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Musei dello stupore per moderni mecenati
Antonio Paolucci
Luoghi dellInfinito, 5 febbraio 2008

Il museo come istituzione e anzi come categoria dello spirito" congeniale all'uomo d'Occidente.
Possiamo dire che l'idea di museo carattere distintivo fondante della nostra civilt. Questa parte del mondo che ha inventato i miti di Ulisse e di Faust (il viaggio a ritroso sul filo degli affetti e dei ricordi, la nostalgia della patria perduta, la vittoria impossibile e tuttavia continuamente cercata sull'oblio e sulla morte) anche quella che ha dato forma al museo.
Il museo la testimonianza d quello che siamo stati, certifica la nostra identit, consegna a una specie di sacralizzata immortalit la memoria di cui sappiamo e vogliamo essere parte. Con il museo l'uomo d'Occidente ha cercato di esorcizzare l'insignificanza e la morte.
Ma dietro il museo (dietro gli "studiola" dei principi e degli umanisti italiani, come dietro le grandi gallerie d'Europa e d'America nate dal mecenatismo dinastico non meno che dal desiderio di autocelebrazione della moderna borghesia capitalista) c' sempre il collezionismo. Singolare e provvidenziale propensione dell'animo umano che porta il denaro a cercare l'opera d'arte cos che quest'ultima possa, un giorno, approdare al pubblico godimento. Senza la naturale tendenza, antica come la storia, che chiamiamo collezionismo non avremmo gli Uffizi e il Louvre, non lo Horne a Firenze e la Bagatti Valseceli a Milano, non il Correr a Venezia, lo Jacquemart Andre a Parigi, l'Isabella Gardner a Boston. Grazie a tale meravigliosa propensione i signori della guerra del nostro Rinascimento (i Malatesta, i Montefeltro, i Gonzaga, gli Sforza) e i signori della banca e dell'industria della American Renaissance (i Kress, i Rockefeller, i Morgan, i Getty) hanno messo insieme i tesori che fanno l'orgoglio dell le nostre pi celebri gallerie.
L'opera d'arte di propriet privata cerca dunque il museo come suo naturale approdo, cos come il denaro sceglie di diventare benefico e virtuoso quando entra nel museo per abbellirlo, per arricchirlo, per qualificarlo. Com' accaduto nel nuovo Museo del Duomo di Monza consegnato allo stupore del pubblico e all'ammirazione degli studiosi, grazie ai finanziamenti e al lavoro dei coniugi Caiani.
Attenzione, per. Perch il sistema funzioni, perch le opere d'arte di propriet privata e il denaro dei cittadini cerchino il museo, necessario che il museo conservi l'aura di eccellenza e d'immortalit che la nostra cultura nei secoli gli ha attribuito. La decadenza del museo per quello che il museo significa (autorevolezza dei funzio-nari, qualit dei restauri, affidabilit della ricerca, educazione del gusto) comporterebbe l'inaridimento e il degrado di tutto l'intero universo delle arti. E infatti come potrebbe ancora funzionare l'attrazione del collezionista e del mecenate verso il museo, se il museo (che qui in Italia significa Soprintendenza) perdesse il suo prestigio?



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