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Piemonte. Le colline tra vigne e cemento
Roberto Fiori
La Stampa 9/2/2008

Piemonte candida anche Monferrato Roero e Astigiano
"Le Langhe patrimonio dell'umanit". Ma i cantieri assediano il paesaggio. I promotori sostengono che la vittoria consentirebbe
di riqualificare queste zone

Sar la prima candidatura a macchia di leopardo nella storia dellUnesco, il primo esempio di proposta a omissis. Omissis sui capannoni e sulle villette in paramano, sulle colate di cemento nei fondovalle e sulle stramberie di colori e forme in cima alle colline, per far risaltare in tutto il loro splendore luoghi straordi-nari segnati dalla mano dell'uomo.
Scriveva Cesare Pavese nella Luna e i fal: Non c' niente di pi bello di una vigna ben zappata, ben legata, con le foglie giuste e quell'odore della terra cotta dal sole d'agosto. Una vigna ben lavorata come un fisico sano, un corpo che vive, che ha il suo respiro e il suo sudore. Una citazione da tenere a mente, ora che i paesaggi vitivinicoli tipici del Piemonte si candidano ufficialmente a diventare patrimonio dell'Umanit come la zona dell'Alto Douro in Portogallo, i vigneti dell'isola vulcanica di Pico nelle Azzorre, la zona del Tokaj in Ungheria, quella di Saint Emilion in Francia, la valle del Medio Reno in Germania e la Val d'Orcia in Toscana.
Langhe, Roero, Monferrato e Astigiano cercano di conquistare una poltrona nel club pi esclusivo, ma l'intesa firmata ieri tra il Ministero per i Beni e culturali, la Regione Piemonte, le Province di Alessandria, Asti e Cuneo indica una strada inedita. I promotori parlano di aree di eccellenza e di aree tampone, necessarie per collegare un sito con l'altro. E dicono che la candidatura sar un'esperienza interessante di pianificazione, gestione e tutela comune del paesaggio, nonch l'occasione per riqualificare alcune zone. Dopo aver applicato in anticipo lo stile veltroniano - candidiamo le Langhe a patrimonio dell'umanit, ma anche il Roero, ma anche il Monferrato, ma anche l'Astigiano - allargando cos il territorio a dismisura, adesso corrono ai ripari per non andare incontro a un insuccesso. Per esempio, si chieder all'Unesco di promuovere gli straordinari vigneti del Barolo, ma di chiudere un occhio sulle distese di fabbriche e magazzini a valle; di premiare le cattedrali-cantine sotterranee di Canelli, ma di sorvolare sui suoi condomini all'aria aperta.
D'altra parte, i turisti che a decine di migliaia arrivano nel Sud Piemonte sono gi allenati a queste altalene di emozioni e delusioni: a Grinzane Cavour, per salire al castello del conte Camillo Benso dove oggi c' la pi importante Enoteca regionale, occorre attraversare in apnea un'area industriale che rischia di essere ancor pi sacrificata al cemento con altri 30 mila metri quadrati di capannoni. A Barolo c' il castello della Volta, del 1200, che va in rovina. E a due passi spuntato un suo antagonista in perfetto stile disneyano.
Il panorama in cui si inserisce la candidatura Unesco complesso. Da una parte ci sono le attivit produttive, ossia la spina dorsale dell'economia di un territorio operoso, che nell'Albese addirittura diventata pi volte internazionale. Dall'altra c' il paesaggio naturale e agricolo, garante della genuinit dei prodotti e forza attrattiva per il turismo. Rinunciare all'utilit delle prime impossibile. Abbandonare la bellezza delle seconde un suicidio.
Senza contare il fascino di vini e paesaggi letterari. Da una parte il Barolo e il Barbaresco, l'Arneis, il Barbera e il Moscato. Dall'altra Cesare Pavese e Beppe Fenoglio, Giovanni Arpino e Davide Lajolo. Basterebbero questi nomi per far cambiare idea a chi ancora pensa alle Langhe, al Roero e al Monferrato come terre esclusivamente della buona tavola. Basterebbe lo stupore del protagonista di Paesi tuoi - Siamo in mezzo a due mammelle, dico; qui nessuno ci pensa, ma siamo in mezzo a due mammelle - per trovare la chiave di lettura tra i sentieri che scorrono nelle vigne e risalgono i crinali.
Ma i commissari dell'Unesco non si accontentano della poesia. Vogliono piani di tutela e dimostrazioni della volont di conservare al meglio ci che la natura e il lento lavoro dell'uomo hanno creato. Perch anche un ottimo Barolo prodotto in una terra sempre pi brutta sarebbe un po' meno buono.



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