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in difesa dei beni culturali e ambientali

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Il parere del FAI
Valerio Ricciardi
Archeologia Viva n. 95 settembre-ottobre 2002, pp. 80-85

Pubblichiamo di seguito lintervista rilasciata ad Archeologia Viva a Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente del Fondo per lambiente italiano. Il FAI, fondato nel 1965, oggi gestisce gi trentadue importanti siti architettonici, artistici e ambientali: ventinove per donazione di privati, e quattro ceduti in comodato (uno dallo Stato).


Occorreva un minimo di normativa.
Il Decreto 63/2002, noto come salva deficit dal 15 giugno una legge dello Stato italiano. Lemendamento concordato dalle tredici associazioni e respinto anche in sede di discussione del cosiddetto Collegato alle Infrastrutture costituir ancora una base di riferimento per una vostra futura azione comune?
Quellemendamento rappresentava gi, in ogni caso, una soluzione di compromesso, un adattamento verso le posizioni del Governo per cercare di salvare il salvabile. Ma a nulla valso. C ancora una flebile speranza legata ai due disegni di legge di modifica presentati in Parlamento, mentre lordine del giorno che stato approvato vale solo come dichiarazione di intenti. Spero che lattenzione dimostrata in due occasioni dal Capo dello Stato varr quantomeno per inibire le operazioni pi discutibili, rese possibili con la nuova legge. Certo, per una tutela realmente efficace ci voleva un minimo di normativa che prevedesse delle categorie di beni non cedibili, ma incomprensibilmente sono stati irremovibili, non si voluto introdurla per nessuna ragione.


La fruizione del patrimonio ha un costo.
Se nulla di rassicurante dovesse emergere dai futuri provvedimenti a breve termine, il FAI intraprender azioni pi incisive? -
Il FAI non ha reali poteri di contrasto verso le scelte del Governo; pu solo cercare di costituire un valido esempio di corretta gestione dei beni pubblici che gli vengono affidati. Sempre rimarcando, per, che la gestione di un bene naturalistico o artistico non pu, neppure con una gestione assai mercantile, produrre un attivo di cassa. Anche il Metropolitan Museum in passivo, pur con i servizi aggiuntivi e un capillare marketing connesso. Un ritorno, difficilmente quantificabile, c invece a livello di indotto, come incentivazione del flusso turistico della zona, e delle opportunit di lavoro connesse alla manutenzione, alla riqualificazione e al restauro del bene. Noi abbiamo ad esempio in gestione la Valle di Kolimbetra, sotto la valle dei Templi di Agrigento: stiamo cercando di far realizzare la fognatura, e deviare il traffico di una strada che assurdamente attraversa la valle. A San Fruttoso, vicino al monte di Portofino, combattemmo contro il progetto che voleva ridurre lestensione del Parco di tre quarti, e abbiamo contribuito a salvarne corca la met. Cerchiamo di migliorare lesistente, per quanto nelle nostre forze. Ma ripeto, una fruizione rispettosa del patrimonio artistico e ambientale non produce comunque un guadagno, ma un costo per la collettivit, che va culturalmente accettato come i costi della sanit, dellistruzione e della previdenza sociale.




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