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LECCO : beni demaniali in vendita? la villa Ponchielli di Maggianico, il palazzo Ghislanzoni di via Roma, il cinema Lariano di via Caprera
15 FEBBRAIO 2008, la provincia online

l'intervento - il delegato fai


«Ma metterla in vendita sarebbe un suicidio culturale»

Alcuni mesi or sono, da queste stesse colonne avevo osservato come la nostra fosse una strana città e motivavo questa mia convinzione con alcuni esempi significativi, dall'orrendo baraccone che con ciclica ricorrenza viene montato in piazza Garibaldi; al monumento stesso dedicato dalla città all'Eroe dei Due Mondi confinato in una assurda posizione davanti alla facciata del Teatro; allo spreco di danaro pubblico per realizzare un pontone galleggiante sul lago, finora utilizzato soltanto dai gabbiani e dai piccioni; fino allo scempio dei luoghi manzoniani.

Ma l'elenco, ben più polposo nell'articolo su richiamato, era destinato ad allungarsi perché le stranezze sono una parte fondamentale dell'identità di Lecco, così come la sanno costruire i nostri amministratori, dai quali è possibile aspettarci tutto e il suo contrario.

E' notizia di questi giorni che l'Amministrazione Comunale, o per meglio dire il Sindaco in persona, ha stilato un elenco di beni comunali alienabili con l'intento di "fare cassa" e venire in aiuto in tal modo alle dissanguate finanze comunali.

Tra i beni suscettibili di alienazione, troviamo la villa Ponchielli di Maggianico, il palazzo Ghislanzoni di via Roma, il cinema Lariano di via Caprera. Per quanto concerne villa Ponchielli ci si chiede come sia possibile che una pubblica Amministrazione, dopo aver lodevolmente acquistato diversi anni or sono un edificio storico come questo, legato a un momento felice della storia culturale di Lecco, quello della Scapigliatura e degli artisti che a Maggianico convenivano richiamati dal Ghislanzoni e dalla dolcezza del paesaggio, dopo averlo lasciato andare in malora per la mancanza di manutenzione e soprattutto per la mancanza di idee circa il suo utilizzo, se ne esca ora con la bella pensata di metterlo sul mercato. Ma che modo di amministrare la città è mai questo? Come possono venire in mente certe idee che fanno a pugni con la valorizzazione di un patrimonio storico artistico e culturale che dovrebbe essere strenuamente difeso da chi rappresenta tutti i cittadini e non commercializzato come se si trattasse di semplici immobili privi di significato e di interesse? Le opportunità culturali che questa nostra città ha pur avuto e che ha sprecato, sono state più d'una. A partire dai luoghi manzoniani, oggi irrecuperabilmente perduti, fino al tema della Scapigliatura che avrebbe potuto rappresentare, con le debite e intelligenti promozioni, un richiamo di prim'ordine e un fiore all'occhiello per la città e la sua storia, attraverso anche l'istituzione di un museo della Scapigliatura, di cui si parla a vanvera da decenni, e mai nemmeno impostato nelle sue linee programmatiche, che sembrava più vicino alla sua realizzazione proprio grazie all'acquisizione da parte del Comune della villa di Amilcare Ponchielli, contigua a quella di Gomes e inserita in un contesto ambientale e culturale di notevole rilevanza, tanto più che, miracolosamente, questa parte del territorio comunale, si è finora mantenuta inalterata e di assoluta gradevolezza, grazie alle ville dei due musicisti e a villa Martelli che sorge di fronte alla Ponchielli. E' inaccettabile che un patrimonio di tale importanza possa essere messo sul mercato, compromettendo in tal modo la possibilità di dar vita a un parco letterario e a un percorso dedicato alla Scapigliatura. Un altro edificio che l'Amministrazione medita di alienare è la casa Ghislanzoni di via Roma, dal 1893 al 1928 sede degli Uffici Comunali a seguito della disposizione testamentaria di un benemerito cittadino lecchese, Luigi Ghislanzoni. Nell'atrio del palazzo fu murata una lapide, tuttora visibile, che ricorda la munificenza del Ghislanzoni, morto in Milano il XXX gennaio del 1893. Lasciava cospicui legati all'Ospedale, all'asilo d'infanzia, e al Comune la sua stessa casa perché divenisse sede del Municipio. Già nel luglio del 1991 l'Amministrazione aveva deliberato il cambio di destinazione di questo edificio, con l'intenzione di alienarlo. Una prospettiva senza capo né coda pensando alle esigenze di spazio per gli uffici già allora insufficienti. Il Comune era costretto a prendere in affitto locali da privati e intanto pensava di vendere ciò che era suo, ubicato nel pieno centro della città, e donato da un generoso cittadino perché servisse a tutta la comunità. Non va poi dimenticato che, nonostante qualcuno possa sorriderne, esiste un vincolo morale nei confronti di chi aveva donato la propria casa per una finalità che non può essere disattesa con la giustificazione che è necessario reperire quattrini. Ma fortunatamente prevalse il buon senso e la proposta poi rientrò, sembrava, definitivamente. Ma così non è perché ora riaffiora all'interno di questa ipotesi di alienazioni che ci lascia, per usare un eufemismo, perplessi. Va aggiunto che la stima di 450.000 euro, oltre a sembrarci assai inferiore al prezzo di mercato, non risolverebbe certo i problemi del Comune, privandolo invece di uno stabile di prestigio in centro città, utilissimo in rapporto alle esigenze di una pubblica amministrazione. Il terzo bene di cui si ipotizza l'alienazione è l'ex Cinema Lariano, di cui parleremo in un successivo articolo. Per concludere, ci sembra che questa ipotesi di alienazione di tre edifici comunali, tutti e per motivi diversi connotativi dell'identità culturale della città di Lecco, sia una idea peregrina, non ponderata, estemporanea e dannosa, un progetto da osteggiare perché priva la città, senza una vera ragione, di edifici rappresentativi della sua storia e della sua cultura. Gianfranco Scotti







http://www.laprovinciadilecco.it/online/online.asp?SiglaEdizione=LE&Sezione=LECCO&Bassa=si&Pagina=17&IDNotizia=2826439


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