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GIOVANNI MARCADELLA S. Biagio sta morendo La colpa del Comune
Sabato 2 Febbraio 2008 IL GIORNALE DI VICENZA







Il direttore dellArchivio di Stato, Giovanni Marcadella si guarda attorno sconsolato. Molto stato fatto nel complesso cinquecentesco di S. Biagio, almeno con labbattimento di vecchi edifici che nascondevano antichi splendori. Ma il problema rimane tutto rivolto ad un futuro per nulla roseo.
Il Demanio, o meglio lo Stato, proprietario del 70 per cento dellarea, la parte di nostra competenza stata messa in sicurezza, ma solo quella....
Sta dicendo che spetta al Comune muoversi?
Lo sto dicendo da tempo. Lunica cosa che siamo riusciti ad ottenere stato lo spostamento dellarchivio del tribunale. Per il resto, buona met del tetto del chiostro sta crollando. E non c stato alcun intervento, almeno per recuperare in parte un patrimonio che poche citt possiedono, nel cuore del centro storico.
Allora, che cosa propone?
Vorrei che il Comune decidesse che cosa fare su unarea vincolata dalla Soprintendenza, ma di cui non si trova traccia nemmeno nel Pat-Piano di assetto territoriale, che dovrebbe dare le linee guida per lo sviluppo della citt.
Direttore, che cosa vi aspettate?
Innanzitutto il via libera ad una variante, presentata alcuni anni fa, che ci permetta di creare alcuni scantinati nellarea dove cerano gli orti dei frati. Sono gi state fatte bonifiche sul terreno e sotto non c assolutamente nulla.
Da quanto tempo siete in attesa?
Parecchio, ma non ho mai avuto il piacere di parlare con il sindaco. Il primo accordo con il Demanio venne stipulato con il commissario prefettizio, nel 1988 e, poi, dalla giunta arrivarono soltanto promesse dintenti.
Che, per, non hanno portato a nulla, se non a rendere ancora pi fatiscente la parte di propriet comunale?
Direi s. Per questo vorrei una risposta chiara: o ci dicono come intendono procedere, oppure siamo costretti a staccarci. Mi rendo che si tratta di unassurdit, ma stiamo perdendo troppo tempo.
E per i finanziamenti?
Allinizio, quando il progetto venne presentato al Ministero, dovevamo rientrare nei fondi riservati per il recupero delle opere darte che provenivano dal gioco del Lotto. Per, in tutto questo tempo, quel treno labbiamo perso.
Ora?
Servirebbero una ventina di milioni. Il Demanio ne ha gi investiti due per mettere in sicurezza buona parte del convento e del chiostro, dove sono stati rinvenuti affreschi di pregio, senza contare tutti i lavori che abbiamo eseguito sul tetto riprendendo tutte le travi originali, pulendole e risistemandole come erano anticamente. Poi, ci sono privati che sono interessati allex convento, che ne hanno colto la complessit e la bellezza architettonica.
Come pensavate di utilizzare lex carcere, senza dimenticare la sede per gli archivi di Stato di cui si era parlato in passato?
Innanzitutto vorremmo restituire a Vicenza, citt patrimonio dellUnesco, unopera darte. Allinterno, oltre tutto quello che ha elencato, potrebbero trovare posto un book-shop museale, come quelli delle grandi capitali europee, un luogo per la didattica da destinare ai bambini, un punto di ristorazione che si sposi con lambiente. Un sorta di centrale di coordinamento con quanto la citt propone per cui con palazzo Cordellina, i chiostri di S.Corona e gli altri poli museali in centro. Una serie di botteghe artigiane da destinare ai giovani che si avvicinano allarte. Senza dimenticare una sala polivalente: un auditorium in grado di accogliere 500 persone per conferenze e dibattiti. E poi va ricordata la presenza del fiume che costeggia il complesso: potrebbe diventare unarea di ristoro e di riposo allinterno di un quartiere un po degradato a due passi da piazza dei Signori.
Ma una divisione dellampio complesso sarebbe dannosa, per non dire letale, per per le peculiarit artistiche e storiche delledificio?
Sicuramente, ma lAmministrazione con il suo immobilismo a metterci su questa strada, che il Ministero vorrebbe sicuramente evitare. Senza dimenticare che esiste ancora unautorimessa comunale gestita da privati che verte su unarea tutelata dalla Soprintendenza.



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