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Opere senza programmazione, intervista a Massimo Gallione*
ANTONIO RANALLI
Italia Oggi 30/01/2008

In paesi come Francia, Spagna e Inghilterra se un`opera da realizzare deve durare in media sei anni, due sono dedicati alla programmazione, due alla progettazione e due anni alla realizzazione.
Al contrario in Italia ci vorrebbero almeno cinque anni e mezzo per la realizzazione, sei mesi per la progettazione e nessun mese per la programmazione. E partito da questa constatazione Massimo
Gallione, vicepresidente vicario con delega ai concorsi e lavori pubblici del Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, nel presentare il Manuale di buona pratica. La programmazione dei lavori pubblici. Il concorso
di progettazione, che verr presentato al congresso nazionale
del Cnappc in programma a Palermo dal 7 al 9 febbraio.
Lo studio nato ha analizzato il Codice degli appalti, i due decreti correttivi e il regolamento.
Domanda. Quali sono i motivi che hanno portato alla
realizzazione del manuale?
Risposta. Occupandomi nel Consiglio nazionale di aspetti
relativi ai lavori pubblici si fa presto ad accorgersi che
in Italia le disfunzioni non sono poche. Quando si confronta
il meccanismo italiano con la macchina produttiva e amministrativa di altri paesi dell`Unione europea, si vede
che le differenze sono tante, anzi troppe. Abbiamo potuto
verificare le metodiche di lavoro di paesi come Francia,
Germania e Inghilterra, dove la macchina amministrativa
funziona bene e si hanno riduzioni di tempi e costi per la
realizzazione di opere pubbliche In Italia invece i tempi di
produzione sembrano infiniti e altrettanto lo sono i costi,
con relativa insoddisfazione da parte degli utenti.
D. Analizzando il manuale, viene fuori che necessario un giusto mix di tempi tra programmazione, progettazione e realizzazione. Quali i vantaggi principali?
R. Se la programmazione viene ben fatta, il costo complessivo
dell`opera pubblica inferiore a quello che di solito
abbiamo in Italia. La programmazione serve proprio a
capire quali sono le problematiche del sito, le procedure
che bisogna mettere in atto e le tempistiche e i costi che meglio si adattano all`opera pubblica.
D. In Europa molto praticato il concorso di proeettazione,
che voi sostenete. Perch lo stesso non avviene in Italia? R. La legge europea individua proprio nel concorso di progettazione la
massima espressione di concorrenza.
E praticato in tutta Europa, molto in Francia, e comunque sempre in percentuali superiori all`Italia. In Francia la programmazione
dura in media due anni. In Italia sempre esistita ed prevista dall`articolo 128 del Codice, ma non viene quasi mai applicata. Da noi sta invece esplodendo la procedura sul prezzo pi basso, che ha come unico criterio di valutazione il prezzo. Questo non
plausibile in quanto antitetico e produce un prodotto che corrisponde ai peggiori standard qualitativi.
D. Che tipo di lavoro avete svolto per arrivare ai contenuti
del manuale?
R. L`importante in Italia capire come dai principi legislativi
dell`articolo 128 si potesse passare ad una pratica amministrativa da dare alle amministrazioni pubbliche.
Abbiamo studiato criteri e manualistiche degli altri paesi in questo settore e abbiamo trasferito le esperienze positive di questi paesi alla luce delle norme italiane. Abbiamo chiarito il percorso che pu essere considerato dal punto di vista pratico prima degli studi di fattibilit, dei contenuti e delle modalit, e per una miglior comprensione del documento preliminare alla progettazione. Non solo un libro di principi, ma intende dare indicazioni pratiche e di lavoro, in grado di suggerire
i percorsi da scegliere. La seconda parte del libro dedicata
ai concorsi di progettazione, perch in Italia anche in questo settore c` una metodica non delle migliori.
I bandi non vengono redatti al meglio e, mancando la programmazione all`origine, i risultati sono spesso deludenti.
D. Qual la vostra opinione sul Codice degli appalti?
R. Il Codice ha molti punti poco perfetti. Un problema
dato dal fatto che in Italia ingloba non solo tutti i principi
delle legge europea ma ampliato a tutte le problematiche
dei lavori pubblici, come per esempio i sistemi di realizzazione dei lavoro o i collaudi.
stato fatto un lavoro grande, ma senza un confronto con le parti tecniche che ha dato luogo ad una serie di imperfezioni e incomprensioni. Nell`ambito della direttiva europea, che dava
dei principi condivisibili da parte nostra, occorreva andare
verso una certificazione delle procedure, cosa che invece non avvenuta. Sulla qualit del prodotto il Codice non individua strade prioritarie in modo sufficiente e che volta per volta si adattano alle esigenze di un ente pubblico. Le pone tutte sulle
stesso piano e, altro aspetto, non tiene sufficientemente
conto della qualit complessiva della progettazione dei tempi e dei relativi costi. Dunque non solo non si risolvono i problemi, ma a volte purtroppo vengono complicati.
In Italia c` poca attenzione alla progettazione e troppa
attenzione agli interessi dei realizzatori. Aspetto che
non pone in un sostanziale equilibrio tutte le parti che
devono operare nell`ambito dei lavori pubblici.

* vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti



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