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Salvare Giotto per 900 euro al mese
Eugenio Tassini
Corriere della Sera on line - 26 febbraio 2008

Nove anni di restauro per la Madonna del Cardellino di Raffaello. Nella fabbrica del lifting d'arte Giotto ritrova i suoi veri colori


In mano ha bastoncini di legno con sulla punta del cotone imbevuto di solventi. Con lei c Kyoko Nakakara, 45 anni, giapponese. La grande Croce di Ognissanti stesa davanti a loro, il restauro ancora lontano dallessere finito. Ma gi si vede quanto diverso il colore della pelle del Cristo dipinto da Giotto (che chiaro) da quello che abbiamo sempre visto (che scuro). Adesso sembra quasi un gioco questo Cristo diviso a met: un braccio e una mano nera, laltra chiara. La faccia scura, il collo chiaro, una gamba bianca e una nera. Il lavoro delicato di Anna Marie e Kyoko non solo ci riconsegna il Giotto di Giotto, ma porta alla luce perfino le sue pennellate, piccole, continue. un lavoro prezioso, difficile, stressante, su unopera unica, di valore inestimabile (per Firenze e per il mondo). Giotto nelle loro mani. E noi le paghiamo meno di una badante. Poco pi di 900 euro Anna Marie, 20 euro allora (pi Iva, precisa sorridendo) Kyoko. Uno scandalo, dice Marco Ciatti, responsabile del settore restauro dipinti dellistituto diretto da Cristina Acidini.
Forse bisogna cominciare da qui, dalla strana vicenda di un paese che paga una miseria le persone che si occupano della sua nobilt, delle sue radici, di quanto abbiamo di pi prezioso e di pi invidiato, e che lo fanno con estrema competenza e cura. Non pensate che Anna-Marie e Kyoko siano una eccezione. Non che le pagano cos poco perch sono due precarie. Paola Bracco, che a pochi metri da loro, ed una colonna dellistituto, ed la responsabile del restauro di Giotto, quella che decide cosa fare, ed anche la professionista alla quale negli anni passati abbiamo affidato la Primavera di Botticelli, o il crocifisso di Cimabue, dopo trentanni di lavoro a fine mese si vede consegnare 1500 euro. La croce di Giotto viene dalla chiesa di Ognissanti. Racconta Marco Ciatti: Il dipinto aveva questa patinatura scura frutto di un vecchio intervento di restauro fine Ottocento o primo Novecento. Abbiamo ritrovato le pennellatine di Giotto. Ora tutte le considerazioni degli studiosi dovranno essere riviste. Perch questa opera molto pi di Giotto di quanto si pensava. Stanno venendo fuori dei dettagli incredibili: luso dei vetri decorati nellaureola, il manto della Madonna di un blu lapislazzulo. Ciatti ci guida: ci fa vedere una delle quattro tavole dellUltima Cena di Giorgio Vasari che era nel Museo di Santa Croce, e che l'ultima grande opera alluvionata ancora da restaurare. Poi il grande tabernacolo dei Linaiuoli di Beato Angelico. Adesso che restaurato si pu apprezzare lo straordinario lavoro, a mano libera, del pittore sulla foglia doro.
La Madonna del Cardellino. Patrizia Riitano, 51 anni, responsabile del restauro della Madonna del Cardellino di Raffaello racconta che spesso la notte non dorme. Da nove anni lavora davanti a questa tavola. Un restauro difficile: nel Cinquecento, per il crollo del palazzo dove era conservata, lopera si era rotta in 17 pezzi. Non ho ancora fatto un conto preciso. Ma credo che pi del venti per cento dellopera sia andata perduta. Il lavoro ormai quasi finito, cominciato nel 99. Due anni a studiarlo, fotografarlo, radiografarlo. Sei anni per togliere millimetro per millimetro la pittura aggiunta, poi la gioia di scoprire che sotto cera ancora Raffaello, il suo cielo azzurro, il vestito rosso, perfino dei fiorellini. Quasi due anni poi per ricostruire le parti perdute. Un certo giorno, Patrizia Riitano (1500 euro al mese) ha dovuto prendere il pennello in mano, e dipingere sopra la tavola di Raffaello, una delle opere pi famose del Rinascimento. Rifare un piede di Raffaello una cosa che mette in crisi anche da un punto di vista professionale. Siamo al limite. Abbiamo fatto questa scelta su questo dipinto proprio perch era gi stato ridipinto. Qui le parti perdute erano molte, lasciarle bianche, noi diremmo neutre, ne avrebbe pregiudicato la visione. Comunque la cosa che contraddistingue i nostri interventi dai restauri del passato, che i nostri si possono rimuovere. Basta un batuffolo di cotone con un po di solvente.


http://corrierefiorentino.corriere.it/arte_e_cultura/articoli/2008/02_Febbraio/26/opificio_cardellino_giotto.shtml


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