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Se il museo un luna park. Intervista a Jean Clair
Fabio Gambaro
la Repubblica 01/02/2008

La deriva mercantile trasforma larte in spettacolo e i musei in luna park. Per Jean Clair questa purtroppo una certezza. Il celebre critico e storico dellarte lo dice senza giri di parole in un polemico pamphlet appena giunto nelle librerie francesi, Malaise dans les muses (Flammarion, pagg. 140, euro 12), suscitando accese discussioni dentro e fuori il mondo dellarte.

A spingerlo a pubblicare questatto daccusa sulla crisi dei musei il recente accordo siglato tra Abu Dhabi e il Louvre, il quale, in cambio di 700 milioni di euro, affitter il suo nome e diverse opere al nuovo museo dellemirato.
Questo progetto dissennato solo la manifestazione pi spettacolare di una trasformazione radicale in corso dappertutto in Europa in nome della redditivit dellarte, spiega lo studioso francese che in passato ha diretto il Museo Picasso di Parigi ed oggi sta preparando una mostra di Zoran Music a Barcellona e unaltra dedicata a Balthus in Svizzera. I musei stanno diventando cenotafi, involucri vuoti, le cui collezioni sono in giro per il mondo. Per ora in affitto, ma presto potrebbero anche essere messe in vendita. Si pensi al Museo Guggenheim di New York: molte delle sue opere vengono affittate ad altri musei e a disposizione dei visitatori resta ben poco. Di fronte a questa situazione che snatura radicalmente il progetto iniziale del museo, alcuni finanziatori hanno ritirato il loro appoggio.
Eppure in Europa si guarda spesso al modello Guggenheim, come un esempio da seguire...
Perch piace lidea che la gestione dellarte possa diventare redditizia. Ma la gestione contabile applicata agli oggetti culturali produce una logica che non ha pi niente a che vedere con la missione di un museo, che quella di arricchire, conservare e trasmettere la memoria artistica di un paese alle generazioni future.
I musei per hanno bisogno di fondi...
Naturalmente, ma la strada da seguire non quella dellimpero Guggheneim, che per altro non neppure cos redditizio come si crede. La seconda sede di New York, quella di Soho, stata chiusa. E fallito anche il progetto di Las Vegas, con il suo museo allinterno di un casin, a sua volta al centro di un enorme complesso alberghiero che riproduce Venezia. Altri progetti sono stati abbandonati o sospesi. Le uniche sedi esterne che funzionano sono quella di Venezia, che per ha uno statuto particolare, e quella di Bilbao, ma pi per ledificio disegnato da Gehry che per le opere esposte. In ogni caso, prevale sempre la logica dellevento spettacolare. A Bilbao, il pubblico corre a vedere un edificio associato a un nome di grido, ma poi ignora il museo locale dove pure ci sono alcuni magnifici quadri di Rubens, Rembrandt e Gentileschi.
Per lei, dunque, il Louvre ad Abu Dhabi, tradisce la sua missione?
Purtroppo s. Lunica finalit quella del profitto. Il museo diventa una marca di lusso da cedere in franchising. In nome del denaro, larte ridotta ad evento per attirare le folle. Ma cos i musei diventano luoghi di divertimento pi che di conoscenza. Il successo di certe mostre si spiega solo cos.
In effetti, il 2007 stato un anno di affluenze record...
Non questo il modo di democratizzare larte, questa solo massificazione. Bisognerebbe piuttosto generalizzare la storia dellarte nelle scuole, affinch tutti abbiano gli strumenti culturali per comprendere le opere. Pensare solo a riempire i musei con folle di visitatori non serve a nulla.
Non teme di essere accusato di difendere una concezione elitaria dellarte?
Non difendo un diritto di pochi. Dico solo che lapertura dei musei a tutti dovrebbe essere accompagnata da una vera politica deducazione. Larte purtroppo domanda uno sforzo. Per comprendere e apprezzare determinate opere occorra avere un minimo di conoscenze. Invece, si pensa che il semplice fatto di guardare un quadro consenta uno stato destasi, quasi che si trattasse di un oggetto magico. Loggetto artistico non un oggetto magico. Purtroppo, questa illusione di semplicit e immediatezza domina la cultura di massa. Oggi tutto deve essere facile. Il che una forma di disprezzo nei confronti del nostro passato.
Cosa pensa del successo dei numerosi musei darte contemporanea sorti di recente?
Il pubblico attratto dallarte contemporanea, perch le opere sono curiose e bizzarre. Ci che incomprensibile affascina sempre. Non essendo pi capaci di leggere le opere del passato, pensiamo che la relazione con larte contemporanea sia pi facile. Di fronte ad essa, viviamo lillusione di trovarci immediatamente al centro del fenomeno creativo. Ci diciamo che basta guardare per capire, che ciascuno pu leggere lopera come vuole, senza bisogno di alcuna preparazione. La regola fondamentale diventa quella dello sguardo che crea lopera, una regola che consente di liberare il pubblico da ogni sforzo e da ogni senso di colpa. Secondo me, un segno delloscurantismo contemporaneo. Senza dimenticare che molte opere recenti, passato lo shock della scoperta, qualche anno dopo ci sembrano inguardabili. E ci nonostante le loro quotazioni.
Senza mercato larte non esiste, come sono oggi le relazioni tra i due termini?
L80% delle opere conservate dai musei pubblici proviene dalle donazioni di collezionisti privati. Sono loro i veri artefici del patrimonio dei musei. In passato, i collezionisti si rivolgevano ai galleristi, appoggiandosi anche al lavoro dei critici. Oggi sono le grandi case daste a determinare il mercato. Gli acquisti si fanno durante le aste pubbliche di Christies o Sothebys, vale a dire in un sistema dominato esclusivamente dal denaro. Non c pi la relazione di fiducia tra il collezionista e il gallerista. Gli acquisti si fanno per telefono, anonimamente, per fare un investimento finanziario. Tutto si svolge rapidamente, senza possibilit di riflettere, lunico scopo quello di far aumentare le quotazioni. Cos molte opere raggiungono valutazioni impensabili e senza alcun rapporto il loro valore artistico.
C ancora spazio per i critici?
No, perch il mercato che crea il valore delle opere. I giudizi della critica sono ininfluenti in una realt dominata dagli investimenti speculativi. Il mondo dellarte sembra essere in preda alla stessa follia che ha prodotto la crisi dei subprimes. E per questo che anche il mercato dellarte prima o poi rischia di crollare. Un crac metter fine alla bolla speculativa.
Intanto per il mondo delle imprese continua ad acquistare molte opere, facendo salire le quotazioni...
Banche e imprese hanno enormi collezioni, come ad esempio la Deutsche Bank. Il problema sapere chi le consiglia. In alcuni casi, critici e ex direttori di musei fanno fare ottimi acquisti. Il sistema delle aste rende tutto pi complicato, spingendo gli investitori ad accumulare opere senza alcun gusto o spirito critico. La speculazione rischia inoltre di alimentare un afflusso sul mercato di opere di scarso valore artistico con quotazioni sproporzionate. Insomma, se guardo al futuro non posso che essere pessimista.





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