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TOSCANA - urbanistica: il piano territoriale della Regione Toscana, ovvero politique dabord
Baldeschi, Paolo
Data di pubblicazione: 06.02.2008 - Eddyburg




Unacuta analisi del PIT toscano, della sua ideologia, dei suoi effetti e del possibile ruolo dei comitati. Relazione tenuta a un seminario della Regione Puglia, Bari, 4 febbraio 2008

Premessa

Il PIT della Regione toscana stato gi analizzato da diversi punti di vista: per i paradigmi utilizzati (in particolare statuto del territorio, agenda strategica, invarianti), per la coerenza interna, per la sua efficacia normativa.

In questa relazione il PIT sar esaminato da un altro punto di vista, il pi elementare e basilare: per la sua efficacia misurata semplicemente nei termini di rispondenza degli obiettivi di piano con i comportamenti reali delle amministrazioni e le conseguenti (o non conseguenti) trasformazioni del territorio. Si potr dire che il PIT troppo recente per produrre qualche effetto in proposito, ma, anche a prescindere dalle norme di salvaguardia, le cose non stanno cos.

Il PIT essenzialmente un documento politico e in quanto tale immediatamente efficace e, addirittura nelle attese, condizionante i comportamenti delle amministrazioni.

Prima di affrontare largomento, opportuno dare una sintetica idea dellarchitettura del piano - modalit che ne condiziona anche aspetti normativi e contenuti operativi. Un organigramma dei diversi documenti di cui composto il piano in questa immagine (scaricabile in calce):


Il problema che nasce da unorganizzazione documentale estremamente complicata che lo stesso tema trattato in diverse parti, in modo a volte contraddittorio e spesso con un inquadramento teorico e metodologico diverso. Problema secondario se la disciplina del PIT fosse contenuta tutta nel documento intitolato, appunto, La disciplina del PIT, ma cos non . Riporto in sintesi le osservazioni in proposito di Luigi Scano, limitatamente alla pianificazione paesaggistica. Questa, anche se ha il suo cuore nello Statuto del PIT (la disciplina del PIT) tuttavia distribuita anche in altre parti del piano:

- Nellelaborato intitolato I territori della Toscana che allegato al quadro conoscitivo del Piano" per quanto riguarda "la ricognizione analitica dellintero territorio";
- Nell Atlante dei paesaggi toscani che parte degli " allegati documentali per la disciplina paesaggistica", per ci che riguarda lanalisi delle dinamiche di trasformazione del territorio attraverso lindividuazione dei fattori di rischio e degli elementi di vulnerabilit del paesaggio, nonch lanalisi comparata delle previsioni degli atti di programmazione, di pianificazione e di difesa del suolo", e "lindividuazione degli ambiti paesaggistici";
- Nelle schede dei paesaggied individuazione degli obiettivi di qualit, schede riferite agli "ambiti di paesaggio", anchesse parte degli allegati documentali per la disciplina paesaggistica;
- Nel documento intitolato Le qualit del paesaggio nei PTC, (qualit che risultano dalla disciplina paesaggistica dei piani territoriali di coordinamento delle Province e che parte degli allegati documentali per la disciplina paesaggistica) per ci che riguarda "la individuazione" delle aree "vincolate" ope legis ,"la definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e luso del territorio compreso negli ambiti individuati", "la determinazione di misure per la conservazione dei caratteri connotativi delle aree tutelate per legge e dei criteri di gestione e degli interventi di valorizzazione paesaggistica degli immobili e delle aree dichiarati di notevole interesse pubblico", "lindividuazione degli interventi di recupero e riqualificazione delle aree significativamente compromesse o degradate e degli altri interventi di valorizzazione", ecc.
- Infine, nel quadro conoscitivo per alcuni riferimenti normativi contenuti nella disciplina delle invarianti strutturali facente parte dello Statuto del territorio.

Il PIT come documento politico

Si detto che il PIT ha un valore prima di tutto politico. Da questo punto di vista acquista notevole importanza Il documento di piano, un elaborato usualmente indicato come Relazione e che in altre circostanze potrebbe apparire poco significativo.

Il Documento, oltre ad assolvere il compito di spiegare gli obiettivi, larchitettura del piano e i principali paradigmi impiegati (il significato di statuto, agenda strategica, territorio, paesaggio, ecc.), una chiara esposizione della politica che la Regione Toscanaintende perseguirein merito allo sviluppo economico e alla gestione del territorio. Scritto in un linguaggio colto (a differenza dei precedenti piani toscani), il Documento molto esplicito e una sua attenta lettura avrebbe forse consentito di risparmiare molte fatiche che sono state spese da associazioni ambientaliste e istituti universitari per correggere, migliorare o sostituire la parti che apparivano pi manchevoli e deboli del PIT.

In realt, ci che appare o appariva debole o manchevole coerente con la filosofia del Documento, mentre ci che sembra o sembrava apprezzabile sono le scorie di una vecchia cultura urbanistica che ancora galleggiano come relitti nel corso di un nuovo indirizzo di cui riassumiamo i capisaldi, citando testualmente o in sintesi i passi pi significativi. I corsivi sono nostri:

Il governo del territorio non presuppone relazioni gerarchiche bens intense propensioni cooperative tra i titolari di distinte responsabilit amministrative e tra diverse autorit di governo(p. 22)
- I Comuni nella loro individualit sia nelle loro compagini associative - cos come gli altri Enti del governo locale del territorio - potranno trovare nella Regione, in questo Pit e nella sua disciplina il sostegno necessario ad esprimere lautonomia delle proprie opzioni ... (p. 23);
- Ogni Comune come ogni altro governo locale, ... dar, ..., la sua lettura del proprio ruolo nello sviluppo della Toscana quale delineato nel Prs e la Regione mobiliter ulteriormente le sue capacit di armonizzazione e di rega strategica. Ma nessun governo locale dovr mai sentirsi sotto tutela. Bens, nella sua singolarit istituzionale cos come nella pluralit delle sue compagini associative, dovr trovare nella Regione e nelle sue risorse cognitive e normative uno specifico sostegno alle sue capacit di decisione territoriale, sia essa strategica che regolatoria; p. 86);
- E' un punto su cui la chiarezza devessere massima, a costo della ridondanza. Cos come la gerarchia anche let del principio di conformit - quale chiave delle relazioni intergovernative - definitivamente sepolta. Non perch tra le opzioni statutarie, le invarianti strutturali e le scelte normative del Pit vi abbia sempre ad essere qualcosa di negoziabile o di mutuamente "aggiustabile" in nome di una qualche pax interistituzionale. Ma perch tutta la strumentazione normativa del piano va considerata come una risorsa per la realizzazione del "patto": una disciplina concepita come volano della sua costruzione operativa e della sua interpretazione applicativa. (p. 86);
- Perci lo stesso Piano di indirizzo territoriale... anche - e prima di tutto - la proposta di un patto tra istituzioni: la scommessa di una nuova alleanza tra Regione e amministrazioni locali per dare allinsieme del territorio toscano quellorizzonte di domande, valori e opportunit nel quale trovare le risorse, la coerenza e la duttilit necessarie al suo governo, plurale ma integrato. (p. 23).
- La governance dar testa e gambe a quel nuovo "patto" che il Pit vuole rappresentare. Infatti, solo se ogni livello di governo fa propria - sul piano politico - e accetta - in termini tecnici (cio con strumenti adeguati di valutazione) - una semplice ma discriminante domanda: ...qual il mio contributo al bene della mia Regione visto che da esso dipende gran parte di quello della mia comunit?, allora la governance non regredisce al mero rito negoziale del do ut des ma diventa capacit di situare problemi collettivi e opportunit territoriali nella scala ottimale a che il loro trattamento diventi efficace. O almeno pi capace di mitigare le esternalit negative che sempre minacciano anche le migliori intenzioni (p. 28).
- la valutazione integrata lo strumento indispensabile per dare sostanza alla governance territoriale, trasformando la sussidiariet e lautonomia locale, che ne sono il presupposto, in cooperazione attiva invece che in tentazioni di isolamento particolaristico o municipalistico. E facendone la base analitica e di confronto cognitivo perch la stessa governance territoriale si traduca in una mutua reponsabilizzazione tra gli indirizzi e le scelte regionali, da un lato, e le visioni e le opzioni locali, dallaltro. E dia testa e gambe a quel nuovo "patto" che il Pit vuole rappresentare. (p.28).
- Ci che la legge regionale definisce come lo "statuto" del territorio toscano - interpretando lo spirito e la lettera di una norma di rango statutario su cui poggia la Toscana come comunit politica - viene definito e adottato dal Pit come unagenda. Cio come linsieme delle scelte di indirizzo e disciplina in merito a ci che per i Toscani e per tutti coloro che in Toscana vogliono vivere od operare, e - ad un tempo - per i governi locali chiamati a dar loro rappresentanza, regole, opportunit e indirizzi, devono costituire "il" patrimonio territoriale e le condizioni della sua salvaguardia e della sua messa in valore (p.26).
- Lo statuto dunque la fonte e il parametro etico, prima ancora che prescrittivo, di quel "senso del limite" con cui chi amministra come chi intraprende deve trattare un patrimonio tanto prezioso, quanto delicato. E di cui nessuno pu avere moralmente piena ed esclusiva titolarit. Ci non significa che lo statuto non debba annoverare proprie specifiche prescrizioni: ma vuol dire che non sta solo in esse il suo valore "normativo". Bens anche e soprattutto negli indirizzi che esso formula e che affida, per la loro efficacia, alla "capacit politica" dellamministrazione regionale di alimentare e orientare la cooperazione tra i diversi livelli di governo del panorama istituzionale toscano. (p.26).
- Pertanto, la scelta degli elementi che costituiscono lo statuto del territorio non operazione neutra o meramente tecnica, ma fortemente condizionata dalla stessa visione al futuro che determina la scelta delle strategie. Per questo, come vedremo, questo Pit preferisce la formula della "agenda statutaria" a quella pi consueta e statica di "statuto" Un preferenza connessa a una circolarit normativa e programmatoria che lega in relazione biunivoca contenuti statutari e contenuti strategici (p.26)
- Per questo il Pit adotta s, come abbiamo rimarcato e come la legge prescrive, uno "statuto" del territorio toscano ma lo formula e lo declina intrinsecamente in unagenda di metaobiettivi e di obiettivi correlati, finalizzati alla sua stessa applicazione: dunque, al conseguimento consapevole e coerente di risultati specifici per modificare situazioni e fenomeni in itinere giudicate pericolose o rischiose o incompatibili con la valore del patrimonio territoriale e con la qualit del suo sviluppo. (p. 29).

In testa al documento alcune sintetiche considerazioni sullo stato di salute delleconomia toscana, che giustificano la finalit complessiva del PIT e del Piano di Sviluppo Regionale cui questo si collega: la crescita economica, declinata con tutti i necessari corollari di qualit ambientale, di sostenibilit, di competitivit, di modernit. Sul piano territoriale questa finalit si traduce nellidea che risorsa strategica dello sviluppo sia la mobilit di uomini e fattori produttivi, mobilit necessaria a mettere in rete le tante piccole citt che costituiscono larmatura urbana della regione e creare sinergie fra le diverse specializzazioni produttive e di servizio. Anche per colmare ritardi e incertezze (si pensi alla vexata quaestio del corridoio tirrenico), il piano pone come obiettivo primario il miglioramento dellaccessibilit da ottenere con la realizzazione di infrastrutture di trasporto. "Maggiore accessibilit e minori tempi e costi - economici e ambientali - producono infatti un aumento della competitivit dei prodotti toscani sui mercati internazionali ed aumentano la probabilit dei fattori produttivi di trovare una adeguata allocazione. Minori tempi e costi di trasporto e conseguenti prezzi pi competitivi delle merci esportate comportano, cio, una maggiore accessibilit ai mercati e lentrata in altri precedentemente preclusi". (pp. 14-15).

Possiamo quindi riassumere.

1. Obiettivo primario della Toscana, attraverso PSR e PIT, il recupero di competitivit delleconomia regionale nel mercato globale. Competitivit che sta alla base di una crescita economica basata su due pilastri. Il primo il recupero del gap infrastrutturale che affligge la regione e in particolare il miglioramento della mobilit e accessibilit di uomini e merci. Il secondo lutilizzazione del territorio come fondamentale fattore produttivo, anche in ragione della sua qualit e delle conseguenti capacit attrattive di capitali esterni, nei limiti della sostenibilit delle risorse impiegabili;

2. Questa missione affidata ad una cooperazione volontaria dei diversi livelli istituzionali. Regione e Province rinunciano non solo a qualsiasi disposizione gerarchica, ma anche a qualsiasi verifica di conformit dei rispettivi piani. Nessun governo locale dovr mai sentirsi sotto tutela;

3. Affinch si realizzi questa cooperazione virtuosa e libera, occorre un patto fra diversi livelli istituzionali. Ogni livello di governo deve fare propria - sul piano politico - e accettare - in termini tecnici (cio con strumenti adeguati di valutazione) - una semplice ma discriminante domanda: ...qual il mio contributo al bene della mia Regione visto che da esso dipende gran parte di quello della mia comunit?;

4. La governance dar testa e gambe a quel nuovo "patto" che il Pit vuole rappresentare. La governance vede pariteticamente coinvolti gli operatori pubblici e concorrenti gli operatori privati, nellambito degli indirizzi statutari.

5. La governance si regge su due strumenti fondamentali. Il primo ladesione politica ai contenuti dello statuto del territorio. Il secondo il controllo delle scelta di piano attraverso lo strumento tecnico della valutazione integrata;

6. Lo statuto del territorio non pone vincoli o prescrizioni se non in casi eccezionali. Esso assume le forme di unagenda statutaria (in una prima versione agenda strategica). Lagenda fatta di indirizzi e direttive ai Comuni, la cui efficacia affidata alla capacit politica dellamministrazione regionale di alimentare e orientare la cooperazione tra i diversi livelli di governo del panorama istituzionale toscano;

7. Lo statuto dunque la fonte e il parametro etico di quel "senso del limite" con cui chi amministra come chi intraprende deve trattare il territorio toscano, un patrimonio tanto prezioso, quanto delicato.

8. Nonostante che Il PIT abbia la valenza di piano paesaggistico, il paesaggio nel Documento trattato sommariamente e quasi incidentalmente. Il concetto di paesaggio viene assorbito in quello di ambiente, e la tutela del paesaggio assimilata alla sostenibilit nelluso e gestione delle risorse territoriali.



La traduzione del documento politico nella Disciplina del Piano. Un esempio.

Non voglio affrontare il problema in termini generali, in questottica si potr leggere il documento allegato, ma in maniera pi sintetica e forse pi efficace, mediante un esempio riferito al patrimonio collinare. Questa scelta dipende da due motivi.

Il primo che solo rispetto a questa invariante si affaccia un barlume di pianificazione paesaggistica. Il secondo che sul patrimonio collinare si sta sviluppando una governance reale in forma di collusione fra comuni e operatori privati, mirata allo sfruttamento di un patrimonio che non rimasto intatto - come sostiene il documento generalmente per la lungimiranza degli amministratori locali, ma semplicemente per assenza di domanda. Fino a tempi recenti, gli speculatori infatti preferivano i territori costieri o limitrofi ai principali centri urbani. Ora la domanda si orienta su un territorio, non solo di grande qualit ambientale e estetica, ma idealizzato e falsificato come tipico paesaggio toscano.

Anche per linvariante Patrimonio collinare la disciplina statutaria quasi integralmente espressa come raccomandazioni ed indirizzi ai piani provinciali e comunali. Vale a dire che a livello regionale non vi alcuna norma immediatamente prescrittiva, se si fa eccezione del comma 8 dellart 21 che recita: Nelle more degli adempimenti comunali recanti ladozione di una disciplina diretta ad impedire usi impropri o contrari al valore identitario di cui al comma 2 dellart. 20, sono da consentire, fatte salve ulteriori limitazioni stabilite dagli strumenti della pianificazione territoriale o dagli atti del governo del territorio, solo interventi di manutenzione, restauro e risanamento conservativo, nonch di ristrutturazione edilizia senza cambiamento di destinazione duso, n eccessiva parcellizzazione delle unit immobiliari. Tuttavia il valore prescrittivo della norma (che suona come una disposizione di salvaguardia) condizionato dallindividuazione, ancorch provvisoria, dellambito in cui si applica (cio dei confini del "patrimonio collinare"), mentre una simile definizione non prevista nel PIT.

Le direttive e gli indirizzi contenuti nello Statuto sono genericamente rivolti alla tutela di valori paesaggistici (a volte definiti come identitari), ma quasi mai individuano con precisione questi valori. Uneccezione costituita dallart 22 dove sono individuate alcune risorse del patrimonio collinare aventi valore paesaggistico. Tuttavia la norma si limita ad impegnare la Regione, le Province e i Comuni ad una corretta gestione di tali risorse.

La tutela del patrimonio collinare si basa perci esclusivamente o quasi su valutazioni ex-post dei progetti di trasformazione sulla base di criteri peraltro ambigui e facilmente eludibili, ad esempio:
a) la verifica pregiudiziale della funzionalit strategica degli interventi sotto i profili paesistico, ambientale, culturale, economico e sociale e preventivamente mediante laccertamento della soddisfazione contestuale dei requisiti di cui alla lettere successive del presente comma;
b) la verifica dellefficacia di lungo periodo degli interventi proposti sia per gli effetti innovativi e conservativi che con essi si intendono produrre e armonizzare e sia per gli effetti che si intendono evitare in conseguenza o in relazione allattivazione dei medesimi interventi;
c) la verifica concernente la congruit funzionale degli interventi medesimi alle finalit contemplate nella formulazione e nella argomentazione dei "metaobiettivi" di cui ai paragrafi 6.3.1 e 6.3.2 del Documento di Piano del presente Pit.
d) la verifica relativa alla coerenza delle finalit degli argomenti e degli obiettivi di cui si avvale la formulazione propositiva di detti interventi per motivare la loro attivazione, rispetto alle finalit, agli argomenti e agli obiettivi che i sistemi funzionali - come definiti nel paragrafo 7 del Documento di Piano del presente Pit - adottano per motivare le strategie di questultimo."

In sostanza, lo statuto del PIT assegna ai Comuni il compito di verificare la congruit degli interventi che loro stessi propongono rispetto alla loro "funzionalit strategica", agli "effetti innovativi e conservativi", all"efficacia di lungo periodo" alla "congruit funzionale", e ad altri requisiti ancora pi indecifrabili. E difficile immaginare che un Comune dichiari una propria previsione magari lungamente contrattata - come non strategica, non innovativa, non funzionale e non efficace nel lungo periodo e che "le finalit degli argomenti e degli obiettivi di cui si avvale la formulazione propositiva dellintervento non sia coerente con le finalit degli argomenti e degli obiettivi adottati dai sistemi funzionali del PIT", il tutto dopo una verifica condotta e certificata magari dagli stessi estensori del piano.

Generalizzando lesempio riemerge lidea che sta alla base di tutto il PIT. Il PIT non prescrive che le trasformazioni del territorio debbano corrispondere a regole statutarie - le regole con cui questi territori sono stati costruiti nel corso della storia e che definiscono a tuttoggi la loro sostenibilit e la loro identit. La filosofia del PIT , invece, che tutto si possa fare sulla base di verifiche rispetto a criteri estremamente vaghi se non fumosi, verifiche svolte a posteriori da parte degli stessi Comuni proponenti.

Anche le cosiddette norme di salvaguardia contenute nellart. 36 della Disciplina non si discostano da questa filosofia. I piani attuativi ancora non convenzionati sono sottoposti a verifica integrata nel corso di approvazione del Piano Strutturale, o ad una semplice "deliberazione comunale che - per i Comuni che hanno approvato ovvero solo adottato il Piano Strutturale verifichi e accerti la coerenza delle previsioni in parola ai principi, agli obiettivi e alle prescrizioni del Piano strutturale, vigente o adottato, nonch alle direttive e alle prescrizioni del presente Piano di indirizzo territoriale". Il Comune, quindi lunico snodo operativo, sia per quanto riguarda lattuazione del PIT, sia per quanto riguarda le valutazioni integrate e le verifiche che, secondo il PIT, dovrebbero costituire il lato tecnico e obiettivo della governance territoriale.

Considerazioni in parte diverse merita lultima invariante dello Statuto, i Beni paesaggistici di interesse unitario regionale. Questo specificatamente terreno di competenze concorrenti fra Stato e Regione e quindi pi direttamente regolato dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e meno soggetto allimpronta legislativa della Regione Toscana. Qui in effetti si tratta di attendere per valutare come lintesa fra il Ministero dei beni e delle attivit culturali e la Regione, siglata nel gennaio 2007, sar tradotta in pratica. I segnali in proposito lasciano perplessi. Le Commissioni regionali del paesaggio sono state nominate con criteri partitocratici e privilegiando i tecnici delle amministrazioni rispetto a membri da scegliere tra soggetti con qualificata, pluriennale e documentata professionalit ed esperienza nella tutela del paesaggio, esperti di tutela del paesaggio di consolidata esperienza, come prescrive la legge. Tra breve sar possibile vedere se lintesa con la successiva integrazione del luglio 2007 sar rispettata nelle sue scadenze temporali, assai strette, e nelle dichiarazioni di principio sottoscritte.



Una valutazione bottom down del PIT

Vediamo ora come il PIT congiuntamente alla legge 1/2005 di Governo del territorio sia tradotto in pratica. Abbiamo gi accennato che dal momento che la disciplina del PIT si regge su un ipotesi di patto e di una nuova alleanza fra Regione e istituzioni locali, trattandosi dunque di un quadro di natura politica piuttosto che normativa, esso dovrebbe avere unimmediata efficacia sul comportamento delle amministrazioni e in particolare dei Comuni.

Il punto di osservazione che viene qui proposto pu considerarsi privilegiato, perch raccoglie le segnalazioni di circa 170 Comitati attivi nella Regione, oltre a quanto quotidianamente appare sulla stampa e alle denunce provenienti dalle associazioni ambientaliste.

La prima osservazione che la legge di governo del territorio del 2005 stata accolta da molti Comuni come una specie di liberi tutti. Come noto, la LR 1/2005, non solo esclude ogni parere di conformit del PS rispetto agli strumenti di Regione e Provincia (non mi permetto di dire sovra-ordinati) concetto ribadito con forza nel Documento - ma affida ad ipotetiche iniziative dellente ricorrente (ad es., la Provincia se ritenesse il proprio piano non rispettato) la facolt di adire la cosiddetta Commissione interistituzionale paritetica (di nomina politica) per una eventuale dichiarazione di non conformit del piano. Dichiarazione che pu essere ignorata dal Comune nel qual caso, sempre ipoteticamente, la Regione pu sospendere gli atti di piano controversi.

In realt, quasi tutti i piani provinciali approvati nelle temperie della legge1/2005 hanno capito, lantifona e sono poco pi che lesposizione retorica dei documenti regionali, secondo una prassi per cuile argomentazioni del PIT e le prescrizioni delle leggi di settore sono ripetute, amplificate e corredate da ulteriori principi, indirizzi e criteri dai piani provinciali rivolti ai Comuni i quali possono scegliere tre strade: a) accoglierli e dare loro concretezza nel piano strutturale; b) non tenerne conto; c) tenerne conto solo formalmente e approvare un piano strutturale sostanzialmente generico che rimanda ogni decisione concreta di trasformazione del territorio a strumenti operativi di esclusiva competenza comunale. Come corollario: formulare un piano operativo (in Toscana il Regolamento Urbanistico) difforme dal piano strutturale (casistica sempre pi frequente, senza che n Regione, n Province possano e vogliano intervenire).

Se poi la difformit fra diversi piani fosse troppo palese, come ad esempio la volont di costruire in unarea protetta, basta una conferenza di servizi per deperimetrare larea e rendere legale labuso. Questo quanto hanno fatto recentemente Provincia e Comune di Firenze, entrambi condannati dal TAR.

I casi di inosservanza del patto politico, dellaccordo alto auspicato nel Documento, i casi in cui evidentemente i Comuni si dimenticano di porsi la fatidica domanda ...qual il mio contributo al bene della mia Regione visto che da esso dipende gran parte di quello della mia comunit? stanno diventando sempre pi frequenti. In realt molti Comuni interpretano il PIT e la legge di governo del territorio esattamente alla rovescia rispetto alle ipotesi del Documento, cio da un punto di vista burocratico e meramente prescrittivo e, poich di prescrizioni ve ne sono ben poche, si sentono legalmente autorizzati a disporre a piacimento del proprio (?) territorio, con previsioni ed atti che risultano sempre positivi e sostenibili nelle valutazioni integrate.

Ma se anche le poche prescrizioni contenute nella legge danno fastidio, basta ignorarle nella quasi certezza che n Regione n Provincia interverranno. Il Comune di Serravalle Pistoiese vuole approvare la costruzione di un villaggio turistico sul terreno di propriet di un grande vivaista, localizzato su un rilievo collinare di alto valore paesaggistico. Nessun problema. Basta non dimensionare linsediamento nel Piano Strutturale, annunciando genericamente che un eventuale insediamento turistico ricettivo da prevedersi nel Regolamento Urbanistico non ne costituisce variante. La norma chiaramente illegittima, ma la Regione, nello spirito di cooperazione fra diversi livelli istituzionali non ha niente da eccepire. E, voil, 25.000 metri cubi dellennesimo villaggio in tipico stile rustico toscano (sono severamente proibiti i tegoli alla portoghese) partecipati alla popolazione locale con abbondanza di rendering, depliants e promesse di sviluppo.

La vicenda in corso di Castelfalfi che qualcuno pu avere seguito su Eddyburg - ancora pi significativa perch qui non si tratta di un intervento illegale, ma contrario allo spirito della legge e del piano. I villaggi turistici della TUI sono esattamente lopposto di quella crescita basata su innovazione, competitivit, servizi alle imprese, ecc., conclamata nel PIT. Linsediamento proposto a Castelfalfi una gigantesca operazione in cui si produrr reddito e rendita per la TUI e, essendo la sua gestione un sistema chiuso, ben pochi benefici per leconomia locale. Sar disastrosa per un uso insostenibile delle risorse idriche (gi attualmente scarse) occorrenti per la manutenzione di un campo da golf di 160 ettari. Ma tant. La Regione Toscana ha prestato il suo garante (cui peraltro va riconosciuta la correttezza dei comportamenti) al Comune di Montaione, e le dichiarazioni rilasciate in proposito dal Presidente Martini sembrano pi quelle di un giocatore schierato che di un arbitro imparziale.

E che dire di Casole dElsa, dove lintero ufficio tecnico stato sospeso e messo sotto inchiesta dalla Procura della Repubblica insieme ad alcuni amministratori e dove sono sequestrati cantieri per diverse decine di milioni di euro? Comune che si recentemente rifiutato di mostrare ai cittadini il Piano Integrato di Intervento gestito in modo del tutto illegale, con la mirabolante giustificazione che lunica copia stata consegnata ad uno studio privato incaricato di realizzare lennesimo abuso. In tutta la Toscana, nei territori costieri e nei paesaggi agrari di maggior pregio, si moltiplicano iniziative di valorizzazione del territorio misurabili in centinaia di migliaia di metri cubi, insediamenti di seconde e terze case spacciati per residenze turistico-alberghiere, lottizzazioni trainate da centri commerciali.

La rete dei Comitati toscani ha raccolto decine di segnalazioni di questo tipo. Sono operazioni che avvengono in uno spirito esattamente opposto a quello postulato nel Documento del PIT, non poche in una situazione di palese illegalit.



Conclusioni

La domanda che abbiamo posto allinizio se il PIT sia efficace rispetto ai suoi obiettivi pu avere una duplice risposta. Una prima risposta che poich non possiamo considerare gli amministratori toscani cos ingenui da credere di vivere in un mondo incantato, dove non esistono capitali leciti e illeciti in cerca di rendita (che una forma di reddito), un mondo dove non esistono collusioni fra amministratori e il blocco del mattone composto da tecnici comunali, proprietari, costruttori, cooperative edilizie - un mondo dove non esiste la corruzione, dove lo statuto del territorio, ancorch costituito da soli indirizzi, la fonte e il parametro etico, di quel "senso del limite" con cui chi amministra come chi intraprende deve trattare un patrimonio (il territorio) tanto prezioso, quanto delicato; poich, dicevamo, i nostri amministratori, forse non sono in questo momento particolarmente sensibili alla tutela del paesaggio, ma certamente non ingenui, dovremmo pensare che gli obiettivi politici del PIT siano di altra natura rispetto a quelli dichiarati e che mirino ad una consensuale spartizione del governo del territorio fra Regione e Comuni, finalizzata alla conservazione di poteri collettivi e personali, con le Province relegate nel ruolo di convitati di pietra.

Una seconda risposta, meno pessimistica, che vi sia stata da parte della Regione uneccessiva fiducia nella capacit tenere tutto assieme da un punto di vista politico e che il disegno non funzioni per una serie di cause interne ed esterne alla societ Toscana (fra queste ultime ricordiamo la crescente propensione ad utilizzare gli oneri di urbanizzazione e costruzione per fare cassa).

Nel documento allegato a questa relazione vi sono alcune proposte per migliorare lo stato delle cose. Lungi dallinvocare il ritorno ad un sistema gerarchico e impositivo (che peraltro in Toscana come in Italia non c mai stato), si tratterebbe di fare un ulteriore passo in avanti dando pi potere ai cittadini, innescando e promuovendo processi realmente partecipativi il cui fondamento lelaborazione di uno Statuto, articolato in tanti statuti locali (necessariamente sovracomunali) che valga come carta costituzionale del territorio. Non torner qui su questi argomenti, ma preferisco concludere con due considerazioni.

La prima considerazione che alla base del PIT ritorna, sia pure in modi verbalmente aggiornati, lidea che il territorio sia una variabile dipendente dello sviluppo economico e che quel che si pu si fa (concetto pi volte ribadito dallassessore al territorio della Regione), purch non si superino certi limiti di sostenibilit intesa come carrying capacity. Limiti che sono definiti da procedimenti di valutazione integrata che assumerebbero il ruolo davvero paradossale di definire la base analitica e di confronto cognitivo della governance territoriale. Paradossale perch una strategia tutta politica di governo territorio sarebbe in ultima analisi condizionata e guidata da una razionalit riduttivamente tecnica.

La seconda considerazione che una volta decisa una politica, se si vuole governare devono essere fatti rispettare leggi e piani. Non vi niente di pi connaturato allanima del nostro paese dellidea che losservanza delle leggi sia un fatto discrezionale. Giusto quindi promuovere la cooperazione dei vari livelli istituzionali, giusto che la pianificazione non sia una cascata di prescrizioni localizzative a dettaglio crescente, ma non si pu supporre che bastino le esortazioni e il senso del limite a produrre un buon governo del territorio. Una volta sancito un patto, bisogna che questo sia rispettato dai contraenti e il rispetto delle leggi di governo del territorio non pu e non deve esser esterno a queste stesse leggi. La Regione non un organismo di decentramento dei poteri statali, non una prefettura. E un organismo rappresentativo, eletto dai cittadini per governare e coordinare i vari interessi particolari e locali in un disegno unitario. Deve quindi assumersi le sue responsabilit. La mancanza di ogni tipo di controllo sulloperato dei Comuni (per carit senza che nessuno si senta sotto tutela) ha leffetto perverso di stabilire una concorrenza sleale fra le varie amministrazioni locali, penalizzando i comportamenti virtuosi. Dobbiamo dare atto che molti Comuni in Toscana stanno operando bene o almeno ci provano. Che accanto a sindaci collusi che devono ripagare le loro campagne elettorali o che guidano cordate speculative, vi sono tanti amministratori onesti che intendono ancora la politica come servizio alla comunit Questi amministratori e Comuni sono messi in grave crisi dal vicino che pu vantare investimenti e sviluppo e magari una riduzione delle tasse.

Chiudo con una nota personale. In questi ultimi mesi ho incontrato molti rappresentanti di comitati locali. E stata unesperienza interessante. Pu darsi che vi sia una componente elitaria nelle associazioni ambientaliste di livello nazionale. Ma certamente i comitati non sono fatti da signori in villa (come sostiene una polemica volgare), ma da gente normalissima, da impiegati, operai, persone che sacrificano il loro tempo libero non per difendere un interesse particolare o il cortile di casa, ma un territorio che amano e rispetto al quale provano un senso di appartenenza. Se i nostri politici avessero occhi per vedere o orecchi per sentire riconoscerebbero una riattualizzazione della vecchia base del partito comunista, quella base che, finito il lavoro, si ritrovava nelle sezioni convinta di lavorare per il bene comune.

Questa gente, queste popolazioni dentro o fuori i comitati, sono sostanzialmente impotenti. Di fronte hanno un blocco sociale e politico (spesso capeggiato dalla Regione) che si presenta come una corazzata di fronte a fragili barchette. La loro unica risorsa, oltre alla conoscenza del territorio il rispetto della legalit. Mai come in questo caso la legalit il potere dei senza potere.


http://www.eddyburg.it/article/articleview/10605/0/255/


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Bonisoli firma decreto musei, ecco cosa prevede

01-07-2019
APPELLO - Per il parco archeologico dell'Appia Antica

30-06-2019
Documento dell'API sulla riforma del Ministero: riorganizzazioni perenni

27-06-2019
La FCdA per il Museo Etrusco di Villa Giulia e il Parco Archeologico dell'Appia Antica

26-06-2019
Firenze, l'annuncio di Bonisoli: "Accademia formerà polo unico con gli Uffizi"

21-06-2019
Lorenzo Casini sulla riforma del Ministero: Linsostenibile leggerezza ovvero la nuova riorganizzazione del Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac)

05-06-2019
Alinari. Quale destino per la più grande raccolta museale di fotografie in Italia? Un comunicato della SISF

30-05-2019
Bando per il premio Silvia Dell'Orso 2019: scadenza 30 settembre

07-05-2019
Dal blog di Carlo Pavolini: Luca Nannipieri e l'abolizione delle Soprintendenze

25-03-2019
Pisa. Bonisoli: Sarà trovata soluzione per ambulanti ma non in piazza Miracoli

25-03-2019
E' mancato questa mattina Andrea Emiliani

28-02-2019
Associazione culturale Silvia Dell'Orso: VIII edizione di Visioni d'arte

26-02-2019
Mai più bancarelle in piazza dei Miracoli. Firmate l'appello

14-02-2019
Appello. Contro lo smantellamento dello Stato Italiano

13-01-2019
Per unarcheologia fuori dallimpasse. Lettera al Ministro Bonisoli di API (Archeologi Pubblico Impiego)

11-01-2019
Sulla riforma delle Soprintendenze e dei musei di archeologia. Dichiarazione di archeologi accademici Lincei

29-12-2018
Per un rafforzamento delle soprintendenze uniche

29-12-2018
A proposito dell'appello agli archeologi: "Firme e coerenza" di Pier Giovanni Guzzo

18-12-2018
APPELLO AGLI ARCHEOLOGI

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