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RESTAURO: SCUOLE E TECNICHE E LA SICILIA SARA' AL PRIMO POSTO
JOSHUA WAHLEN intervista a Gianpaolo Nadalini
Giornale di Sicilia 07/02/2008

lanciare un progetto di qualit per la conservazione del
patrimonio archeologico e architettonico necessario non solo
per la Sicilia ma per tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. il monito di Gianpaolo Nadalini, restauratore
e conservatore dei Louvre di Parigi da oltre vent`anni, voce tra le pi autorevoli del panorama archeologico internazionale,
oggi in Sicilia per dei coirsi in Storia del restauro all`Universit di Catania.
Professor Nadalini, alla luce della sua esperienza internazionale, come giudica la situazione attuale del restauro in Sicilia?
Credo chela Sicilia meriti nuovamente un ruolo guida nel bacino mediterraneo anche in questo campo; anzitutto perch la fortuna di essere custode di inestimabili patrimoni archeologici e
culturali e dovrebbe rilanciare la sua icona proprio valorizzando maggiormente tali ricchezze. Senza nulla togliere al lavoro dei soprintendenti che talvolta davvero difficoltoso - e alle
numerose iniziative promosse dagli enti museali, bisogna assolutamente creare un circuto pi organico, che sappia ottimizzare tanto gli interventi di restauro - necessari, in molti casi impellenti - quanto la promozione, tanto la formazione degli operatori culturali quanto i rapporti con le realt estere.
A proposito di rapporti internazionali, in pi di un`occasione lei stesso Si adoperato per esportare e promuovere opere custodite nei musei archeologici dell`isola.
Qualcuno, a tal proposito, arriccia il naso.
S, accaduto spesso. Da marzo a giugno dell'anno scorso, ad esempio, il Museo del Louvre stato sede di un` esposizione dedicata al grande scultore greco Prassitele. Il percorso espositivo, assai ben curato, vantava pi di cento sculture, e tra queste figuravano il Satiro danzante di Mazara del Vallo e il
Satiro versante del Museo Salinas. Quali migliori biglietti da visita da offrire all`estero perch amatori e turisti fossero
invogliati ad ammirare queste ed altre opere nella terra che li ha generati e nei siti che li ospitano?. Io ho sempre creduto che scambi di questo tipo giovino molto all`immagine della Sicilia
nel mondo. La valorizzazione di un patrimonio culturale alimenta la mobilitazione sociale ed economica, il turismo e l`imprenditoria.
Oggi il ruolo del restauratore gode finalmente di un profilo altamente specializzato, che si crea dopo un iter formativo assai complesso. Il restauro del reperti archeologici richiede,
infatti, abilit artigianali ed artistiche, accurati studi scientifici - biologici, chimici, mineralogici - ed una profonda conoscenza delle condizioni storiche, ambientali ed antropologiche delle antiche civilt.
E in Sicilia? Esistono scuole in grado di preparare adeguatamente
gli aspiranti restauratori?
Per quel che ho visto le universit siciliane dispongono di un corpo docente altamente qualificato, per cui offrono agli studenti un`ottima base teorica.
Personalmente incentiverei ulteriormente l`applicazione sul campo e la pratica in laboratorio, esperienze indispensabili per completare un primo stadio di specializzazione e concretizzare
opportunamente le conoscenze teoriche acquisite.
Mai nostri laboratori di restauro dispongono di moderne strumentazioni tecniche?
La situazione dei laboratori soddisfacente ma complessa, perch
complesso il rapporto del restauratore con le nuove tecnologie. Queste raramente vengono sviluppate esclusivamente per il restauro, che rimane un settore troppo piccolo per legittimare un investimento scientifico. Il restauratore costretto, dunque, a riadattare nuove tecniche nate in seno ad altri campi d`indagine.
Ma le nuove tecnologie assicurano un risultato fedele alla condizione originaria del manufatto?
Indubbiamente. Il nostro lavoro finalizzato alla conservazione dei beni, ed fondamentale che questi giungano ai posteri mantenendo intatte le proprie caratteristiche. Trovo molto incoraggianti, a tal proposito, gli ultimi studi che testano le nuove modalit d`intervento per assicurarsi che siano le pi appropriate a garantire una conservazione a lungo termine.
Solo nuova tecnologia perla scienza del conservare?
No, non bisogna sempre puntare sul progresso: spesso antiche
tecniche ritornano molto utili.
Da diversi anni lei affianca al suo lavoro di restauratore
anche un`intensa attivit didattica rivolta a studenti
ed insegnanti. Da poco tempo c` anche un nuovo impegno
in Sicilia.
Per l`Universit di Catania nel corso di laurea in Tecnologie
della conservazione - tengo lezioni di Tecnologia della realizzazione dei vasi greci ed altre di Storia del restauro. Questo mi ha permesso di scoprire in Sicilia una realt,
quella studentesca, preparata e competente, soprattutto sul piano
teorico. Conoscevo molti esperti e docenti, adesso ho avuto il piacere di incontrare ragazzi che sono molto appassionati, che fanno ben sperare per il futuro del restauro archeologico.
Cosa insegnaloro?
Insegno le tecniche, i motivi e le problematiche del restauro anche presso le antiche civilt.
Perch anche in tempi remoti, quella del restauro era un`arte, una
scienza.
Gli interventi di recupero dovevano essere ben diversi da quelli attuali...
Certamente. Oggi si tutela un patrimonio per ovvie necessit culturali e per offrire ai posteri ricchezze e conoscenza; in passato erano, piuttosto, esigenze di carattere economico e
spirituale a motivare il restauro.



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