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LUCCA - BELLE ARTI «L’annullamento è valido» «Concessione rilasciata in fretta»
GIOVEDÌ, 14 FEBBRAIO 2008 IL TIRRENO - Lucca





Decreto emesso in tempo: l’intervento va fermato



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LUCCA. L’annullamento è valido. Per bloccare un’operazione immobiliare in contrasto con le norme di tutela del paesaggio «fa fede la data del decreto e non il timbro postale della lettera con l’atto cui viene spedito».

È sorpreso l’architetto della Sovrintendenza Glauco Borella: non capisce come il Comune possa aver rilasciato un nuovo permesso a costruire appartamenti al posto delle serre di San Macario senza aspettare la risposta delle Belle arti. E soprattutto non capisce come, una volta ricevuto il decreto di annullamento, non abbia «provveduto a fermare i lavori che a nostro avviso vanno avanti senza alcuna autorizzazione».
L’architetto Borella, dunque, ribadisce che l’annullamento del permesso a costruire a San Macario è «legalmente valido. Il decreto è del 25 gennaio, il giorno prima della scadenza dei termini che la legge ci assegna per esprimerci sugli interventi in aree di interesse paesaggistico. Ma poi, veniamo a sapere che, nonostante la nostra posizione contraria, il permesso è stato rilasciato perché il decreto di diniego sarebbe arrivato tardi. Per il Comune farebbe fede la data del timbro postale, ma quella che conta è la data riportata sul decreto. È da quel momento che l’atto ha efficacia».
Architetto Borella, ritiene che il vostro decreto possa portare all’annullamento del permesso a costruire?
«Lo ripeto: il decreto di annullamento è valido. Quindi il permesso non doveva, a nostro avviso, essere rilasciato. E se anche il Comune ha ricevuto il nostro diniego oltre i 60 giorni, doveva fare attenzione alla data riportata sull’atto. E, in base a quella, avendo già rilasciato il permesso a costruire, avrebbe dovuto revocarlo. O, comunque, in qualche modo avrebbe dovuto fermare il nuovo intervento: considerando che il nostro decreto è valido, non capisco bene in base a quale titolo l’impresa continui a lavorare».
Secondo lei, quindi, il Comune non avrebbe dovuto rilasciare questo permesso a costruire?
«Per me il Comune ha avuto fretta nel rilasciare questo permesso, considerata anche la delicatezza dell’intervento che è stato a lungo al centro delle polemiche. In generale, in situazioni di questo tipo, i Comuni aspettano sempre una decina di giorni oltre il termine assegnato alla Sovrintendenza prima di rilasciare permessi a costruire in zone di vincolo paesaggistico. E aspettano perché le Poste possono avere un ritardo e consegnare oltre i 60 giorni i pareri richiesti. Anche se a fare fede, lo ripeto, è la data sul decreto e non certo il timbro postale».
Visto che il decreto è stato emanato sullo scadere dei termini di legge, secondo il Comune poteva essere anticipato per fax.
«La Sovrintendenza spedisce pareri e decreti per posta. E, comunque, mi chiedo perché prima di rilasciare il permesso il Comune non ci abbia almeno fatto una telefonata».
Forse perché il primo parere espresso dalle Belle arti era favorevole alle case al posto delle serre.
«Non è proprio esatto. La normativa in vigore nel 2006 riconosceva come volume assentito quello delle serre dismesse e ne consentiva la trasformazione in appartamenti. Noi ci siamo opposti al primo progetto che prevedeva di costruire tutti gli appartamenti in un solo edificio di dimensioni inaccettabili. E abbiamo imposto di distribuire il volume in edifici più piccoli, meno ingombranti».
E perché, scusi, ora il parere non è più favorevole?
«Non siamo favorevoli al nuovo progetto perché rappresenta un passo indietro rispetto alle nostre indicazioni. Prevede, infatti, che il volume distribuito su 6 edifici venga accorpato in 4. Con un risultato che non ci convince».
Il.Bo.



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