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A Vicenza l'ospedale delle opere d'arte
Silvia Maria Dubois
Corriere del Veneto Padova e Rovigo 1/2/2008

A palazzo Leoni Montanari restaurati pi di 700 tesori

Le opere da restaurare sono come un malato caro da assistere: per la guarigione servono medicine, ma anche tanto affetto. questa la filosofia che anima palazzo Leoni Montanari e il suo progetto Restituzioni. Proprio l, in quell'angolo elegante di strada Santa Corona, infatti, vi la centrale operativa di un ospedale dell'arte, dove le opere malate guariscono sotto mani esperte che le attendono nei migliori laboratori di restauro d'Italia. La storia di Restituzioni nasce alla fine degli anni Ottanta spiega Fatima Terzo, responsabile Beni culturali di Intesa Sanpaolo in quella piccola banca che era la Cattolica del Veneto, attivamente partecipe dello sviluppo economico, sociale e culturale del territorio, per lungimiranza dell'allora presidente Feliciano Benvenuti. Tra i numerosi ed alti ideali civili perseguiti dal professor Benvenuti, un posto importante hanno sicuramente avuto la salvaguardia e la valorizzazione delle opere d'arte e dei documenti storici espressi nel corso dei secoli dalla civilt veneta.
La formula delle Restituzioni, dunque, come spiega Terzo, parsa subito un'idea semplice ma efficace per promuovere una relazione non occasionale tra l'impegno pubblico e quello privato nell'ambito della tutela del patrimonio culturale. Si creato da allora una sorta di circolo virtuoso ininterrotto, anche dopo la conclusione della storia della Cattolica, grazie alla alta tutela dell'iniziativa assicurata da Giovanni Bazoli prima in Ambroveneto, quindi in Intesa, oggi in Intesa Sanpaolo. Pi di 700 le opere restaurate dal 1989, proprio mentre si prepara l'edizione 2008 che, fra due mesi, fra i tesori recuperati, provenienti dai Musei Vaticani, dal tesoro di San Marco a Venezia e da San Gennaro a Napoli, metter in mostra una vera chicca: proprio il Reliquario del sangue di San Gennaro. E nell'imminente appuntamento, diviso sempre in tre filoni con pittura, scultura e archeologia, ci sar anche un'altra novit: i principali capolavori saranno affiancati da un video no stop che ne racconter le fasi salienti del restauro.
Ma perch si scelto proprio il titolo Restituzioni? La ricerca del titolo era rivolta a qualcosa che ricordasse un gesto interattivo, un'apertura verso l'esterno spiega Terzo . Scelsi il titolo prendendo a prestito una espressione latina, restitutio in pristinam dignitatem: con il restauro si pu infatti contrastare il danneggiamento del tempo al punto da far tornare l'opera alla dignit originaria, non certo "all'antico splendore" come a volte si sente dire. E poi il vocabolo assumeva in s ulteriore ricchezza di significati: era convincente l'atto di riconsegna delle opere restaurate ai loro proprietari, ma era soprattutto stimolante e coinvolgente il pensiero di riaffidare alla comunit un catalogo di reperti di una comune memoria salvati dal degrado, il tutto grazie al rapporto collaborativo instaurato tra i vari soggetti che lavorano al programma: ciascun protagonista esprime le proprie capacit e c' una vera e propria partnership attiva fra Soprintendenze, proprietari dell'opera, restauratori e la banca che coordina il tutto. Insomma, qui l'istituto bancario non si riduce a semplice finanziatore, ma a centro gestionale non privo di sensibilit civica e culturale, che sa mettere in valore anche le altrui competenze. E l'identikit del visitatore di Restituzioni ormai chiaro: Il pubblico, in quasi vent'anni di mostre, accresciuto ma non cambiato nelle sue componenti, direi, eterogenee spiega Terzo . Lo studioso viene perch ha la possibilit di vedere le novit emerse con il restauro delle opere che gi conosce, mentre lo studente ha modo di fare approfondimenti utili ai propri studi. Ma la cosa bella che alle nostre esposizioni entra anche il visitatore pi semplice. E qui pu trovare varie forme sia di accompagnamento didattico che di approfondimento scientifico, e soprattutto sa di poter contare su un'accoglienza sentita e festosa. Grazie alla bravura e cordialit degli operatori culturali presenti in palazzo, appositamente formati per non dissociare mai la conoscenza tecnica dal saperla porgere, il visitatore deve avere la sensazione di sentirsi dire: "Grazie di avere varcato la soglia".



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