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ROMA - Il suolo di Roma, custode di tesori
di Cinzia Dal Maso
MERCOLED, 20 FEBBRAIO 2008 italia sera


Molti i segreti ancora nascosti sotto la terra o nelle acque del fiume


Dieci anni fa un ambiente delle Terme di Traiano sul Colle Oppio restituiva uno stupefacente affresco del I secolo d. C. con la veduta di una citt; poco dopo i lavori per il parcheggio del Gianicolo portavano alla scoperta di una ricca villa. A breve distanza dalla Capitale, a Veio, riemersa dalla notte dei tempi la pi antica tomba dipinta etrusca. Dopo leccezionale ritrovamento di un ambiente sul Palatino, con tutta probabilit quel Lupercale da sempre cercato dagli archeologi, viene spontaneo chiedersi quali segreti possa ancora nascondere una citt come Roma. Solo per fare un esempio, dove sono le migliaia di statue che adornavano palazzi ed edifici pubblici della Roma antica? Quelle ritrovate, pur in grado di riempire musei e collezioni private, non ne sono che una minima parte. E soprattutto, che fine hanno fatto i tanti originali dellarte greca, opere di artisti come Mirone, Fidia, Prassitele o Lisippo? Molti sono persi per sempre, fusi quelli in bronzo, trasformati in calce quelli in marmo. Eppure alcuni studiosi del passato erano convinti che sarebbe stato facilissimo raggiungere il pi grande cimitero di originali greci, come lo definiva Hans van Hulsen, semplicemente abbattendo il quartiere dellantico ghetto, dove in epoca imperiale sorgeva un complesso assai esteso di edifici di cui oggi rimane parte del Portico di Ottavia. Qui era sistemato limmenso bottino di sculture portato dalla Macedonia da Metello. Era possibile ammirare, tra laltro, il gruppo di statue equestri in bronzo raffiguranti Alessandro Magno e i suoi 25 compagni caduti nella battaglia del Granico, capolavoro di Lisippo. Scriveva il Antonio Nibby nel 1838: io che sono nato in mezzo a queste rovine e vi ho vissuto quattro lustri, posso attestare che in tutte le cantine ed in ogni casa di questo quartiere, qua e l nei muri, esistono tali indizi che, se un giorno si rovistasse il terreno abbattendo le case come fu fatto al Foro Trajano, si conseguirebbero importantissimi risultati tanto per lantica topografia di Roma che per le arti.
Attualmente, la distruzione di un intero quartiere storico alla ricerca di tesori non nemmeno ipotizzabile, anche se qualche saggio di scavo potrebbe riservare sorprese da non sottovalutare.
Dove sarebbe possibile pescare alla grande, in tutti i sensi, il Tevere. Basta pensare che i barbari di Alarico, una volta saccheggiata la citt, avevano caricato nella zona della Marmorata le loro navi con statue ed oggetti preziosi, per portarli alla foce e partire alla volta di Cartagine. Numerose imbarcazioni, riempite allinverosimile, si rovesciarono nel fiume, consegnando al suo fondo limaccioso il loro contenuto.
Ci sarebbe poi quella famosa leggenda secondo la quale il candelabro doro a sette bracci del Tempio di Gerusalemme, portato a Roma da Tito, giacerebbe sotto qualche metro dacqua nei pressi di Ponte Rotto, ricordata dal in un sonetto: ...sto candelabro / per sse c, ma nun lo gode un cane, / perch sta gi ner fiume a fonno a fonno. / Lo vi sap, lo voi, dove arimane? / Vicino a Ponte Rotto, e si lo vnno / se tira su per un tozzo de pane. Nel passato ci furono vari tentativi di recuperare il prezioso reperto, nei quali molti dilapidarono piccole fortune.
Ci fu addirittura chi avrebbe voluto fare ricerche sistematiche nel letto del fiume: tra i documenti dellArchivio di Stato, per esempio, risulta che nel 1819 fu fondata una Societ per la escavazione del Tevere.
Molti i rinvenimenti fortuiti avvenuti alla fine dellOttocento, durante la costruzione dei muraglioni, che sono andati a incrementare le collezioni del Museo Nazionale Romano.
Il 20 settembre del 1885, tra la Farnesina e Ponte Garibaldi, emerse dalla mota una bellissima statua in bronzo di Dioniso, forse un originale di epoca tardo ellenistica. Appena un anno dopo, nello stesso tratto del fiume si rinvenne un altro bronzo di simile soggetto. Il giovane dio, con i lunghi capelli ricadenti sulle spalle, era coronato di edera e reggeva il tirso ed un cantaro.
Dai fondali melmosi presso Ponte Rotto fu recuperata una testa marmorea femminile dallespressione sognante pi grande del naturale, copia dellAfrodite Cnidia di Prassitele, mentre pochi metri pi a valle, operazioni di dragaggio restituivano, nel 1890, una delle figure pi suggestive che lantichit ci abbia tramandato: una statuetta marmorea raffigurante un bambino di cinque o sei anni, vestito di una corta tunica e di un mantelletto con cappuccio. Seduto su una roccia, sulla quale appoggia il piede sinistro, dorme con la testolina appoggiata alla mano sinistra, mentre nella destra stringe ancora lanello di una lampada posata al suolo. Si tratta della copia romana di uno dei tanti soggetti di genere cari allarte ellenistica. Potrebbe raffigurare uno schiavetto che attende pazientemente il suo padrone impegnato in qualche banchetto, per illuminargli il ritorno a casa.
Forse, per, la sua originaria collocazione era su una tomba. In tal caso, il piccolo sarebbe stato vinto dal sonno, dopo un lungo pianto, mentre vegliava sulla tomba del padrone, cui cercava di rischiarare leterna notte della morte con la fioca luce della lanterna.
Nel 1891, poco distante dal Ponte Palatino, fu ripescata in numerosi frammenti una scultura in marmo pario di Apollo con il volto pensieroso leggermente piegato a sinistra e verso il basso, derivata da un originale bronzeo del V sec. a.C.
Ancora nel 1951, materiali archeologici furono scoperti dal Genio Civile nellalveo del Tevere, lungo la via Ostiense.
Altro paradiso per archeologi alla ricerca di sensazioni forti potrebbe essere la Domus Aurea, limmensa dimora di Nerone che si estendeva dal Palatino allEsquilino, comprendendo la Velia e il Celio. Se ne conosce solo una parte, circa 150 ambienti.
Tra questi, la sala ottagona, dotata di unardita volta a padiglione, identificata da molti con la famosa coenatio rotunda di cui parla Svetonio.
Ma sar stata proprio questa la meraviglia con cui Nerone stupiva i suoi ospiti, la stanza che ruotava giorno e notte, grazie a un congegno idraulico o basato su cuscinetti a sfera, una sorta di planetario con al centro la figura imperiale? Magari un giorno questo gioiello della tecnica antica riemerger dalle viscere della terra per farci rimanere a bocca aperta....
Edizione n. 840 del 19/02/2008



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