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LUCCA. URBANISTICA: Una commissione valuter i progetti delle nuove attivit
ILARIA BONUCCELLI
LUNED, 04 FEBBRAIO 2008 IL TIRRENO - Lucca



Non sono i kebab, ma i brutti arredi a deturpare limmagine del centro




Il problema non il kebab. E neppure la pizza a taglio, di per s. Il problema larredamento, linsegna, lilluminazione, il cartongesso che nasconde pitture o elementi architettonici. Il centro storico - sostiene Marco Chiari, ex assessore allurbanistica della giunta Fazzi e oggi consulente del sindaco per il decoro e larredo urbano - non si svaluta perch si apre un locale che vende kekab. Si svaluta se lattivit di kebab ha arredamenti brutti, sedie in plastica o unilluminazione al neon. Proprio per questo - annuncia - presto verr istituita una commissione, che insieme allufficio decoro del Comune, valuter i progetti di apertura di nuove attivit o rinnovo locali con particolare attenzione agli interni, alle vetrine, alle insegne e alle facciate.
Di norme nuove, in realt - sottolinea Chiari - non c molto bisogno perch dal 2000 - anno della delibera sulle attivit vietate al centro storico - il Comune ha approvato una serie di regolamenti a tutela del decoro del centro. Esiste perfino - ricorda - un censimento del 2001 di circa 220-230 attivit storiche, con schede analitiche nelle quali si indica che cosa deve essere conservato, che cosa deve essere restaurato, che cosa pu essere sostituito o modificato. Il problema, per - ammette il consulente del sindaco - che queste norme non vengono rispettate.
Geometra Chiari, che cosa declassa, secondo lei, il centro storico? Sono le attivit di kebab appena messe al bando?
Non direi. Il problema sempre di arredo e di decoro. Mi spiego subito. Non penalizzando un certo tipo di alimentazione (e il locale che la commercializza) che si rende pi bello il centro storico: in questo non sono daccordo con la delibera approvata dalla giunta (senza il voto dellassessore al commercio che lha proposta, ndr). Quello che si deve contrastare il brutto. Ci sono bar in citt che vendono prodotti di qualit peggiore del kebab, ma si pensa che la merce sia migliore perch venduta in un ambiente decoroso. O addirittura bello. A nessuno, ad esempio, viene in mente di contestare le cene libanesi che due volte o tre alla settimana vengono proposte al caff De Flore, in via Fillungo (sotto la sede dellAscom, lassociazione che ha chiesto al Comune di proibire i negozi di kebab, ndr), perch il locale bello. Quello che voglio dire che il kebab lo pu proporre anche il Caff Di Simo: il punto non che cosa vendi, ma dove e come lo vendi. Quindi il divieto non deve riguardare la cucina etnica, ma la qualit dellambiente allinterno del quale un certo prodotto, alimentare o meno, viene venduto.
Bene e allora, in concreto, che cosa porta al degrado il centro?
Basta guardarsi in giro per capirlo. I locali abbandonati, ad esempio. O chiusi da troppo tempo. Prendiamo via Fillungo: i locali che ospitavano il negozio di abbigliamento Guidi sono devastati. Idem i locali accanto al Caff di Simo: sui vetri e sul legno c appiccicato di tutto. Un privato dei propri immobili deve fare quello che vuole, deve poterli anche affittare a 20mila euro il mese: su questo il Comune non pu (n deve) intervenire. Ma lo stesso privato ha anche lobbligo di tenere arredi e facciate in modo decente. Vetrine comprese.
I problemi, per, non sono solo in via Fillungo.
Certo che no. Era per citare qualche esempio. Vediamo quello che succede in chiasso Barletti (dove c unattivit di kebab, ndr): ci sono infissi in alluminio anodizzato che sono proibiti da un apposito regolamento, ma nessuno ha impedito linstallazione. E nessuno interviene.
Nella delibera di giunta che vieta il centro ai locali di kebab si fa riferimento anche ad altre attivit similari, per quanto non si specifichi meglio a che cosa si riferisce. Per pizzerie a taglio e dintorni sono tollerate nel centro: perch?
Anche qui bisogna fare una precisazione. Gi ai tempi della giunta Fazzi (la delibera del 31 gennaio 2000, ndr) si proibiva il centro a una serie di attivit, comprese le pizzerie a taglio intese come pubblici esercizi e non come attivit artigianali (con vendita dei prodotti e divieto di somministrazione e consumo in loco, ndr). Nel 2003 questi limiti sono stati meglio specificati e anche inseriti nel regolamento urbanistico: in alcune piazze e strade del centro, infatti, stata vietata anche lapertura di pizzerie a taglio artigianali in locali inferiori a 50 metri quadri. Questa norma fu introdotta sulla scia di quello che stava succedendo nel centro di Firenze, popolato di friggitorie. Ma il divieto, come si vede, non riguardava il prodotto in s (la pizza a taglio) quanto lambiente nel quale esercitare questa attivit. Volevamo tutelare la qualit degli ambienti e, quindi, delle strade. Per questo fra il 2000 e il 2004 abbiamo approvato regolamenti di ogni tipo per assicurarci lapertura di belle attivit.
Ad esempio, quali?
Ad esempio esiste un regolamento che impedisce di inserire pannelli di cartongesso dentro locali del centro caratterizzati da elementi architettonici o pitture di pregio. Quando un privato chiede lautorizzazione per i lavori, dovrebbe dichiarare, con unautocertificazione, che non esistono elementi artistici o architettonici da tutelare. Ma questo non si fa. Esiste anche un regolamento contro linquinamento luminoso che impone alle attivit di installare lampade con luci calde. Invece abbiamo esempi di lampade con luci bianchissime che annullano i contorni delle vetrine di attivit storiche come Di Simo, Pellegrini, Tenucci.
Queste regole valgono, dunque, per tutte le attivit. Non solo per kebab, insomma.
ovvio. Riguarda anche i negozi di mutande e chincaglierie sempre pi frequenti anche in Fillungo. Lo ripeto: la questione non la merce, ma dove si vende.
E come pu il Comune tutelarsi dal brutto?
Affiancando allufficio decoro una commissione di valutazione delle domande (e dei progetti) di apertura delle attivit. Al di l della vetrina si dovranno valutare i materiali impiegati, le proposte suggerite, lilluminazione, gli arredi.
Dovranno essere antichi per forza?
Assolutamente no. Se ci sono soluzioni interessanti anche contemporanee - pensiamo ai locali creati da Philippe Starck - siamo aperti.
In che modo?
Il Comune vuole studiare forme di alleggerimento delle pressioni tributarie su chi investe nella valorizzazione del centro. Questo linput del sindaco.



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