alla ricerca dei punti dove far salire in superficie i passeggeri della terza linea di metropolitana; ma gi si sottolinea che lapprovazione dei progetti definitivi porter allinevitabile distruzione di ampie porzioni del tessuto archeologico della citt antica. Musica per le orecchie di Italia nostra. Che ieri ha reso pubblico il rapporto ministeriale. E annunciato: Bottini cos ha di fatto fermato il cantiere della metro C.
In realt si tratta di una richiesta-speranza di Italia nostra. Perch il soprintendente si limitato a comunicare al direttore generale - cui spetta la decisone sui resti da rimuovere gi in vista dei nuovi sondaggi - che per andare avanti deve applicare le paratie. Quindi gi adesso si deve distruggere. Figuriamoci dopo. Ho passato la relazione al comitato di settore che sta redigendo il verbale ma che si gi detto favorevole. Poi prender una decisione ha annunciato De Caro.
Che qualcosa andr perduto, in realt, lo sanno anche il presidente di Italia nostra romana, Carlo Ripa di Meana, e il consigliere Antonio Tamburrino. Non sono contrari al passaggio della metro nel centro storico. Ci siamo detti favorevoli sin dal 1993, il problema che, diversamente dalla metro D, per la C si insiste a voler impiegare una tecnologia di prima generazione, mastodontica e devastante per limpatto sul tessuto archeologico della citt ha sostenuto larchitetto. Il "Modello Roma", ossia la C, prevede due tunnel sotterranei della larghezza di circa 10 metri luno, tra binari e banchina. un assurdo - sostiene di Tamburrino - bisogna copiare la linea D che ha un solo e pi piccolo tunnel, treni pi corti e pi frequenti che si muovono su gomma e non su rotaia.
Visto che la metro C passer a 30 metri sotto terra e che la quota archeologica si ferma a 16, non si capisce che differenza ci sia tra due grandi gallerie o solo una pi piccola. Strutture e stazioni pi lunghe richiedono pi pozzi di risalita e pi distruzioni archeologiche spiega Tamburrino.
Basta con le tattiche dilatorie tuona contro Italia nostra lex assessore alla Mobilit, Mauro Calamante. Le infrastrutture sono necessarie. E i lavori non sono stati mai fermati. Roma ha avviato i cantieri della C per 3,1 miliardi di euro. Le 22 stazioni saranno pronte entro il 2011 e il prolungamento da piazzale Clodio a Grottarossa, entro il 2015.



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