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Decisioni trasparenti e niente spoils system
FRANCESCO RUTELLI
Corriere della Sera 14/01/2008

Caro direttore, succede che un governo registri delle critiche quando applica lo spoils system; ovvero, all'inizio del proprio mandato, sostituisce dirigenti pubblici nominati dal governo precedente. Suonano strane, invece, le critiche sollevate quando avviene il contrario. Poich il Corriereha pubblicato alcuni articoli e notizie riguardanti le mie scelte al Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, bene che io le spieghi. Innanzitutto, dev'essere chiaro (diversamente da quanto pubblicato in una dichiarazione dello scorso 10 gennaio) che non c' stato alcunospoils system: io ho deciso di non sostituire i dirigenti del Ministero, come avrei potuto fare appena entrato in carica, un anno e mezzo fa. L'ho fatto per due motivi: rifiutare la logica perversa che spingerebbe a targare politicamente un funzionario dello Stato e responsabilizzare i nostri pi alti dirigenti di ruolo; ho verificato che chi arriva al vertice ha gi fatto esperienze complesse e pu guidare una direzione centrale oppure regionale con capacit e professionalit. Qualche scelta pu dispiacere, ma i criteri debbono essere trasparenti: nel nostro caso, la riduzione delle sedi dirigenziali (precisa direttiva del governo per razionalizzare e risparmiare; le abbiamo tagliate del 9%, da 35 a 32) e l'avvicendamento anzich la cristallizzazione dei dirigenti ( meglio se un dirigente di ruolo di prima fascia non rimane pi di sei anni nella stessa posizione). Mi sono state rivolte e il Corrierela ha pubblicate a tre riprese pubbliche domande sul perch abbia sostituito l'arch. Baldi alla Direzione dell'architettura e arte contemporanea. Ma se l'avessi confermato, quel dirigente avrebbe avuto il primato solitario di restare per dieci anni in quella stessa posizione, unico su 32 dirigenti del Ministero. Si trattato di una punizione? No, tanto vero che Baldi stato chiamato a svolgere ben 4 missioni di livello nazionale: dar vita al soggetto gestore del Museo MAXXI di Roma, collaborare con la Biennale per il progetto di trasformazione dell'Arsenale di Venezia, coordinare il complesso riassetto di Brera a Milano, attuare con l'Agenzia del Demanio le nuove norme della Finanziaria per grandi progetti di valorizzazione di beni di propriet dello Stato. Si tratta di un cambio di politica per l'arte e l'architettura contemporanee, o per la realizzazione del MAXXI? No, la linea del Ministro pienamente confermata, e forse conviene ricordare che proprio chi scrive ha recuperato il languente progetto, definanziato per 5 anni, del grande museo disegnato da Zaha Hadid. Si operato un ricambio inadeguato? No, l'arch. Carla di Francesco stimata e apprezzata, ha fatto bene in Lombardia e far bene a Roma, occupandosi anche di tutela del paesaggio. A conclusione del nostro processo di riorganizzazione del Ministero, pu essere utile ricordarne la logica. Noi abbiamo abolito i 4 dipartimenti centrali (fattore di confusione e duplicazione di competenze); ripristinato il segretario generale come coordinatore della macchina; ridotto le direzioni centrali a 9; semplificato i centri di spesa (che prima erano pi di 200!) affidando la funzione di stazione appaltante e la responsabilit di organizzare le risorse umane ai direttori regionali, che debbono anche cooperare con regioni e enti locali; restituito ai sovrintendenti la funzione primaria di presidio, tutela e valorizzazione del patrimonio (lo si vedr ancor meglio con l'imminente riforma del Codice dei Beni Culturali in materia di paesaggio). Abbiamo ricostituito e potenziato i compiti del Consiglio Superiore dei BBCC e del paesaggio. Per carit: non tutto perfetto. Facciamo i conti con un bilancio insufficiente anche se abbiamo molto razionalizzato l'utilizzo delle risorse e con un personale che scarseggia e invecchia anche se, per la prima volta dopo sette anni, si sta svolgendo un concorso per 40 nuovi dirigenti e sovrintendenti e potremo assumere, grazie alla Finanziaria, 100 nuovi funzionari e 400 assistenti museali, oltre a stabilizzare e riqualificare tutti i lavoratori precari dei nostri Musei. Le critiche non mancheranno mai, a chi opera. Ma almeno due non le condivido affatto: di non aver penalizzato, come ho letto sull'Unit, dirigenti in auge sotto il precedente governo (nell'era Urbani ); di aver scelto di avvicendare i dirigenti di ruolo che occupino la stessa posizione dopo sei anni. Anzi: non credo che avremmo un'Italia peggiore se questi criteri fossero seguiti pi diffusamente.



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