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Musei, parlano gli esperti: ''In Italia impossibile un maxifurto come a Zurigo''
ADNKRONOS, 13 FEBBRAIO 2008

Probabile la richiesta di un riscatto per la collezione di Zurigo

Dopo il colpo grosso alla Collezione Bührle di Zurigo, l'Ugl lancia l'allarme sulla sicurezza dei musei italiani. Ma il nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri precisa: ''Nel 2007 i furti nelle strutture statali sono diminuiti del 7%''


Roma, 12 feb. (Adnkronos Cultura) – Dopo il clamoroso furto ai danni della Collezione Bührle di Zurigo, l’Ugl, Unione generale del lavoro, lancia l’allarme sulla sicurezza dei musei italiani. Ma il confronto tra il caso svizzero e il sistema museale italiano divide gli esperti. Secondo il coordinatore nazionale Ugl Beni Culturali, Renato Petra, ''la tecnica utilizzata in Svizzera può diventare l'apripista per i malintenzionati nostrani. I sistemi di videosorveglianza adottati dalla maggior parte dei nostri musei – ha spiegato il sindacalista - potrebbero rivelarsi inefficaci se poi non c'è abbastanza personale di vigilanza che interagisce con essi''.

Non la pensano allo stesso modo i Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (Tpc), forti dei dati che vedono i furti ai danni delle strutture museali pubbliche diminuire, nel 2007, del 7% rispetto al 2006. ''E i furti che ci sono stati non hanno comunque interessato opere di pregio'', ha dichiarato all’Adnkronos Cultura il maggiore Roberto Colasanti, capo sezione Operazioni del Comando Tpc, aggiungendo che ''in Italia non esiste nessun allarme. Per mantenere elevato lo standard di sicurezza dei musei pubblici, il personale del Comando, d’intesa con il ministero per i Beni e le Attività Culturali, le sovrintendenze competenti e le direzioni museali, procede alla periodica revisione dei sistemi di sicurezza: impianti di allarme, sistemi anti-intrusione, telecamere e personale di sorveglianza''.

Insomma, in Italia il livello di sicurezza dei musei statali è tale da rendere impensabile che un soggetto possa introdursi nella struttura senza essere filmato e registrato, allarmando coloro che sono preposti alla sorveglianza della struttura.

Anche Claudio Strinati, sovrintendente al Polo Museale Romano, loda la sicurezza dei musei italiani, e pur riconoscendo ''il nobile lavoro del sindacato, che guarda giustamente alla faccenda dal suo punto di vista'', ha sottolineato che ''la Collezione Bührle è un museo privato, gestita con la stessa logica di una proprietà privata, mentre in Italia i musei statali sono sorvegliati in modo corretto, con sistemi di video-controllo e custodi competenti''. ''Sono luoghi sicuri e lo dimostrano le statistiche – ha assicurato il sovrintendente all’Adnkronos Cultura – infatti i furti ai danni dei musei statali sono rarissimi''.

Altra questione che si è aperta con la questione di Zurigo, è quella dello scopo di un furto che ha per oggetto opere d’arte così celebri da non poter essere poi riciclate facilmente. Se per il sovrintendente Strinati ''vi possono essere tutte le motivazioni: dal semplice contrasto alla manifestazione di forza, dal gesto intimidatorio al semplice gusto di rubare un’opera d’arte'', il maggiore Roberto Colasanti del Comando Tpc ha le idee più chiare e i titolari della Collezione Bührle potrebbero aspettarsi la richiesta di un riscatto.

''I dipinti sono di notevole valore e non è pensabile che tali opere possano trovare spazio sul mercato – ha spiegato il maggiore - Se pensiamo ciò che è successo a San Paolo con il furto dei Picasso, si può ritenere che i ladri mirino a ottenere una forma di compenso per restituire al proprietario, e al mondo intero, opere d’arte di questa importanza. A meno che non ci sia dietro un folle disposto a pagare opere stratosferiche per chiudere i quadri in una stanza e goderne da solo''.

I furti d’arte a scopo di riscatto non sono rari, ma non in Italia dove una cosa del genere non accade da molto tempo. ''Un gruppo criminale, nel momento i cui prepara un’azione, fa anche una serie di considerazioni tra cui lo studio della struttura da colpire, le valutazioni dei rischi e della possibilità di portare a termine l’operazione – ha aggiunto il maggiore Colasanti - se in Italia queste cose sono datate è perché, evidentemente, i sistemi di sicurezza sono tali da scoraggiare ogni tentativo. E significa anche che l’operato delle forze dell’ordine è tale da inibirei furti d’arte. Ricordiamoci che l’Italia è stato il primo paese a dotarsi di una forza di polizia Specializzata nel settore''.



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