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Sardegna - l fragile alibi del Comune per l'Anfiteatro Idee alternative? Trovatele, ma la legnaia abusiva deve essere eliminata
Stefano Deliperi *
L'Altra Voce 22/02/2008

Il sindaco di Cagliari Emilio Floris sembra incredibilmente intenzionato a rinnovare la consegna alle imprese di spettacolo dell'Anfiteatro romano anche per la stagione 2008, nonostante il Comune debba rimuovere l'allestimento ligneo che da troppi anni occulta il monumento. In realtà la struttura montata sulla roccia - la ben nota “legnaia” - non è da anni più munita di autorizzazione paesaggistica ed è, quindi, abusiva. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico, pertanto, hanno inoltrato una nuova istanza per la rimozione della persistente “legnaia” ormai illegittima (esposto del 19 febbraio 2008) al Ministero per i beni e attività culturali, Direzione regionale per i beni culturali ed ambientali, Soprintendenze per i beni ambientali ed archeologica, Assessorato regionale dei beni culturali, Comune di Cagliari ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, per le eventuali ipotesi di reato. Già nell'ottobre 2007 si era diffusa la notizia dell'apertura di un'indagine per accertamenti da parte della competente magistratura inquirente. Nel settembre 2007 l'assessore regionale dei beni culturali Maria Antonietta Mongiu si era espressa per l'immediato smantellamento. Nel giugno 2007, dopo vari insistenti solleciti, anche il castigatore delle malefatte italiche, Beppe Grillo, durante uno spettacolo proprio all'Anfiteatro romano si era espresso per lo smantellamento della “legnaia” ed un nuovo allestimento teatrale. Il medesimo Comune di Cagliari avrebbe inserito in bilancio una congrua somma per la rimozione. Troppo comoda ora la giustificazione addotta secondo cui non sarebbero state predisposte alternative: spettava in primo luogo proprio all'Amministrazione comunale (titolare del bene storico-archeologico) elaborare una proposta di utilizzo alternativa, finalmente corretta sotto il profilo della conservazione e della fruizione culturale. Nel caso specifico, la “legnaia” si deve rimuovere perché, sotto il profilo paesaggistico, è abusiva. Sì, la sua autorizzazione paesaggistica è scaduta da quattro anni: l'ha confermato l'Assessorato regionale dei beni culturali - Servizio tutela del paesaggio (nota n. 20297 del 17 aprile 2007) dopo la nostra ennesima denuncia del 27 gennaio 2007. A questo punto poco giovano campagne di stampa faziose, poco rispettose della realtà e condite da numeri non verificabili. Se l'interesse - come si spera - è unicamente quello di preservare un suggestivo luogo di spettacolo, la soluzione proponibile è semplice e definitiva: rimuovere la “legnaia” e montare un allestimento teatrale, tribune comprese, avendo sullo sfondo l'Anfiteatro romano. Un allestimento speculare, al contrario di quello attuale, tanto per capirci. Il vecchio “piano Malgarise” di vent'anni fa, commissionato dal Comune e messo in un cassetto. Così come avviene ogni estate a Nora (Pula) e nessuno - ma proprio nessuno - ci trova da ridire o ci monta su tristi polemiche. Così si potrebbe salvaguardare e fruire nel suo naturale aspetto di bene culturale il più importante monumento di epoca romana della Sardegna ed uno dei soli tre anfiteatri romani scavati nella roccia tuttora esistenti. Al contempo si avrebbe un luogo di spettacolo unico. L'Anfiteatro romano di cagliari riveste le caratteristiche di “bene culturale” ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell'art. 142, comma 1º, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell'art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, «i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione». L'intervento di allestimento ligneo, definito in tutti gli atti disponibili «temporaneo e reversibile», risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000. D'altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva autorizzare un intervento relativo ad «usi non compatibili con il carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla conservazione o integrità» ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l'Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente «visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell'intervento» ed il Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 1999) con la considerazione che «il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume». L'intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all'utilizzo dell'intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005. Il T.A.R. Sardegna, con sentenza del 24 febbraio 2006, accoglieva, poi, le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell'allestimento ligneo. Il Comune di Cagliari ha perso il ricorso. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari «a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l'agibilità dell'edificio alla visita del pubblico … e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente». Detta nota veniva dall'Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l'esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo. Ma è ora che l'Anfiteatro romano ritorni ad essere il principale monumento romano dell'Isola, non più una legnaia.
* Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra



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