ARTE TRAFUGATA Lisippo, si complica la via giudiziaria 04 dicembre 2007, il Quotidiano.net
Il gip rigetta la richiesta di confisca Ma il pm ricorrerà in Cassazione La statua bronzea, 'pescata' al largo di Fano nel 1964, è al centro di un contenzioso con il Getty Museum di Malibù. Il pm aveva aperto un fascicolo di indagine per i reati di contrabbando ed esportazione clandestina sulla base di un esposto presentato dall'associazione 'Le Cento Città', che ha annunciato di non aver intenzione di mollare. Il ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli: "Non abbiamo elementi per giudicare, aspettiamo di saperne di più"
Pesaro, 19 novembre 2007 - Il gip di Pesaro, Daniele Barberini, ha respinto oggi la richiesta di confisca della statua dell'atleta di Lisippo, chiesta la scorsa estate dal pm Silvia Cecchi. Secondo la procura il bronzo, 'pescata' al largo di Fano nel 1964 e ora detenuto dal Museo Getty, è stato esportato illegalmente. Tanto che il pm aveva aperto un fascicolo di indagine per i reati di contrabbando ed esportazione clandestina del bene sulla base di un esposto presentato dall'associazione culturale 'Le Cento Città'.
La confisca, una misura diversa dal sequestro cautelativo che è improponibile nel caso di reati caduti in prescrizione, era stata sollecitata dal pm come sanzione accessoria, contestualmente all'archiviazione per prescrizione dei reati contestati a cinque indagati, quasi tutti nel frattempo deceduti.
Il rigetto della richiesta di confisca si deve, in primo luogo alla mancanza della prova che, quando la statua finì nelle reti del peschereccio del capitano Romeo Pirani, fu davvero ripescata in acque territoriali italiane. Inoltre, così si è espresso il gip, il museo statunitense comprò all'asta il bronzo dopo che la Corte d'Appello di Roma aveva già assolto gli antiquari umbri finiti sotto processo per la ricettazione della statua.
Se lo riterranno opportuno ora, sia il pm sia le 'Cento Città', potranno ricorrere in Cassazione contro la sentenza. Di certo però una soluzione per via giudiziaria del contenzioso con il Museo Getty sembra allontanarsi nel tempo.
UNA STORIA LUNGA 43 ANNI
Ripescato al largo di Fano nell'ormai lontano 1964 il Lisippo è al centro del più celebre contenzioso d'arte fra Stati, l'Italia e gli Usa, in epoca contemporanea. Fu il peschereccio 'Ferruccio Ferri' del capitano Romeo Pirani a portare in superficie la statua 43 anni fa. Da quel momento il bronzo è più volte scomparso e riapparso sul mercato illegale delle opere d'arte, fino ad approdare, al prezzo di 3 milioni e 900 mila dollari, fra i beni del Museo Getty di Malibu, che lo espose per la prima volta nel 1974.
Fu lo stesso pescatore Romeo Pirani a raccontare quanto avvenuto all'alba di quel venerdì: "Avevo gettato le reti 40 miglia al largo di Fano. Tirai su, e mi trovai di fronte una statua di bronzo senza piedi, tutta incrostata. Sembrava un palombaro''. Pirani è morto nel 2004 senza mai rivelare il luogo esatto del ritrovamento, ma ha lasciato un quaderno di appunti con la mappa della sua caccia al tesoro. Con i compagni, sotterrò il bronzo in un campo di cavoli a Carrara di Fano. ''Volevamo venderlo, e abbiamo fatto circolare una sua fotografia. A gennaio del '64 si è presentato un signore di cui non so il nome, che l'ha comprato per tre milioni e mezzo. Ce li siamo spartiti fra noi''.
Poi la storia processuale. Il 18 maggio 1966 il Tribunale di Perugia assolse per insufficienza di prove tre commercianti di Gubbio, Pietro, Fabio e Giacomo Barbetti, e un sacerdote, don Giovanni Nagni, imputati a vario titolo per la ricettazione del bronzo e favoreggiamento. Il 27 gennaio dell'anno dopo la corte d'Appello li condannò, ma la sentenza fu annullata dalla Cassazione nel maggio 1968. Nuovo processo e assoluzione in appello, a Roma, il 18 novembre del 1970. Impossibile, argomentarono i giudici, accertare l'interesse artistico, storico e archeologico del 'Lisippo', nel frattempo scomparso, e se fosse stato ritrovato in acque territoriali o internazionali.
In base alla ricostruzione fatta dal maggior esperto fanese, il prof. Alberto Berardi, la statua lasciò Gubbio con una spedizione di forniture mediche inviate in Brasile a un missionario parente dei Barbetti. Herzer sostenne di aver acquistato il bronzo da una collezione sudamericana, per conto del consorzio internazionale d'arte Artemis, affidandola per il restauro al Doerner Institut di Monaco, nel 1971. L'allora direttore del Metropolitan Museum, Thomas Hoving, esaminò il bronzo nel 1972 a Monaco, ma rinunciò all'acquisto: i dubbi sulla provenienza erano troppi. Anche Paul Getty, il mecenate fondatore del museo californiano, sposò questa linea di condotta. Ma dopo la sua morte l'operazione andò in porto.
Ma un nuovo colpo di scena arriva nel 1989 quando Dario Felici, che aveva dissotterrato la statua dal campo di cavoli di Carrara, fece avere alla procura di Pesaro un frammento di concrezione marina, staccatosi dal bronzo per un colpo di vanga. Un altro frammento sarebbe stato in possesso di uno dei Barbetti. Nel momento in cui il 'Lisippo' ricomparve a Malibu, però, la magistratura non potè fare nulla in quanto i reati ipotizzabili erano prescritti.
Il resto è storia dei giorni nostri, con il ministro dei Beni culturali Rocco Buttiglione, e con il suo successore Francesco Rutelli - che ingaggiano un braccio di ferro con il Museo Getty - che la battaglia per il 'Lisippo' diventa centrale. Battaglia che prosegue anche per vie legali. Il 4 aprile 2007, l'avvocato Tullio Tonnini, presidente dell'associazione 'Le cento città', presenta un esposto al pm di Pesaro Silvia Cecchi per violazione delle norme doganali e contrabbando. In estate, il magistrato chiede al gip la confisca della statua, ma, come detto, il gip ha rigettato la richiesta.
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