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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Sardegna. Sito, monumento, paesaggio
Giuseppina Manca di Mores
www.manifestosardo.org 1/1/2008

La Sardegna, con le sue particolarit ambientali e storiche, si inserisce a pieno titolo nel dibattito sul rapporto fra i cosiddetti beni culturali locali e quelli di valenza nazionale, legato anche alla valorizzazione delle culture locali come nodo essenziale di radicamento e riappropriazione di identit nei processi di globalizzazione,
Il passo da compiere, ancor prima della comunicazione, quello della conoscenza, derivante dalle attivit di censimento e catalogazione degli stessi beni. In questa sede ci limitiamo a ricordare che esiste un sistema di catalogazione dei beni culturali messo a punto dallIstituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD) del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali imperniato su due concetti fondamentali: 1. loggetto culturale sta al centro del sistema di catalogazione e la semplicit o complessit non interna alla sua natura, ma valutabile in base allo stato nel quale si presenta e alla quantit di informazioni disponibili 2. Esistono diversi livelli di approfondimento delle informazioni che corrispondono alle fasi di inventariazione, precatalazione e catalogazione. Il sistema, a prima vista complesso e pesante, si rivela nella pratica dotato di una profonda e sostanziale duttilit, e il recente sviluppo dei livelli inventariali contribuisce a renderlo pi snello. Ma gli spunti di riflessione non sono dettati tanto dal sistema, quanto dallimpostazione concettuale che esso, nella forma della singola scheda, recepisce.
In Sardegna, nel corso degli ultimi 20 anni, si sono susseguiti vari programmi di catalogazione, spesso accompagnati dal dibattito sulla necessit di un Centro di Catalogazione Regionale che ancora oggi stenta a decollare. In tali occasioni sempre emersa la specificit del territorio della Sardegna, soprattutto riguardo ai beni immobili archeologici e architettonici censiti in aree extraurbane e al legame inscindibile fra monumento, sistema insediativo e contesto ambientale. Il concetto dellinscindibilit fra monumento e contesto e della reticolarit del patrimonio culturale italiano presente nella letteratura recente: fra tutti, Salvatore Settis (Italia S.p.A. Lassalto al patrimonio culturale, Einaudi, Torino 2002) dove si sottolinea (p. 10) come la caratteristica e la forza del modello Italia sia .tutta nella presenza diffusa, capillare, viva di un patrimonio solo in piccola parte conservato nei musei, e che incontriamo invece, anche senza volerlo e anche senza pensarci, nelle strade delle nostre citt, nei palazzi in cui hanno sede le abitazioni, scuole e uffici, nelle chiese aperte al culto E, aggiungeremmo noi, nel territorio extraurbano.
Tra i pionieristici esperimenti di catalogazione informatizzata avviati in Sardegna negli anni 80, vi fu lelaborazione di una scheda Sito caratterizzata da presenze e manufatti antropici, fossero essi archeologici (monumenti o reperti), architettonici o storico artistici (Progetto SITAG, Sistema Informativo Territoriale Archeologico Gallurese).
Il passaggio dalla definizione catalografica di sito tout court di fine anni 80 a quella attuale dellICCD di sito archeologico non sembra cogliere e raccogliere appieno la complessit e la reticolarit delle presenze culturali in genere e, per quanto ci riguarda, della Sardegna. La prima versione sperimentata negli anni dalla RAS in collaborazione con lIBC Istituto Beni Culturali Emilia Romagna, proponeva unicamente luso di una scheda Sito archeologico che nella sostanza identificava questultimo con il monumento archeologico, eliminando la possibilit di inserire nel contesto presenze monumentali diverse. La versione attuale della scheda Sito archeologico dellICCD, pur apportando notevoli migliorie nella possibilit di contenere in tale unit territoriale pi monumenti, mantiene questo limite, recuperando le relazioni con monumenti di tipologia differente solo nellambito dei riferimenti orizzontali fra schede di diversa tipologia. Manca la possibilit di rilevare elementi di contesto comuni ad unit monumentali di diversa tipologia o, per meglio dire, di rilevare un paesaggio culturale.
Ad esempio, per catalogare un sito pluristratificato come quello S. Sabina di Silanus (NU) dove, in unimmagine di vivo effetto sono presenti, nello spazio di poche decine di metri, un ben conservato nuraghe a tholos, la caratteristica chiesa a impianto circolare e le relative cumbessias, saremmo costretti ad operazioni farraginose: evidente che la perdita dellunit base - sito che sempre, per sua natura (e in Sardegna questo si pu apprezzare appieno senza mediazioni), reticolare e pluristratificata con livelli cronologici e tipologie monumentali differenti e non tutte riconducibili al solo ambito archeologico, crea una frammentariet forzata nella lettura del territorio con una serie di conseguenze a catena nei diversi livelli di tutela cos come nello studio e nellinterpretazione scientifica. Una perdita secca di unitariet.
Un riscontro di quanto appena esposto si pu trovare nella recente Legge Regionale del 20/9/2006, n. 14 - Norme in materia di beni culturali, istituti e luoghi della cultura: dopo la definizione di parco archeologico come ambito territoriale caratterizzato dalla presenza di importanti testimonianze archeologiche, insieme a valori storici, paesaggistici o ambientali, organizzato e gestito per assicurarne la fruizione e la valorizzazione a fini scientifici e culturali (art. 10), si prosegue dichiarando che sono equiparati ai parchi archeologici i complessi monumentali e, in particolare, santuari, chiese campestri, luoghi di culto, torri e sistemi di difesa costiera, edificati anche in epoche diverse e che, con il tempo, hanno acquisito per la Sardegna, come insieme, una autonoma rilevanza artistica, storica ed etnoantropologica. E evidente limportanza a buon diritto assegnata dalla legge non solo al monumento in s, ma anche al suo contesto ambientale. Si evidenziano per alcune tensioni logiche: ad esempio, lequiparazione a parco archeologico di monumenti e contesti di altra natura pu apparire forzata. Il parco archeologico, in ogni caso, anche se orientato verso una dimensione aperta, non pu corrispondere allunit sito, ovvero si definisce attraverso la prevalenza di monumenti archeologici forti. Una conseguenza di ci potrebbe essere lo scollamento fra la definizione di parchi archeologici come unit territoriali e il sistema di catalogazione regionale attraverso unit territoriali di tipo diverso.
In conclusione, siamo in presenza di un momento cruciale nel quale vengono informati i criteri di base di una attivit di catalogazione regionale su standard nazionali, e dove le differenze di approccio non appaiono ininfluenti e senza conseguenze. La perdita di una visione unitaria del sito - e dunque del paesaggio culturale - non solo rischia di inficiare la possibilit di leggere il paesaggio culturale sardo nella sua piena configurazione attuale passando per le modalit di formazione dello stesso, ma anche di dirigersi verso una frammentazione tipologica e quindi concettuale; una conseguenza pu essere, ad esempio, una maggiore difficolt nel recepire, sul piano della conoscenza e su quello della tutela, la normativa europea sui paesaggi culturali, che troverebbe invece in Sardegna, a nostro avviso, una piena consonanza, con interessanti riflessioni in relazione agli strumenti del Piano Paesaggistico Regionale e alla Conservatoria delle coste di recente costituzione.

http://www.manifestosardo.org/?p=314#more-314


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