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PIEMONTE -Candidati a patrimonio mondiale dell´Unesco i vigneti di Langa, Roero e Monferrato
MARCO TRABUCCO
09 febbraio 2008, la Repubblica - TORINO


LE COLLINE AMATE DA PAVESE FRA I TESORI DELL´UMANITÀ

Ieri la firma dell´accordo tra Regione, Ministero e Province di Alessandria, Asti e Cuneo A fine anno il dossier a Parigi il verdetto arriverà per il 2010



er chi le ha amate e raccontate come Pavese e Fenoglio, le colline del Piemonte meridionale sono da sempre uno dei panorami più belli del mondo. I declivi, spesso aspri, delle Langhe, del Roero e del Monferrato che da Mondovì fin oltre Acqui Terme sono la culla di vini pregiati e famosi dal Barolo al Barbaresco, dalla Barbera al Moscato. Paesaggi dell´anima per i piemontesi che adesso vogliono diventare patrimonio mondiale.
Ci si lavora da tempo, ma ieri con la firma dell´accordo fra Regione, ministero dei Beni Culturali e Province di Alessandria, Asti e Cuneo è partito ufficialmente l´iter per candidare i vigneti di Langhe, Monferrato e Roero a Patrimonio Mondiale dell´Unesco. Un iter non semplice, spiega l´assessore regionale al Territorio Sergio Conti: «Il dossier per la candidatura è quasi pronto, sarà finito entro giugno e entro fine anno lo consegneremo all´Unesco a Parigi». Poi ci saranno le visite degli ispettori ai siti interessati, ufficiali, ma anche «nascoste». Il verdetto è fissato per il 2010: se arriverà il sì sperato, i siti piemontesi considerati patrimonio dell´umanità diventeranno tre: e le nostre vigne si aggiungeranno alle Regge Sabaude e ai Sacri Monti che lo sono da tempo.
Fino a poco tempo fa i siti che ottenevano questo prestigioso riconoscimento erano quasi solo quelli con alto valore artistico. Poi si è inserito anche il paesaggio: le bellezze naturali, ma anche i paesaggi trasformati dall´uomo: «È importante spiegare - aggiunge Conti - che qui non si parla di un parco nazionale, ma di luoghi in cui le attività umane, il lavoro e l´artigianato, ci sono e devono continuare a esserci e svilupparsi». Perché sono loro, come è il caso delle vigne, che hanno creato o contribuito a creare la bellezza del paesaggio.
«Langhe, Roero e Monferrato non sarebbero i primi siti enoici ad ottenere questo riconoscimento: fra gli attuali 851 siti mondiali sotto la tutela dell´Unesco figurano infatti già la zona di produzione del Tokaij in Ungheria, l´Alta Valle del Douro in Portogallo (dove si produce il Porto), i vigneti terrazzati di Lavaux in Svizzera e la zona di Saint Emilion, terra di rossi pregiatissimi, nel Bordolese. Due sono le aree anche in Italia: i pendii terrazzati a picco sul mare delle Cinque Terre in Liguria, dove nasce lo Sciacchetrà. E la Val D´Orcia in Toscana. Monferrato, Langhe e Roero coprono il 90 per cento della produzione vinicola del Piemonte, (circa tre milioni di ettolitri di vino l´anno con un fatturato sui 335 milioni di euro e Il 60 per cento della produzione è esportato, soprattutto in Germania, Gran Bretagna, Francia, Svizzera e Stati Uniti.
Ma l´aspetto economico non è rilevante ai fini della candidatura. Ben più importante è la ricca dotazione di storiche cantine scavate nel tufo, di antiche cascine dalle eleganti architetture, di borghi medievali impreziositi da chiese e castelli. Non a caso oltre agli enti locali si sono impegnati nel sostegno alla candidatura anche importanti gruppi privati del settore come Gancia: «L´obiettivo - aggiunge Conti - è stimolare a investire sulle possibilità di accoglienza turistica in questi territori che sono già, soprattutto le Langhe, tra i più visitati del Piemonte. Già la candidatura sarà importante per attrarre turisti». «Ce la faremo - afferma Emanuela Zanda, la funzionaria della Soprintendenza che sta seguendo l´iter della candidatura - abbiamo tutte le carte in regola. E il pieno appoggio del ministero». Anche se i rivali sono da far tremare i polsi: la Champagne e l´alta valle del Reno in Germania, culla dei Riesling più pregiati.
Ieri mattina la presidente della Regione, Mercedes Bresso, ha firmato l´intesa che darà il via ufficiale alla candidatura insieme al sottosegretario ai Beni Culturali delegato ai rapporti con l´Unesco, Danielle Mazzonis, e ai presidenti delle tre Province interessate: Paolo Filippi, Roberto Marmo e Raffaele Costa. Nel pomeriggio Mazzonis ha poi compiuto un sopralluogo dell´area insieme all´assessore Conti. «Uno degli elementi per ottenere il sì dell´Unesco - ha spiegato Bresso - è la presentazione di un valido piano per la tutela e la gestione dell´area. La difficoltà sta nel riuscire a dettare regole in grado di proteggere un territorio conservandone la bellezza, ma senza limitare eccessivamente l´attività umana cui quella stessa bellezza si deve. Un paesaggio vitinicolo che è stato modellato dall´uomo non può essere cristallizzato, ma deve essere difeso con norme mirate a una evoluzione positiva». «Con l´Italia - ha sottolineato Mazzonis - l´Unesco è sempre più severa, siamo infatti il primo paese al mondo per numero di siti sotto la sua tutela, 42. Non abbiamo mai sbagliato una candidatura: questa che parte dal Piemonte è valida e ritengo che andrà a buon fine».



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