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Arte & Dintorni: la citt di Ercolano tra archeologia, urbanistica e paesaggio
Marcello Mottola
http://www.agenziaradicale.com/index.php?option=com_content&task=view&id=3405&Itemid=40

Nel corso della conferenza in occasione dell'inaugurazione del nuovo ingresso degli scavi di Ercolano - il 7 febbraio 2008 -, stato presentato il saggio dal titolo "Ercolano e la Villa dei Papiri, archeologia citt e paesaggio" (Alinea editrice). Nel corso del dibattito, al quale hanno presenziato il soprintendente archeologo Pietro Guzzo, il sindaco Nino Daniele e la direttrice degli scavi di Ercolano Maria Paola Guidobaldi, i due autori Giovanni Longobardi e Vieri Quilici, docenti rispettivamente di Architettura del paesaggio e di Composizione Architettonica alla Facolt di Architettura dell'Universit Roma Tre, hanno esposto in sintesi i risultati riguardanti lo studio delle Interferenze paesistiche, urbane e architettoniche dello scavo della Villa dei Papiri a Ercolano e dei suoi margini, svolto tra il 2003 e il 2006 per conto della Soprintendenza Archeologica di Pompei dal Laboratorio di Progettazione Urbana del Dipartimento di Studi Urbani - DipSU - dell'Universit di Roma Tre.

Ercolano, sepolta come Pompei dal Vesuvio nel corso dell'eruzione del 79 d.C., vive in una sostanziale problematica di recupero, posta dalle difficolt di poter svolgere con facilit le attivit di scavo e di restauro. Ercolano antica stata sepolta da un'ingente massa di fango, cenere ed altri materiali eruttivi che si solidificarono in uno strato compatto e duro che seppell definitivamente la citt sotto una coltre di oltre 20 metri. Questo strato di materiale piroclastico costitu una solida fondazione per gli edifici costruiti in seguito, infatti Ercolano come centro abitato non scompar mai del tutto, anzi nacque, quasi subito, una nuova citt proprio sul luogo che ospitava quella greco-romana.


Questo vincolo che lega la citt antica con quella "moderna" si protratto sino a giorni nostri, condizionando sia le prime scoperte archeologiche, avvenute nel XVIII secolo, sia gli attuali interventi. Simbolo di questa condizione la Villa dei Papiri che resta per la maggior parte della sua superficie ancora inesplorata.


La Villa, scoperta da Karl Weber tra il 1750 e il 1765, prende il nome dalla ricca biblioteca che vi era ospitata e che conteneva circa 1800 rotoli di papiro, era centro di studi filosofici e vide tra i suoi ospiti Virgilio; inoltre il complesso residenziale si estendeva su notevoli dimensioni, era lunga 250 metri, si affacciava direttamente sul mare e al suo interno era provvista anche di terme.


Nel volume i due curatori sottolineano come sia essenziale rivolgersi per qualsiasi tipo di intervento di ricerca archeologica ad una pianificazione pluridisciplinare che tenga conto dei vari temi d'analisi: recupero archeologico, progettazione architettonica e tutela del paesaggio vesuviano. "L'obiettivo di fondo che ha guidato gli studi pubblicati - sottolineano Quilici e Longobardi - ha coinciso con il tentativo di ricondurre a una visione unitaria dell'intero patrimonio dei beni culturali presenti, infatti ad Ercolano passato e presente vanno ricongiunti e la questione delle interferenze tra scavi e citt va ricondotta alla ricerca di una connessione".


La Villa ed il suo contesto sono il nodo centrale di questa ricerca e i due autori delineano un serie di scenari urbanistici futuri offrendo proposte sul recupero dell'edificio. Una prima ipotesi prevede lo scavo a cielo aperto, i lavori archeologici interesserebbero edifici privati e pubblici, scuole ed abitazioni ed almeno tre sedi stradali. La quantit di scavo stimata sarebbe tra i 280 mila ed i 400 mila metri cubi di terra e la Villa dei Papiri potrebbe essere interamente percorribile nonch visibile dall'alto.


Una seconda ipotesi sarebbe adottare uno scavo parzialmente ipogeo. Lo sviluppo sotterraneo ed il conseguente rapporto tra interno ed esterno, con le relative caratteristiche di luminosit dell'originario abitato, sarebbero garantiti dalla creazione di pozzi di luce, i quali ricostituirebbero parzialmente il passaggio tra gli ambienti ipogei e latrio a cielo aperto. In questo caso la quantit di scavo stimata sarebbe inferiore, circa 30 mila metri cubi, e provocherebbe un coinvolgimento solo parziale dei tessuti edilizi oltre che un minore impatto ambientale.


In entrambi i casi Ercolano sarebbe coinvolta in una vera e propria rivoluzione urbanistica attraverso un intervento integrato, che prevederebbe anche una riduzione della densit abitativa ed un'incentivazione delle attivit economiche secondo le vocazioni culturali dell'area.




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