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CAMPANIA - La polemica - Lanima perduta nella monnezza di Napoli
ROBERTO SAVIANO
04 febbraio 2008, LA REPUBBLICA



Niente cambiato. Si tentato tardi, tardissimo ma non si risolto nulla. Lesercito, i volontari, la pazienza e le proteste. Ma tutto versa nello stesso stato di prima. O quasi. Il centro e le piazze vengono salvati, si cerca di non farli soffocare dai sacchetti. E nella scelta dei luoghi in cui raccoglierli emerge la differenza fra le zone e le citt. Zone dove conviene pulire per evitare che turisti e telecamere arrivino facilmente, strade dove vivono professionisti e assessori. E invece altre dove la spazzatura pu continuare ad accumularsi. Tanto l la monnezza non va in prima pagina. I paesi divengono discariche di fatto. Tutta la provincia unininterrotta distesa di sacchetti. E la rabbia aumenta. Spazzatura ai lati delle strade, o che si gonfia in collinette multicolori fuori dai portoni, dove sono apparse scritte come "non depositare qui senn non si riesce pi a bussare". Niente cambiato se non lattenzione. Dalla prima pagina alle cronache locali.
Lentamente tutto questo rischia di divenire abituale, ordinario: la solita monnezza, parte del folklore napoletano, quotidiana come lo scippo, il lungomare e la nostalgia per Maradona. E invece qui tragedia. Spazzatura ovunque, discariche satolle, gonfie, marce. Camion stracolmi, in fila. Proteste. E poi dibattiti, indagini, dimissioni, e colpevoli, ecologisti, camorristi, politici, esperti. Maggioranze e opposizioni e cadute di governo. Ma la monnezza resiste a tutto. E continua ad aumentare. La spostano dal centro alla periferia, la spediscono fuori citt, qualcosa fuori regione. Per non basta mai, perch quella si riforma, si accumula di nuovo. Tutti pronti a parlare, in unorchestra che emette suoni talmente confusi da divenire indecifrabili come il silenzio.
Certo risulta difficile credere che se Roma, Firenze, Milano o Venezia si fossero trovate in una situazione simile avrebbero continuato a far marcire i sacchetti nelle loro piazze, a tenersi strade bordate di pannolini e bucce di banana, a lasciar invadere laria dallodore putrescente degli scarti di pesce. Difficile immaginare che in una di queste citt la notte girino camion che gettano calce sopra ai cumuli per evitare che le infezioni dilaghino e soprattutto che vengano incendiati.
Il rinascimento napoletano finisce cos, coperto di calce. Si sbandierava la rivincita della cultura, ma sotto il tappeto delle mostre, dei convegni e delle parole illuminate le contraddizioni erano pronte a esplodere. Non cerano solo stuoli di progetti culturali e promozionali per il turismo. Negli ultimi cinque anni sono spuntati in unarea di meno di 15 km enormi centri commerciali. Prima il pi grande del Sud Italia nel casertano, poi il pi grande di tuttItalia, poi il pi grande dEuropa e da poco uno tra i pi grandi al mondo: unarea complessiva di 200.000 mq, con 80 negozi di brand nazionali e internazionali, un ipermercato, 25 ristoranti e bar, una multisala cinematografica con 11 schermi e 2500 posti a sedere. Ultimo arrivato, a Nola, il Vulcano Buono progettato da Renzo Piano che ha tratto spunto dallicona napoletana per antonomasia: il Vesuvio. Una collina artificiale, unescrescenza del suolo che segue le uniche e sinuose forme del vulcano. Alta 40 metri e con un diametro di oltre 170, un complesso di 150 mila metri quadri coperti e 450 mila in tutto. Si costruiscono centri commerciali come unico modo di far girare soldi. Quali soldi? Le stime dellIstat segnalano che la Campania cresce meno del resto dItalia. La regione mortificata nei settori dellagricoltura e dellindustria e incapace di compiere il salto di qualit nel comparto dei servizi. E per quanto riguarda il valore aggiunto pro capite, se la media nazionale sattesta a 21.806 euro per abitante, al Sud non supera quota 14.528. Keynes diceva che quando laccumulazione di capitale di un paese diventa il sottoprodotto delle attivit di un casin, probabile che le cose non vadano bene. Riguardo il nostro paese bisognerebbe sostituire al termine casin la parola centro commerciale. Cos rimangono, tra queste cattedrali di luci e cemento, gli interrogativi di sempre. Perch a Napoli c tutta questa spazzatura? Come possibile quando cose del genere non accadono a Citt del Messico e nemmeno a Calcutta o a Giakarta? incomprensibile. Bisogna quindi essere didascalici. Perch le discariche napoletane sono piene? Semplice. Sono state usate male, malissimo. Sversandoci dentro di tutto, senza controllo. Chi gestiva le discariche non rispettava i limiti, n le regole riguardo alle tipologie. Somiglianti pi a buche fatte male che a strutture per lo sversamento, le discariche si riempivano di percolato divenendo laghi ricolmi di un frullato di schifezze, fogne a cielo a aperto. E cos si sono riempite presto, e non solo di rifiuti urbani. Scavare crateri enormi, portare gi il camion e poi, uscito il conducente, saldare le porte del tir e sotterrare: era un classico. Un modo per non toccare i rifiuti nemmeno con un dito. Il tutto dava un guadagno talmente alto da poter sacrificare, intombandoli, interi tir. A Pianura, racconta la gente, c persino una carcassa di balena, e a Parete pacchi e pacchi di vecchie lire.
Ma perch i cittadini si ribellano alla riapertura delle discariche? Perch sembrano cos folli da preferire i sacchetti che da circa due mesi hanno davanti a casa? Perch temono che insieme a quelli che dovrebbero essere solo rifiuti solidi urbani invece arrivino anche i veleni. Eppure ricevono le massime garanzie che la loro situazione non peggiorer. Ma da chi le ricevono? Da coloro di cui non si fidano pi. Da coloro che hanno sempre appaltato lo smaltimento a ditte colluse, a uomini imposti dai clan di camorra. E chi decider quindi davvero la sorte dei rifiuti? Come sempre i clan. A loro non ci si pu ribellare. Ma siccome allo Stato invece s, spesso contando su una buona dose di pazienza dei reparti antisommossa, si fa ostruzione alle sue decisioni perch non accada poi che si inneschino i consueti accordi. Si preferisce rinunciare persino agli aiuti economici destinati a chi vive nei pressi della discarica, piuttosto che correre il rischio di finire marci di cancro per qualche sostanza intombata di nascosto. Certo, tra i manifestanti ci sono anche i ragazzotti dei clan pagati 100 euro al giorno per far chiasso, bloccare strade, saper lanciare porfido e caricare. Ma loro rendono soltanto esasperate paure che invece sobbollono in tutti. E le rendono isteriche perch pi spazzatura ci sar, meno controlli ci saranno per le ditte pagate per raccoglierla e pi luso dei macchinari in mano ai clan sar abbondante.
E pi le discariche saranno bloccate, meglio si potranno infiltrare camion colmi di rifiuti speciali da nascondere mentre quelli bloccati fuori fanno da copertura. E i consorzi e la politica? I consorzi che gestivano i rifiuti lo facevano per conto di imprenditori e boss, mentre la responsabilit della politica locale e nazionale stava nella solita logica di non affidare posti a chi aveva competenze tecniche, bens ai soliti personaggi con il solo requisito di essere in quota ai partiti. Quanti posti di lavoro distribuiti in periodi preelettorali, in strutture dove la raccolta dei rifiuti o la differenziata rappresentavano puramente un alibi. Perch non si fatto nulla? Perch lemergenza fa arrivare soldi a tutti. E quindi di emergenza si vive. Finita lemergenza, finiti i soldi. Bisognava forse ribellarsi anche nei giorni in cui i clan prendevano terre. E il termovalorizzatore di Acerra su cui tanto si discute, che per anni non stato costruito e ora lentamente sta per realizzarsi? Quel genere di impianto non dannoso, dichiarano gli oncologi, al centro di Vienna uno simile persino divenuto un palazzo prestigioso. Certo. Ma in un territorio dove lindice di mortalit per cancro svetta al 38.4%, chi rassicura la gente che negli impianti verr bruciato solo quel che si deve? Quale politica sapr mantenere la promessa di massimo controllo in una terra che stata definita la Cernobyl dItalia? Il centrosinistra ha creduto di essere immune dalle infiltrazioni camorristiche perch la questione camorra riguardava laltra parte. Ma non era cos. Le porte dei circoli della sinistra si sono aperte ai clan mai come in questi ultimi anni.
E il crimine stato percepito come un male naturale, fisiologico. La politica ha continuato a presentarsi sempre pi come qualcosa di indistinto con laffare e il crimine. Destra e sinistra uguali, basta mangiare. Il qualunquismo italiano forse non mai stato cos sostenuto dallesperienza. E oggi occupano, bloccano, non collaborano perch non si fidano pi di nessuno.
Non c altro da dire e da fare. Togliere, togliere la monnezza subito. Non si pu pi aspettare. Togliere e poi capire chi ha ridotto cos questa terra e accorgersi che i meccanismi che qui hanno portato allo scempio totale sono gli stessi che governano in modo meno mostruosamente suicida lintero paese. In questi giorni mi venuta in mente una scena di un racconto di Salamov, forse il pi grande narratore dellaberrazione del potere totalitario. Quando i soldati sovietici misero in isolamento alcuni prigionieri del gulag, tutti invalidi tranne Salamov, pretesero che consegnassero le loro protesi: busti, dentiere, occhi di vetro, gambe di legno. A Salamov che non ne aveva, il soldato, scherzando, chiese: "E tu che ci consegni? Lanima?". "No, lanima non ve la do" rispose. Prese una punizione durissima per aver difeso qualcosa che fino ad allora credeva inesistente. Questo il momento di capire se ancora abbiamo unanima, e non farcela togliere come una gamba di legno. Non consegnarla. Prima che non ci restino che protesi.

2008 by Roberto Saviano. Published by arrangement
with Roberto Santachiara Literary Agency



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