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TORINO - GRATTACIELI ATTENZIONE AI VINCOLI
LILIANA PITTARELLO*
La Stampa (Torino) 23/02/2008

Penso non ci possano essere dubbi sulla necessit ed opportunit di una specifica valutazione paesaggistica per andare tanto in altezza a Torino, per la sua qualit, riconosciuta da un vero e proprio sistema di vincoli del 1948 (Valentino), 1950 (sponde del
Po), 1952 (collina), 1964 (viali alberati), 1966 (strada di vetta), ai sensi della legge 1497 del 1939, i cui dettati, aggiornati, vigono ancora oggi. Questo ho inteso ricordando che Torino non Milano. Evidentemente si tende a dare per scontato
questo interesse, senza starci a pensare troppo. Fino al progetto
dei grattacieli alti 200 metri, che hanno posto il problema:
a) alla Citt, lanciata a forzare i tetti delle varianti appena approvate e aperta, quasi desiderosa, di altri grattacieli, che sarebbero segno di modernit; b) alla Regione, che risparmierebbe concentrandosi in un grattacielo, ma che nel
contempo responsabile della tutela paesaggistica; c) agli organi
dello Stato la cui responsabilit ancora notevole nella
tutela del paesaggio, che principio fondamentale del nostro
vivere civile, sancito dall` articolo 9 della Costituzione.
Se a questo aggiungiamo che il Piemonte una delle poche regioni
italiane prive di piano paesaggistico (con un ritardo di pi di vent`anni), che i grattacieli non stanno nei perimetri vincolati, ma quello di Piano ad un soffio dalla fascia di corso Vittorio e quello della Regione pi alto del belvedere di Cavoretto,
ce n` di lavoro per il "tavolo tecnico istituzionale" che ho
proposto e su cui tutti sembrano concordare, che dovrebbe saper capire, indirizzare e valutare la forma urbana della citt futura, non lasciando le crescite in altezza al caso per caso.
Questo argomento del piano paesaggistico, a cui la Regione ha da poco finalmente messo mano e per il quale in corso l`accordo di copianificazione col Ministero (previsto dal Codice dei Beni Culturali e Paesaggistici), che potr cominciare da qui a definire
i criteri per le trasformazioni e la regolamentazione di metodi di valutazione paesaggistica.
Un problema che decisioni sono gi state assunte, autorevoli,
con atti legittimi: occorrer mettere insieme il buon senso e le ragioni di tutti, dando voce anche a quelle del paesaggio.
L`occasione arricchir la citt: finalmente in questi anni in Italia si torna a parlare di paesaggio, di bellezza, di panorami senza essere accusati di far discorsi antiquati, come accadeva fino a non troppo tempo fa.
In questo nostro Paese splendido ma dissennato nella gestione del proprio territorio, c` voluta la Convenzione europea sul paesaggio, ratificata in Italia solo nel gennaio 2006, per diffondere la consapevolezza che il paesaggio oltre ad essere
quadro naturale come recita la legge del 1939, il nostro ambiente di vita, rappresenta un elemento chiave del benessere individuale e sociale e quindi deve essere trattato con attenzione specifica e specialistica e non con luoghi comuni.

*Sovrintendente ai Beni culturali e paesaggistici



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