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Il teatro romano di Florentia presto diventer museo
MARCO FERRI
Il Giornale della Toscana 13 febbraio 2008

Scavi sotto Palazzo Vecchio... avanti tutta. A quattro anni dallinizio dei lavori, che hanno portato alla luce una larga porzione dellantico teatro romano, sta per prendere il via una nuova (e probabilmente ultima) fase di scavi. Lobiettivo finale trasformare questarea di scavo - circa 450 metri quadrati in tutto - nellinizio del percorso attraverso cui si visiter il Museo di citt costituito da Palazzo Vecchio. A dirlo larchitetto Giuseppe Cini che ieri, insieme alla vicesoprintendente archeologica Carlotta Cianferoni e al geometra Ulivi del Comune, ci ha fatto da guida nella visita alla scoperta dei segreti sotto il Palazzo della Signoria. In certe zone dello scavo - ha detto Cini - sono ormai allo scoperto anche le fondamenta del teatro romano, la cui base si trova a otto metri sotto terra. Alla luce dei reperti emersi, pi interessanti di quanto si credeva allinizio, stato deciso di non seguire pi il progetto dellarchitetto Natalini, che prevedeva di scavare una zona limitata e di ricavarne un museino archeologico, bens di ampliare lo scavo fino alle strutture portanti del teatro e fino altre zone di particolare interesse. Questa nuova fase di lavori servir sia allo scavo archeologico, sia al consolidamento delle strutture. Perch in qualche caso necessario anche mettere dei supporti. La variante del progetto servir per uniformare il quadro economico alla diversa conformazione dei lavori. Alla fine - ha aggiunto Cini - sottoporremo allamministrazione i risultati dello scavo e si spera che ci chiedano di creare un percorso archeologico o fine a se stesso, e comunque sarebbe molto interessante, oppure che si colleghi al resto del palazzo come momento dinizio di un percorso che dalle origini porta al medioevo, poi agli Uffizi, alla galleria vasariana e infine a Palazzo Pitti. In tutto 17/18 secoli di storia: un percorso che sul pianeta non ha uguali. In effetti varcando il portone di via de Gondi, sul fianco nord di Palazzo Vecchio, come viaggiare in una macchina del tempo, con i segni ben visibili della stratificazione delle epoche, di diverse tecnologie e soluzioni adottate per risolvere i problemi. E con notevoli sorprese: Quello che rimane del teatro - ha detto Carlotta Cianferoni - molto di pi di quel che si pensava, tanto da poterci ricavare un percorso. Si vede la struttura e labbiamo potuta posizionare con esattezza. Non solo: il palazzo in larga parte vi poggia sopra, evidenziando la continuit tra la struttura romana e il palazzo . Passeggiando tra plinti a base rettangolare, archi, cassette di reperti (manufatti in terracotta, in metallo e perfino ossa di animali, forse di cavalli che lascerebbero supporre unarea destinata alla macellazione), si scorgono qua e l dei pozzi, degli smaltitoi e soprattutto i diversi stili edili, uno spaccato di duemila anni di storia dellarchitettura. Ci sono muri, ad esempio, che nella parte inferiore (quella di epoca romana, databili tra la fine del primo secolo avanti Cristo e linizio del primo dopo Cristo) appaiono compatti, ben rifiniti e talvolta perfino intonacati, mentre la parte superiore (medievale, del XII-XIII secolo) sembrano costruiti da una mano inesperta, con sassi di fiume, muratura incoerente; come se in mille anni si fossero perse anche le pi elementari regole delle costruzioni. Poi il fascino viene di nuovo rapito dalle strutture del teatro di nuovo a nudo: di et augustea - ha detto Carlotta Cianferoni - ed ha subito una serie di trasformazioni, si accresciuto. Le varie vicende si leggono nella stratigrafia. Daltronde non dobbiamo scordare che questa lo zona degli edifici pubblici importanti, come lanfiteatro, la fullonica e le terme. Tra le varie costruzioni architettoniche tornate alla luce, c anche una specie di canale che, se non si trovasse otto metri pi in basso, sembrerebbe un moderno scolmatore di fiume. Invece una burella , cio lo spazio ricavato tra i muri di sottostruttura della cavea, delle gradinate del teatro. Queste erano 10, disposte a raggera tra via della Ninna e Palazzo Gondi. Questa una delle scoperte fatte durante questa ultima tranche di scavi che, sempre secondo la Cianferoni, meriterebbe di essere valorizzata in un Museo della citt che non pu essere altro che qui. E sar loccasione anche per rinverdire i risultati degli scavi di tanti altri colleghi per far capire ai fiorentini, e a tutti coloro che saranno interessati, dove poggiano i piedi.

Sette secoli di storia

I primi interventi di carattere stratigrafico allinterno di palazzo vecchio iniziarono nel 1994. Da allora sono state organizzate ben 4 campagne di scavo: lultima tuttora in corso. Gli scavi hanno permesso di riportare alla luce una parte del teatro romano di Florentia, che venne costruito perpendicolarmente rispetto al corso dellArno in appoggio a un declivio naturale. Al cantiere del teatro sono da riferire sia una fossa per impastare la calce sia un drenaggio fatto attraverso delle anfore. A partire dal V-VI secolo dopo Cristi allinetrno delle camere radiali (tra le burella) e sopra la cavea iniziarono ad accumularsi una serie di strati fino alla fine del XIII quando venne costruito, proprio sui resti dellantico teatro romano, una parte dellattuale Palazzo Vecchio. Questo venne ampliato nel XVI secolo e la Terza corte poggia proprio sulle mura sui resti dellantico monumento. Di questo, durante lalto medioevo, si era perduta ogni memoria solo alla fine del XIV secolo fu riconosciuta lesistenza e lubicazione di una costruzione (ritenuta, a torto, il circo) mentre solo nel 1490 Giuliano da Sangallo mise in luce cospicui avanzi di antiche costruzioni. Ma che si trattasse dellantico teatro, ancora non vera certezza. Solo nel 1875, durante gli sterri per lapertura del fognone sottostante lattuale via de Gondi, tra la meraviglia generale furono scoperti i muri di sottostruttura della cavea. Fu lingegnere F r a s c h e t t i che, di sua iniziativa esplor i ruderi del teatro compilandone una pianta. Una nuova indagine venne effettuata nel 1935 a cura dellarchitetto comunale Gasperi Campani i cui rilievi servirono a integrare il prezioso lavoro del Fraschetti, senza per altro giungere ad una completa ricostruzione delledificio, che oggi invece possibile.



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