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Il "sistema" delle soprintendenze: è un`invenzione che risale al 1909
Laura Gigliotti
La Voce Repubblicana 28/02/2008

La mostra "La cura del bello. Musei, storie, paesaggi per Corrado Ricci``, aperta a Ravenna in tre sedi diverse dal 9 marzo al 22 giugno, a cura di Andrea Emiliani e Claudio Spadoni, a 150 anni dalla nascita (Ravenna 1858 - Roma 1934), è la terza tappa di un percorso incentrato su eminenti figure di intellettuali e storici dell`arte del recente passato (catalogo Electa). La prima su Roberto Longhi, di cui veniva messo in luce il rapporto col moderno, un capitolo poco sondato della sua biografia intellettuale e rimosso con qualche imbarazzo per il pregiudizio che lo voleva poco interessato al contemporaneo, La realtà, in base agli artisti di cui si era occupato e che comparivano nei suoi scritti, era tutt`altra. La seconda ha avuto come protagonista Francesco Arcangeli, fra i primi allievi di Longhi che, pur fedelissimo al maestro, ha seguito una strada diversa che ha puntato sulla modernità del secondo dopoguerra. Dal preromanticismo inglese all`informale e a Pollock.
Senza nulla tralasciare. Con Corrado Ricci viene presa in esame una tipologia di studioso del tutto diversa, con una capacità di spaziare nei più diversi versanti senza quasi nulla tralasciare e di tradurre in atto le sue proposte. La mostra aperta in tre diverse sedi (142 fra dipinti, disegni e incisioni più la scultura della Fanciulla di Anzio, le tavole storiche dei mosaici ravennatì e un ricco materiale documentario, sponsor la Fondazione Cassa di Risparmio di Ravenna) parte proprio dal Ricci fondatore del concetto di tutela e dal lavoro febbrile svolto in quasi tutti i musei che ha diretto ristrutturandoli e riordinandoli con criteri nuovi e rivoluzionari.
Le opere esposte al Museo d`Arte della Città alla Loggetta Lombardesca vengono proprio dai "suoi" musei. Da Parma, dove sono documentati i suoi interessi per Correggio, per Parmigianino e i suoi studi-sulla raccolta Farnese. Non potendo spostare gli affreschi correggeschi, saranno presenti una copia di Correggio dei Carracci, opere di Parmigianino e prestiti da Capodìmonte. Una sala ripropone, sulla base dì una foto d`epoca, il riordino di Ricci dell`Accademia Carrara di Bergamo con le opere di Palma il Vecchio, Lotto, Caríani, Moroni, così come lui le aveva sistemate.
A Firenze Ricci lavorò per incrementare la galleria degli
autoritratti con artisti stranieri da Tommey a Von Stuck. Sarà
in mostra anche un quadro di Bellini, scoperto da un antiquario.
Impegnandosi personalmente riuscì a non farlo partire per
gli Stati Uniti. Una sezione rievoca la grande mostra senese
del 1904 con artisti da Lorenzetti a Beccafumi. Conclude il
percorso il riordino della Galleria dell`Accademia di Ravenna
con opere di Longhi, Rondinelli, Zaganelli esposte nell`allestimento di Ricci. Gli interessi dello storico dell`arte emergono con le opere dell`amato Barocci (logo della mostra è il
"Riposo durante la fuga in Egitto" dei Vaticani), di Reni, Cagnacci e di Rembrandt, rappresentato con un`intera sala di
acqueforti. Una mostra nella mostra è la sezione dedicata al
bello del paesaggio con opere di contemporanei come Caffi,
De Nittis, Fontanesì, Lojacono, Signorinì, Palizzi. La prima
legge di tutela, poi estesa a tutte le bellezze paesaggistiche,
riguardava infatti la pineta ravennate che stava scomparendo,
deposito di memorie letterarie da Dante a Bayron.
Tavole storiche. Nel Museo Nazionale si documenta il contributo di Ricci alla conoscenza e alla conservazione delle decorazioni musive ravennati attraverso le Tavole storiche dei Mosaici di
Ravenna edite tra il `30 e il `37 come supporto grafico finalizzato alla tutela. Emblema dell`attenzione rivolta all`archeologia da Ricci e del ruolo ricoperto come Direttore Generale la Fanciulla dì Anzio (Roma, alazzo Massimo), supremo esempio della scultura greca.
Nella Biblioteca Classense a cui Ricci destinò la sua biblioteca
privata, il suo archivio e il suo imponente carteggio, è stata ricostruita la sua biografia culturale. Di un intellettuale fra Ottocento e Novecento, fra positivismo e romanticismo, fra Carducci e Croce. Una formazione riconducibile all`ambiente bolognese di Carducci, ma anche di De-Meis e Spaventa che riscoprono il senso etico-civile del nascente stato unitario. Emerge una misconosciuta figura di novellista, biografo. musicologo, scrittore popolare, editore di monografie di gallerie e delle 100 città d`arte italiane. A cominciare dalla guida Ravenna e i suoi dintorni (la città di cui nel 1897 è soprintendente, la prima soprintendenza d`Italia), scritta giovanissimo nel 1878. E` la "città dormente" di Alexandr Blok, la "Pompei dell`epoca gotica e bizantina" di Gregorovius, la città della quiete sepolcrale di Henry James, su cui è caduta la polvere del tempo, ma anche dei fasti bizantini, dei tesori musivi, delle chiese, dei battisteri, dei mausolei, di Guidarello Guidarelli celebrato da D`Annunzio, icona della Ravenna del Novecento, come ricorda Spadoni ricostruendo la storia della città.
Risorse. La mostra del ravennate Ricci si apre in concomitanza con un fenomeno speculare opposto, ricorda il professor Antonio
Paolucci, fresco Direttore dei Musei Vaticani. Si assiste oggi
a uno sfaldamento degli istituti di tutela sia per mancanza di
risorse finanziarie, sia per carenza di risorse umane. Si pensi
che l`età media dei soprintendenti è d 55 anni. La struttura
statale è indebolita - prosegue - a seguito di leggi sbagliate
come la riforma del Titolo Quinto della Costituzione secondo
la quale in fatto di beni culturali a comandare non è solo lo
stato, ma tutte le potestà presenti nel territorio. Una situazione aggravata dalla distinzione fra tutela e valorizzazione.
"Non un`endiadi, ma una contraddizione in termini", sentenzia Paolucci. Il sistema delle soprintendenze che ha costituito
l`ossatura del Novecento è una creatura di Corrado Ricci che
lo ha inventato e sperimentato per primo. E` lui che scrive la
prima vera legge di tutela nel 1909 come Direttore Generale
delle Belle Arti. Dopo essere stato soprintendente a Milano, a
Brera, passa a Firenze dove rimane solo tre anni dal 1903 al
1906, durante i quali reinventa la Galleria dell`Accademia
ponendo a fianco della Tribuna del David gli incompiuti Son
Matteo realizzato per Santa Maria del Fiore e i Prigiorri che
erano stati collocati nella Grotta del Buontalenti in Boboli.
Uomo di grande flessibilità mentale, al Bargello, il museo di
Michelangelo e Donatello, consente che entri il "Pescatorello" del contemporaneo Vincenzo Gemito. Nascono con lui la biblioteca, l`Ufficio Catalogo, l`Archivio Storico, il Gabinetto Fotografico, e "rovescia gli Uffizi come un calzino". Anni di miseria, di emigrazione e di specchiata moralità. Non fa expertise a pagamento, non tiene per sé le opere che gli artisti gli regalano, ma le consegna tutte ai depositi dei musei.
Le richieste di D`Annunzio. Nel 1906 - racconta Paolucci - mentre Ricci era a Firenze. D`Annunzio si trovava a Volterra con i suoi cani e l`amante di turno. Stava scrivendo Forse che sì, forse che no e voleva vedere la Pinacoteca della città che era chiusa. Allora si rivolse a Ricci che in treno giunse fino alle Saline dì Volterra e da lì a cavallo raggiunse la città e lo accontentò.
Negli ultimi anni - muore a Roma nel `34 - la vita di Ricci
s`incontra con il fascismo. Lui che veniva da una cultura liberale, non è né favorevole né contrario, ma come servitore
dello Stato offre i suoi servigi. Non escludendosi, con sano
pragmatismo romagnolo, cercando di ottenere il meglio nella
condizione in cui si trova, impedisce a Roma molte devastazioni
durante gli sventramenti.
Ravenna, MAR Museo d`Arte della città; Biblioteca Classense; Museo Nazionale, dal 9 marzo al 22 giugno 2008.



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