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BUFERA ALL’ENTE LIRICO. Arena, ecco il piano da 20 milioni
Enrico Giardini
Martedì 5 Febbraio 2008 - L'ARENA






Giovedì il Consiglio di amministrazione esamina le proposte di ristrutturazione che dovrebbero comprendere anche tagli al personale

Tosi: «Serve una terapia d’urto per risalire la china» Galan: «Ma i sindacati non possono dettare la linea»


O si dà una sterzata virtuosa, con soldi freschi ma anche con qualche taglio di spese qua e là per arrivare almeno a un bilancio in pareggio, oppure lo spauracchio del commissariamento potrebbe davvero trasformarsi in realtà. È questo lo scenario che si profila per il futuro prossimo della Fondazione Arena, in piena bufera per il deficit di 14 milioni di euro e per la richiesta di dimissioni del sovrintendente Claudio Orazi avanzata dal Comune.

Orazi risponde di sentirsi a posto e spiega che dal 2003 al 2006 i soci privati della Fondazione hanno versato nelle casse dell’ente 10 milioni di euro in meno rispetto a prima e che la legge Finanziaria Tremonti tagliò nel 2006 altri cinque milioni. Ma su di lui pesa la trasferta fallita a Sidney della «Carmen» di Zeffirelli, che non si è svolta dopo che tutto era già pronto: un danno di un milione 600mila euro.

LA CURA. Giovedì il Consiglio di amministrazione della Fondazione, presieduto dal sindaco Flavio Tosi, esaminerà il piano di rilancio dell’ente firmato dal consulente Enrico Ghinato e supervisionato da Paolo Arena (Camera di Commercio), vicepresidente. «Il deficit c’è, ora spetta al Cda valutare il piano di rilancio», spiega Tosi, che propone una terapia d’urto ma vuole condividerla coi soci prima di giovedì, «e ai soci privati chiediamo uno sforzo particolare per fronteggiare questo deficit, ma anche al governo. Già da mesi il Cda è molto attento a come impiega le risorse per evitare la ripetizione degli errori del passato: ogni singola voce di spesa viene valutata e vagliata dall’intero cda. Valuteremo quanto si spende anche per le scenografie, insomma tutti le spese che si possono ridurre».
Il piano prevede anzitutto che i soci Camera di Commercio, Fondazione Cariverona e Banco Popolare versino in parti uguali circa 16 milioni di euro fra il 2008 e il 2012, e anche misure drastiche per ristrutturare l’ente. Il presidente di Confcommercio Verona e Veneto Fernando Morando (sostenitore di Orazi) responsabile del settore turismo nella giunta della Camera di Commercio, ha dichiarato al nostro giornale che servono sì i soldi «straordinari» dei soci rispetto al contributo ordinario che già versano, ma che bisogna anche mettere mano a tagli di personale.
La strada per far arrivare i soldi potrebbe anche essere quella di avere i 16 milioni subito accendendo dei mutui, da ripagare negli anni. È chiaro e comprensibile che il nemico numero uno di questa strategia sono i sindacati e le rappresentanze unitarie dei 340 lavoratori fissi della Fondazione (1.200 nella stagione estiva) che contestano l’operato di Orazi e addirittura rilanciano sulla necessità di ampliare il numero di artisti e di conseguenza anche l’attività dell’ente. Sarebbe il personale amministrativo — un centinaio di lavoratori sui 340 circa — quello più soggetto a eventuali tagli, che potrebbero però concretizzarsi in «incentivazioni all’esodo», cioè prepensionamenti.
Da quanto trapela, sembra che la voce in rosso sia il cartellone invernale del Teatro Filarmonico, che prevede assunzione di nuovo personale per gli spettacoli per raggiungere un numero di rappresentazioni tali da giustificare un contributo del Fus (il Fondo statale per gli spettacoli), ma con introiti miseri rispetto all’Arena d’estate (28 milioni, 500mila spettatori).
Intanto, il presidente della Regione Giancarlo Galan dice «Verona vive un momento di forte tensione tra sindacati e sovrintendenza come quello vissuto dalla Fenice e in quell’occasione ricordai che non spettava al sindacato dettare le linee di condotta manageriale e artistica. Oggi torno a ripeterlo per Verona».



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