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Sardegna -Su Tuvixeddu il Tar sbaglia: per il codice dei beni culturali lintera area va tutelata
La Nuova Sardegna 26/02/2008

Sulla questione Tuvixeddu i sottoscritti docenti e ricercatori dellUniversit di Cagliari intendono portare allattenzione generale alcune riflessioni che non comportano un giudizio tecnico sulloperato del Tar, piuttosto alcune valutazioni sul concetto stesso di bene ambientale e culturale, come emerge dalla sentenza del tribunale. Riconosciamo infatti al Tar quella competenza in materia di verifica della correttezza procedurale, che viceversa noi non possediamo. Per la nostra formazione e per le nostre specifiche competenze in materia di beni ambientali e culturali ci sentiamo per autorizzati a ritenere che il Tar, in base a quanto emerge dalla sentenza in oggetto, mostri di non aver tenuto nel dovuto conto non tanto la lettera, quanto lo spirito che ha diretto la formulazione del Codice dei Beni culturali e del paesaggio. Nel sostenere che lestensione del vincolo allarea del contesto Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis finora non soggetta a vincolo archeologico, e nella quale insistono progetti e investimenti finalizzati anche alledilizia civile, non giustificata da nuovi ritrovamenti di natura archeologica, che avrebbero richiesto lallargamento del vincolo, la valutazione del Tar entra in palese contraddizione con quanto invece affermato nella proposta di Dichiarazione di interesse pubblico avanzata dalla Commissione per lintero contesto, compresa larea finora non soggetta a vincolo archeologico, secondo la quale sarebbero invece intervenuti fatti nuovi, suscettibili di rendere quanto mai necessaria tale estensione. Concordiamo su quanto la Commissione regionale del paesaggio ha specificato nella lunga e articolata premessa alla sua proposta, che cio il fatto realmente nuovo, che imponeva e di fatto impone una revisione della situazione precedente, rappresentato dallo stesso Codice dei Beni culturali e del paesaggio, che introduce il concetto, radicalmente innovativo, del bene paesaggistico come unit ambientale nella quale insistono le varie categorie di beni culturali (naturalistici, storici, archeologici, artistici, demoetnoantropologici). In questa chiave assume ben poca rilevanza laffermazione del Tar, che nellarea non sottoposta a vincolo non siano intervenuti nuovi ritrovamenti archeologici, perch privilegia la vecchia, precedente accezione del bene culturale e non tiene conto del fatto che, per le sue caratteristiche geomorfologiche, pedologiche, floristiche, storico-archeologiche, antropologiche, anche quellarea risulta inscindibile dallunit ambientale rappresentata dal contesto Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis. Da questa nuova percezione, introdotta dal Codice, deriva la possibilit di restaurare il paesaggio, con il ripristino della sua unit ambientale non tanto originaria (giacch un ritorno alle origini operazione impossibile) quanto anteriore a una serie di interventi pi o meno recenti, che lhanno compromessa quando non obliterata, pur non cancellandone del tutto la memoria, che va quindi anchessa salvaguardata. Appare evidente, in questa nuova percezione del paesaggio, limportanza del processo di ricostruzione della fisionomia storica del contesto. Appare dunque pienamente legittimo loperato della Commissione, che si basata sullintera documentazione darchivio (non soltanto sulla cartografia storica) e materiale per ricostruire la fisionomia storica del contesto Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis. Quanto allobiezione che il Tar fa propria nel contestare alla Commissione di non aver considerato le trasformazioni cui andata incontro una parte dellarea, nello specifico quella non soggetta a vincolo e interessata da investimenti privati, occorre sottolineare che dette trasformazioni datano soltanto a partire dal 1997. Sarebbe quantomeno illogico che proprio la pi recente fase di vita di parte del contesto sia assunta come fatto dal quale non si debba e non si possa prescindere, anzi capace di inibire qualunque proposta di ripristino dellunit ambientale rappresentata dallintero contesto. Se giudicate lesive dellunit ambientale, dette trasformazioni non devono essere considerate irreversibili, soprattutto se la destinazione ultima del bene al quale si sono applicate lo sottrae alla fruizione pubblica, per consegnarlo ad una totalmente privata, lesiva dellobiettivo fondamentale: che cio lintera unit ambientale Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis rimanga o ritorni a essere patrimonio della collettivit. Se il processo di ripristino dovesse avere dei costi, e se questi dovessero comportare il giusto risarcimento allimprenditore privato che abbia legittimamente investito nellarea, riteniamo che ogni unit ambientale riconosciuta di notevole interesse pubblico possa comprendere e debba considerare leventualit di simili risarcimenti, da parte dellEnte pubblico, a tutela tanto del privato quanto del bene collettivo. A nostro avviso la sentenza del Tar difetta dunque di lungimiranza, perch anzich informarsi alla nuova percezione del paesaggio, introdotta dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio, si limita a ribadire la legittimit di quanto programmato e intrapreso prima dellentrata in vigore di detto Codice, senza riconoscere il giusto peso alla mutata sensibilit nei confronti dellambiente, viceversa recepita e fatta propria dalla Commissione. Da organi dello Stato di cos ampie competenze in materia giuridica ci saremmo aspettati non solo censure di natura procedurale ma almeno un invito a prender coscienza di questa innovativa visione del paesaggio, almeno un auspicio del recupero dellunit ambientale del contesto, che riportasse in primo piano ci che in sede pubblica lintera vicenda ha evidenziato e ancora oggi evidenzia: lassenza di una reale volont di recuperare il contesto di Tuvixeddu-Tuvumannu-Is Mirrionis come valore ambientale in s, a prescindere dalla sua produttivit in termini economici. Riteniamo che una societ che voglia definirsi autenticamente civile non possa esimersi dal riconoscere un tributo, di qualunque natura esso debba essere, alla cultura, e che proprio la consapevolezza del valore di questo tributo rappresenti il pi alto segno di civilt.
* Simonetta Angiolillo, professore ordinario di Archeologia classica; Roberto Coroneo, professore straordinario di Storia dellarte medievale e direttore del dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche; Bruno Anatra, professore ordinario di Storia moderna



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