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SICILIA - Lintrigo dei gas nella Valle dei Templi
Massimo Giannetti
Il manifesto, 15 GENNAIO 2008

II commissario Montalbano dovrebbe fare il diavolo a quattro per tentare di fermare il delitto che si sta consumando proprio nella sua Vigta, alias Porto Empedocle.

Ma Montalbano, o meglio il suo inventore Andrea Camilleri, sebbene pi volte sollecitato, non risponde, non parla, segno che non vuole immischiarsi in questa brutta faccenda del rigassificatore che l'Enel Nuove energie, per una pura e semplice convenienza economica, vorrebbe costruire a due passi dalla Valle dei Templi.

Ma un silenzio davvero sprecato, quello di Camilleri, perch in questa vicenda, sulla quale la magistratura agrigentina ha aperto un'indagine, ci sono sufficienti indizi per ritenere che dietro ad essa si nasconda un torbido intrigo di palazzo, un intrigo in cui proprio il suo celebre investigatore Montalbano, se solo potesse, farebbe carte false pur di ficcarci seriamente il naso.

I personaggi coinvolti sono tanti, ma quelli di un certo peso, quelli cio che con il loro decisivo parere favorevole hanno dato il via libera al rigassificatore dell'Enel, ricoprono tutti importanti incarichi istituzionali grazie ai buoni uffici che hanno presso il presidente della regione Sicilia, Tot Cuffaro, padre putativo e grande sponsor del mostro in questione.

Un mostro da 320 mila metri cubi di cemento e acciaio, che qualora andasse davvero in porto, stando alle stime della stessa multinazionale italiana dell'energia, dovrebbe sfornare la bellezza di otto miliardi di metri cubi di gas all'anno: gas che Enel, attraverso gigantesche navi metaniere, importerebbe allo stato liquido dalla Nigeria, per poi destinarlo, una volta trasformato in prodotto gassoso, al mercato energetico del Nord Italia (forse anche a quello estero) usufruendo del vicino gasdotto della Snam distante appena sei km da Porto Empedocle.

II business colossale, calcolato in almeno tre miliardi di euro l'anno, e l'Enel non intende assolutamente rinunciarvi, neanche se in ballo, come in questo caso, ci sono le sorti di una delle aree archeologiche ritenute dall'Unesco tra le pi belle al mondo; neanche se a rimetterci le penne, oltre alla naturale vocazione turistica della zona, legata appunto alla Valle dei Templi (700 mila turisti l'anno), saranno anche le attivit lavorative pi strettamente legate all'economia marina.

Decine di chilometri di mare agrigentino verrebbero infarti interdetti a chiunque nei centocinquanta giorni (almeno tre volte a settimana) in cui l'Enel prevede di far arrivare le suddette metaniere a Porto Empedocle. E questo perch, essendo le stesse gasiere delle potenziali bombe atomiche, un minimo incidente o una collisione con un'altra imbarcazione rischierebbero di provocare un disastro di dimensioni incalcolabili.

L'impianto di rigassiricazione tra l'altro previsto ad appena ottocento metri di distanza dal centro abitato, pi precisamente in una ex area industriale vicina al porto, proprio a ridosso del parco letterario Luigi Pirandello, in Contrada Caos, un promontorio di rara bellezza paesaggistica e in quanto tale sottoposto a vincolo da una legge speciale della stessa regione Sicilia.

In un contesto insomma decisamente inopportuno, sotto tanti punti di vista, per un impianto a rischio di incidente rilevante come quello che si vuole costruire. Ma gli affari sono affari e per la legge dell'Enel non ci sono altri argomenti che tengano.

Il discorso per cambia radicalmente se ad assecondare gli interessi economici della multinazionale sono quelle stesse istituzioni che per loro natura dovrebbero al contrario gridare allo scandalo per lo scempio che si annuncia. E invece no, non cos: infatti sia la soprintendenza ai beni culturali e archeologici di Agrigento, sia la sezione italiana della stessa Unesco, sotto la cui protezione internazionale ricade la Valle dei Templi, si sono schierate con il nemico.

Sullo stesso fronte sdraiato anche il comune di Porto Empedocle, il cui sindaco Calogero Firetto sostiene la causa facendosi portavoce di una stravagante teoria - tutta cuffariana - secondo la quale il rigassificatore non solo porter sviluppo e occupazione nel nostro comune, ma rappresenta un'opportunit proprio per rilanciare il turismo nella Valle dei Templi.

Un miracolo che secondo il Cuffaro-pensiero dovrebbe avvenire in questo modo: Dato che per consentire l'attracco delle metaniere l'Enel dovr necessariamente adeguare le strutture del porto, questo consentirebbe anche alle navi da crociera di approdare finalmente a Porto Empedocle.

Se non una presa in giro, poco ci manca.

Ma dal sindaco Firetto, al quale in realt premono soprattutto le compensazioni (soldi e infrastrutture viarie) che l'Enel dovr dare al comune in cambio delle licenze edilizie, torneremo tra poco, anche perch il suo un caso davvero interessante.

Intanto vediamo cosa scrive la Soprintendente di Agrigento Gabriella Costantino nel suo benestare all'impianto: Questa soprintendenza, nell'esprimere il parere di competenza nella trattazione del procedimento istruttorio si soffermata esclusivamente alle superiori argomentazioni di carattere meramente paesaggistico, ritenendo riconducibili alle proprie competenze solo le valutazioni di carattere estetico percettivo.
Tradotto, la soprintendente dice di aver valutato l'impatto ambientale del rigassificatore (due mega serbatoi alti 47 metri e larghi 72, parte dei quali sotto il livello del mare) mettendo a confronto il suo aspetto estetico con le strutture degradate dell'area industriale dismessa in cui dovrebbe appunto sorgere l'impianto. Lo ha insomma decontestualizzato da tutto il ben di dio che c' intorno, non ritenendolo di competenza sui pericoli che esso rappresenta. Per dirla in maniera ancora pi chiara, ha chiuso non uno ma tutti e due gli occhi, al punto da lasciare allibiti sia la presidente dello stesso parco archeologico di Agrigento, Rosalia Camerata Scorazzo, sia i suoi due predecessori alla soprintendenza, gli archeologi Graziella Fiorentini ed Ernesto De Miro, firmatari di un appello - sottoscritto da decine di altre per sonalit del mondo della cultura - in cui chiamano in causa direttamente le pi alte cariche dello stato e il capo del governo Prodi per scongiurare la sciagurata ipotesi del rigassificatore a un km dalla Valle dei Templi e adiacente alla casa natale di Pirandello.

Altri appelli, firmati da Legambiente, Italia nostra, associazione Free, nonch dal presidente del Consiglio nazionale dei beni culturali Salvatore Setts, invitano la stessa soprintendente a revocare, finch c' ancora tempo, il nulla osta concesso all'impianto.

Ma ci si chiede: Com' possibile una tale superficialit?

La spiegazione potrebbe forse essere la seguente: la dottoressa Costantno una apprezzata storica dell'arte e in questa veste ha firmato anche varie pubblicazioni, ma nel curriculum che quattro anni fa l'ha portata al vertice della soprintendenza manca un particolare importantissimo: non c' scritto infatti che a tale ruolo sarebbe stata fortemente sponsorizzata proprio da Cuffaro, con il quale, oltre ad essere legata politicamente, ha anche - legittimi per carit - stretti rapporti di amicizia, anzi di adorazione come lei stessa rivendica, e relative frequentazioni familiari.

Tutto ci ha a che fare con il suo s al rigassifcatore? La Costantino lo nega con tutto il fiato che ha in gola, dice che quel parere stato scritto dai suoi uffici tecnici e minaccia querele nei confronti di chi insinua una sciocchezza del genere. Ma ad Agrigento sono in molti a rilevare questa strana coincidenza.

Cos come appare assai strano il comportamento di Giovanni Puglisi, capo della commissione italiana dell'Unesco, il quale prima ha bocciato il rigassificatore, poi ha mandato all'inferno il Tempio della Concordia.
Questa la lettera da lui indirizzata allo stesso Cuffaro il 4 aprile scorso: Mi onoro e mi sento in dovere di porre alla Tua attenzione l'effetto deturpante che potrebbe avere l'impianto di rigassificazione sull'area archeologica di Agrigento, mettendo a rischio la permanenza del sito nella lista del patrimonio dell'umanit Unesco e conseguentemente arrecando grave pregiudizio all'attivit turistica dell'area.

Una presa di posizione quasi ultimativa, che per Puglisi si rimangia il 12 dicembre in un'intervista a La Sicilia: Io da siciliano e da amante della Valle dei Templi forse avrei preferito che il rigassificatore si costruisse altrove. Ma poi mi vengono a spiegare che si tratta di un'operazione che ha una forte valenza economica per la Sicilia e mi spiegano anche che non c' un impatto negativo per l'ambiente,
a questo punto occorre buon senso. Le innovazioni dobbiamo pure farle.

Una conversione a 360 gradi. Ma cos' accaduto nei quattro mesi che hanno diviso il Puglisi anti al Puglisi filo rigassificatore? Proviamo a spiegarlo cos: il professor Puglisi non soltanto il capo dell'Unesco Italia, ricopre infatti una miriade di altri incarichi accademici (tra l'altro rettore della libera universit di lingue e comunicazione Iulm di Milano), ma anche e soprattutto un banchiere e in questa veste presidente della Fondazione Banco di Sicilia, titolare tra l'altro di un pacchetto azionario, pari allo 0,6%, in Unicredit, dove insieme alla stessa regione Sicilia, titolare di un altro 0,62% dello stesso Bds, esprime un consigliere di amministrazione.
E' dunque un uomo d'affari, un imprenditore, e politicamente parlando ( stato anche assessore alla cultura a Palermo nella prima giunta Cammarata) fa parte della stessa cordata di Cuffaro, di cui grande estimatore di vecchia data. Tutto questo ha a che fare con il suo voltafaccia? Il sospetto che sia stato proprio Cuffaro a traghettarlo sulla sponda opposta non costituisce ovviamente reato, ma visto il conflitto di interessi di cui palesemente detentore Puglisi, forse non hanno tutti i torti le associazioni che fanno parte del Comitato provinciale contro il rigassificatore a chiedere le sue dimissioni almeno dall'Unesco.

A proposito di conflitti di interesse, un altro amico di Cuffaro che ne impersona uno grande quanto una casa proprio il sindaco di Porto Empedocle, altro perno decisivo per le sort del gioiello dell'Enel. Senza le relative concessioni edilizie del comune, i cantieri del rigassificatore non potrebbero infatti mai partire.

Ma uno scoglio che non esiste. Per due motivi: primo perch Firetto, esponente dello stesso partito di Cuffaro (Udc), se siede sulla poltrona pi alta del municipio proprio per volont del governatore siciliano (l'agrigentino la sua roccaforte elettorale) e quindi non farebbe mai un torto al grande capo; secondo perch Firetto anche un dipendente in aspettativa della stessa Enel ( capo del personale nella sede di Agrigento) e per questo motivo non si metterebbe mai di traverso al suo potentissimo datore di lavoro. E infatti Firetto non fa una piega, sostiene a spada tratta la causa del rigassificatore con le motivazioni sopracitate.

I suoi concittadini non lo vogliono, o quantomeno vorrebbero saperne di pi dei rischi che corrono dovendolo avere eventualmente dentro casa.

A tale proposito la direttiva Seveso dell'Ue (recepita anche dall'Italia) parla chiaro per gli impianti industriali ad alto rischio come questo: Le popolazioni interessate devono essere informate e coinvolte nelle decisioni.

Ma a Porto Empedocle l'opinione dei 17 mila abitanti fa paura, tant' che il comune ha respinto la richiesta di consultazione popolare (cosa che invece ha recentemente accolto il vicino comune di Agrigento) presentata dal Comitato provinciale per il referendum contro il rigassificatore. E' una violazione bella e buona della stessa legge Seveso, ma soltanto l'ennesimo sgradevole episodio tra i tanti che hanno caratterizzano questa storia sin dall'inizio, sin da quando, nel 2004, ha iniziato a muovere i primi passi sotto altre generalit.

Il progetto del rigassificatore, per la cui realizzazione previsto un investimento di oltre 500 milioni di euro, stato, infatti normalmente presentato da una societ a responsabilit limitata, la Nuova energie srl, di cui era titolare al 90% il gruppo siderurgico bresciano Stabiumi, e del restante 10% la Gi Gas di Siderurgia Investimenti.
L'Enel ha rilevato la quota Stabiumi soltanto nel giugno scorso, dopo cio che il progetto aveva ottenuto l'approvazione della regione.

Perch - si chiede il presidente del comitato referendario Joseph Morici, che per la sua opposizione al rigassificatore ha anche ricevuto due minacce di morte di probabile matrice mafiosa - l'Enel non ha presentato direttamente il progetto, visto che gi all'epoca si parlava di una sua acquisizione di Nuove energie? Che bisogno aveva di mandare avanti una scatola vuota? E perch la regione ha rilasciato le autorizzazioni a un'azienda che non solo non aveva nessuna esperienza sui rigassificatori ma non aveva neanche i soldi per realizzarlo?.

E' un giallo che dovr chiarire la procura di Agrigento, alla quale il comitato anti-rigassificatore ha inviato un esposto in cui ricorda un caso simile accaduto due anni fa a Brindisi, dove fu proprio una societ srl a presentare il progetto del rigassificatore che la British Gas voleva costruire nel porto della citt pugliese. Secondo i magistrati brindisini, che smantellarono l'imbroglio facendo arrestare cinque persone tra imprenditori e amministratori locali, la srl era servita per far transitare tangenti allo scopo di ottenere le autorizzazioni comunali.

Sicuramente non il nostro caso - precisa a scanso di equivoci Morici - ma sarebbe opportuno verificare la trasparenza delle procedure autorizzative seguite anche per il rigassificatore di Porto Empedocle.



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